In Rai non tornano i conti. Secondo alcune voci che circolano a Viale Mazzini il bilancio a fine anno farà registrare tra i 50 e i 70 milioni di euro di perdite. Una cifra che euro più euro meno corrisponde ai mancati introiti del contratto con Sky rescisso a fine luglio. Per il 2010, anno di manifestazioni sportive molto costose come i Mondiali di calcio, si prevedere addirittura un rosso di 150 milioni di euro. Problemi principali per mamma Rai sono la pubblicità che è ferma e l’assenza di una strategia sui nuovi media.
Per questi numeri allarmanti il direttore generale della televisione di Stato, Mauro Masi, è finito sotto accusa. Pronta la replica del diretto interessato: “Io mi sento forte. Non ho commesso errori” ha spiegato Masi, che parla di un rapporto positivo con il presidente Paolo Garimberti e con il Cda, e che ha “assicurato una serena maggioranza a tutte le delibere che ho presentato”.
“Mai stati schierati, il Tg1 è di tutti”. Con queste dure parole il comitato di redazione del Tg1 ha preso le distanze dal suo direttore Augusto Minzolini che, sabato sera subito dopo la manifestazione di piazza del Popolo in difesa della libertà di stampa, durante l’edizione delle 20 del Tg, aveva definito, “assurda” la protesta organizzata dal sindacato dei giornalisti.
Nel suo editoriale, Minzolini aveva definito l’informazione “teatro di uno scontro di potere” e bollato la manifestazione come simbolo della “volontà di insediare un regime mediatico”. Il giorno dopo le parole di Minzolini arriva la reazione del Cdr del Tg1 composto da Alessandro Gaeta, Claudio Pistola e Alessandra Mancuso. L’organizzazione sindacale ha chiesto ai vertici aziendali di essere convocato con urgenza “per esprimere le proprie preoccupazioni”.
Scritto Giovedì 17 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Mentre dal mondo politico si sente sempre più spesso parlare di lenta “uscita dalla crisi economica” giornali e televisioni continuano a chiudere e a tagliare. L’ultima azienda editoriale a pagare dazio alla crisi, è il gruppo bolognese Spallanzani che controlla il quotidiano locale “L´Informazione-Il Domani” e il canale televisivo “Retesette-E’ Tv” emittente che trasmette a Bologna, Modena e Reggio Emilia. In totale il piano dell’azienda prevede 37 redattori in esubero sul totale di 67 che compongono le redazioni sia televisive che del quotidiano.
Un taglio del cinquanta per cento della forza lavoro, considerato necessario dai vertici aziendali per far fronte alla crisi di bilancio che ha colpito il gruppo: 3 milioni e 600 mila euro di perdite nel 2008 dichiarate per Retesette e un milione e 200 mila per L´Informazione. Per protestare contro i tagli sia il comitato redazione della televisione che quello del quotidiano hanno proclamato sette giorni di sciopero.
Il Corriere della Sera rischia lo “stato di crisi”. La crisi che sta colpendo l’editoria italiana ha raggiunto anche il primo giornale italiano per diffusione. Sulla divisione Quotidiani di Rcs Mediagroup, infatti, aleggia la possibilità che l’azienda ricorra a questa procedura per avviare i prepensionamenti.
Si sarebbe parlato proprio di questo argomento negli incontri fiume, terminati solo a notte fonda, tenutisi negli ultimi due giorni tra i top manager del gruppo editoriale e le rappresentanze sindacali.
Ancora molto distanti le posizioni tra le parti. La dirigenza sarebbe pronta a ridurre da 88 a 70 il numero dei prepensionamenti al Corriere della Sera, mentre il comitato di redazione del quotidiano chiede che le uscite siano limitate a 50.
Primo trimestre dell’anno in frenata per Rcs Mediagroup, che per affrontare la crisi avvia un piano per risparmiare oltre 200 milioni di euro. La manovra interesserà tutte le aree, anche quella editoriale e redazionale. Qui è previsto un taglio dei costi tra il 20 e il 25%, come indica il Cdr del Corriere della Sera che è stato informato al riguardo dai vertici aziendali.
Colpita dalla crisi che interessa tutta l’editoria (anche Mondadori ha registrato oggi una trimestrale in perdita), la casa editrice del Corriere delle Sera segnala di aver chiuso i primi tre mesi del 2009 con una perdita netta di 40,7 milioni di euro, più che raddoppiata rispetto al rosso di 18,6 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso.
“La redazione di Agr, l’associazione giornalistica radio televisiva, è preoccupata per il clima di incertezza in cui versa l’Agenzia”. Per questo, spiega una nota, l’assemblea ha proclamato cinque giorni di sciopero, i primi due domani e dopodomani.
“Un clima che non è causato dalla crisi economica che il mondo dell’editoria attraversa, ma che questa contribuisce a rendere più grave. La sopravvivenza dell’agenzia di stampa, infatti, è messa a rischio dalle scelte errate o non fatte dai vertici aziendali”.
Inoltre si sottolinea che “da oltre tre mesi la redazione attende un piano serio e credibile circa l’organizzazione e la responsabilità editoriale dei coordinatori. Piano che è stato più volte sollecitato alla direzione”.
“l’assemblea – continua il comunicato – chiede che entro due settimane direttore e amministratore delegato chiariscano come intendono affrontare un’emergenza che rischia di rivelarsi fatale per l’Agenzia. I primi due giorni di sciopero saranno nelle giornate di giovedì 9 aprile e venerdì 10 aprile (dalle 6 di giovedì alla stessa ora di sabato 11 aprile)”.