Tg Mediaset, i Cdr creano comitato anti-sindacato

mediasetLo avevano detto e lo hanno fatto. I giornalisti di Mediaset hanno creato un comitato anti-sindacato per difendere i propri interessi nella vicenda relativa alla creazione dell’agenzia giornalistica trasversale che fornirà servizi a tutti i telegiornali del gruppo.

La decisione di portare avanti da soli le trattative con l’azienda di Cologno Monzese era stata annunciata subito dopo che dalla Federazione nazionale della stampa era arrivato l’impegno a sostenere i comitati di redazione del Biscione nella vicenda.

Un aiuto immediatamente rimandato al mittente, considerato colpevole in prima persona della situazione creatasi. Secondo il comitato di Mediaset la creazione di agenzie di notizie trasversali, con relativo trasferimento di giornalisti, è un’opportunità contenuta nel nuovo contratto di lavoro che la stessa Fnsi ha firmato insieme alla Fieg.

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Aeranti-corallo: si blocca il rinnovo del contratto di radio e tv locali

AERANTI-CORALLOBattuta d’arresto nella trattativa tra Fnsi e Aeranti Corallo per il rinnovo del contratto dei giornalisti delle emittenti locali radiotelevisive. Il contratto denominato appunto Aeranti corallo, dal nome dell’organizzazione imprenditoriale che rappresenta gran parte delle radio e televisioni locali, è scaduto da due anni e da tempo è in attesa di un accordo sul rinnovo.

Il rallentamento delle negoziazioni è stato denunciato dal sindacato dei giornalisti, l’Fnsi, che in un comunicato sottolinea come “la crisi economica che investe tutti i settori, compreso quello editoriale, non giustifica in alcun modo l’arretramento di Aeranti Corallo” e la decisione “di rimandare nella sostanza il rinnovo del contratto per i giornalisti scaduto da due anni”.

Il timore dell’Fnsi è quello di ripetere l’odissea vissuta per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, firmato pochi mesi fa dopo oltre quattro anni di trattative infruttuose. Per questo il sindacato ha convocato d’urgenza per oggi a Roma la commissione contrattuale. “L’esperienza positiva fatta nove anni fa con il primo contratto specifico per l’emittenza locale – si legge ancora nel comunicato – non può assolutamente restare permanentemente ancorata ad una condizione di emersione. Questa fase è finita ed è tempo di tirare le somme e capire la reale consistenza imprenditoriale delle aziende contraenti, che non possono sottrarsi alle loro responsabilità; salvo non rinuncino a volere essere considerate imprese ad ogni fine di legge, compresi i benefici pubblici.

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Crisi editoria, anche Tuttosport e La padania in difficoltà

Altri due quotidiani nazionali si aggiungono alla lista delle realtà editoriali messe in ginocchio dalla crisi. Gli ultimi a dover fare i conti con piani di ristrutturazione e casse integrazioni sono il giornale sportivo torinese “Tuttosport” e quello legato alla Lega Nord, “La padania”.

A Torino, il comitato di redazione del quotidiano ha giudicato “assolutamente irricevibile e anche offensivo” il piano di ristrutturazione proposto dall’editore che prevede 19 esuberi su un corpo redazionale di 53 elementi compresa la figura del Direttore. “La linea scelta dal Gruppo – è precisato in un comunicato pubblicato ieri sul quotidiano sportivo – metterebbe fortemente a repentaglio il posto di lavoro di tutti i redattori di Tuttosport e non solo dei 19 in esubero, in quanto sarebbe foriera di un depauperamento del prodotto che verrebbe stravolto nei contenuti. La linea stessa non è certamente motivata da un solo bilancio chiuso con un passivo di 540mila euro, riferito all’anno 2008, a fronte di otto bilanci, invece, in attivo che al nostro editore hanno fruttato quasi 18 milioni di euro”. La redazione del quotidiano, inoltre, ha affidato al Cdr un pacchetto di 10 giorni di sciopero e ha ritirato a tempo indeterminato le firme dal giornale.

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Rai nominati i vicedirettori di Raiuno e Tg1. I consiglieri del Pd se ne vanno

È ancora scontro in seno al Cda Rai che ieri ha nominato i vicedirettori di Rai Uno e del Tg1. Questi i nomi degli eletti: per il Tg1, i giornalisti Andrea Giubilo, Claudio Fico, Gennaro Sangiuliano, Susanna Petruni e Fabrizio Ferragni. Per Rai Uno, Vilfredo Agnese (Vicario), Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Come direttore del palinsensto è stato scelto Angelo Teodoli.

Le nomine sono avvenute in assenza dei due consiglieri di centro sinistra, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, che hanno disertato l’incontro in polemica con le scelte del Consiglio di Amministrazione. Anche il Presidente del Cda, Paolo Garimberti, si è astenuto sui nomi dei vice-direttori di Rai Uno e ha votato no alla nomina di Gianluigi Paragone, direttore pro-tempore di Libero, in quanto esterno.

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Crisi, i Cdr di Dnews e il Messaggero sul piede di guerra

Comitati di redazione sul piede di guerra al “Messaggero” e a “Dnews”. Il Cdr del quotidiano di Caltagirone e la società editrice del giornale si sono scontrati in un botta e risposta di comunicati al vetriolo dopo il primo dei quattro giorni di sciopero dei giornalisti, che ha impedito ai lettori di trovare il giornale in edicola sabato scorso. L’organo sindacale di Dnews, invece, ha rimandato al mittente il piano di ristrutturazione proposto dall’editore.

“Il Comitato di redazione del Messaggero si scusa con i lettori – hanno scritto in un comunicato i giornalisti del Crd del quotidiano romano – che ieri non hanno potuto trovare il giornale in edicola. Abbiamo deciso uno sciopero in risposta al grave comportamento della società editrice, che ha fatto finta di aprire una trattativa con i giornalisti, per poi ribadire, dopo quaranta giorni di incontri fra le parti, la stessa strage di posti di lavoro, 48, e cioè un quarto dell’intera redazione, indicata all’inizio degli incontri per il piano di crisi. Una crisi, lo ribadiamo ancora, che certo esiste nell’editoria come in tutto il paese, ma che al Messaggero, giornale strutturalmente sano, capace di produrre 277 milioni di utili dal 2000 ad oggi, è stata ingigantita. L’azienda sembra aver fretta di portare la procedura di crisi al ministero del Lavoro, come se fosse certa di poter ottenere tutto quello che vuole”.

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USA, il New York Times vende il Boston Globe

Non c’è pace per il Boston Globe. Dopo aver rischiato la chiusura poco più di un mese fa, ora lo storico quotidiano di Boston è stato messo in vendita al miglior offerente dal gruppo editoriale del New York Times, che controlla il giornale.

Gli editori del Times avrebbero già incaricato la Goldman Sachs per studiare un eventuale processo di vendita del quotidiano che ha 137 anni di storia. A partire dalla prossima settimana la società inizierà ad esaminare le prime offerte avanzate.

Il Boston Globe, uno dei più influenti quotidiani Usa, è stato recentemente teatro di forti scontri tra dirigenza e sindacati in merito alla necessità di effettuare delle riduzioni salariali, a detta dell’editore indispensabili per la sua sopravvivenza. Alla fine di una trattativa serrata si era riusciti a scongiurare lo stop delle rotative, ma i rapporti tesi tra azienda e sindacato erano continuati.

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Rcs risponde a De Bortoli: “Sui tagli non si torna indietro”

Grazie direttore per il prezioso contributo, ma l’azienda non fa marcia indietro e va avanti con il suo piano di efficientamento“. Con questo “No grazie” i vertici di Rcs Mediagroup, hanno risposto agli “spunti di riflessione” inoltrati mercoledì scorso da Ferruccio de Bortoli alla direzione aziendale e all’organismo di rappresentanza sindacale del Corriere della Sera.

Ma se il direttore del principale quotidiano nazionale nel suo intervento, aveva auspicato che i nove punti da lui indicati potessero “essere utili per un esito positivo della trattativa sul piano di ristrutturazione”, la società ha ribadito l’intenzione di portare avanti il progetto già elaborato e approvato, nelle sue linee guida generali, dal Cda di metà maggio. Il piano dei tagli resta perciò immutato.

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Il Boston Globe è salvo, l’accordo raggiunto nella notte

E’ stato raggiunto nella notte l’accordo per salvare il Boston Globe, a rischio chiusura. La società che pubblica il quotidiano e i sindacati hanno raggiunto un’intesa di massima che, se approvato dagli iscritti, permetterà di salvare la storica testata del New England. Lo ha annunciato Dan Totten, il presidente della Newspaper Guild, l’ultimo sindacato ancora al centro della trattativa.

La svolta è arrivata verso le quattro del mattino dopo 11 ore di negoziato, ha detto Totten: “deve essere messo ai voti dei circa 700 aderenti”. Le parti si sono impegnate a mantenere il segreto sui termini dell’intesa ma il Boston Globe ha scritto oggi sul suo sito online che ne fanno parte un sostanziale taglio degli stipendi, aspettative non pagate, un aumento delle ore lavorative settimanali e modifiche alla clausola che garantiva a 200 dipendenti il posto a vita.

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