Crisi, si sciopera anche alla Bbc contro i tagli alle pensioni

Il logo della Bbc

Il logo della Bbc

Anche alla Bbc si sciopera. I sindacati dei giornalisti e dei tecnici della televisione britannica hanno approvato una agitazione sindacale contro la revisione del sistema pensionistico proposto dal management. Per colmare un deficit di bilancio di oltre 1,5 miliardi di sterline nei conti dell’emittente, i dirigenti della Bbc hanno proposto una rivalutazione al ribasso delle pensioni.

Contro questa decisione i rappresentanti della National union of journalists e del Bectu, il sindacato dei tecnici, hanno approvato l’agitazione a partire dal 23 settembre prossimo. La copertura della visita di papa Benedetto XVI non sarebbe dunque a rischio, ma molti programmi potrebbero andare incontro ad uno stop. Tra questi, ci sarebbe il celebre torneo di golf “Ryder Cup”, la cui copretura è a forte rischio insieme a quella di numerosi altri programmi di punta, sia in tv che alla radio. I sindacati hanno dato ai vertici dell’azienda 15 giorni per avanzare una nuova proposta.

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Fondi editoria, un emendamento per far slittare i tagli

L'aula del Senato

L'aula del Senato

C’è ancora qualche speranza per gli editori dei giornali di partito, di idee e di cooperative per non vedere tagliati i contributi statali che tengono in vita molti di loro. Un emendamento bipartisan alla manovra economica, presentato dai senatori del Pd Vincenzo Vita e Luigi Lusi e dal senatore del Pdl Alessio Butti, potrebbe sovvertire, o quantomeno sospendere, quanto approvato pochi mesi fa con il decreto Milleproroghe.

L’emendamento propone la sospensione di tutte le novità approvate dal governo e dal Parlamento sull’editoria fino al 2012 e contestualmente l’impegno per l’esecutivo a presentare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge un ddl di “riforma dei contributi all’editoria”. Se la proposta dovesse passare, come per magia, tutti i tagli sanciti dal Milleproroghe slitterebbero di due anni.

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Radio locali in protesta contro i tagli ai fondi

uno speaker radiofonico

uno speaker radiofonico

Un messaggio diffuso in contemporanea contro i tagli ai fondi per l’editoria. È la protesta di 200 radio locali italiane andata in onda oggi (18 marzo) alle 12.30 con cui si è cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica contro la decisione contenuta nel decreto Milleproroghe e approvato dai due rami del Parlamento, con il quale sono stati soppressi i contributi all’emittenza locale e ridotti del 50% quelli destinati ai giornali editi e diffusi all’estero ed ai giornali dei consumatori.

”Si tratta di un provvedimento che mette a repentaglio la sopravvivenza di centinaia di testate dell’emittenza locale ed alcune decine di piccoli quotidiani – si legge in una nota dell’Agenzia di stampa Area che si è fatta promotrice dell’iniziativa – Altrettanto grave, e senza precedenti, la decisione di intervenire retroattivamente, sui bilanci aziendali dell’anno passato”.

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Fondi editoria, Fnsi convoca riunione contro il taglio dei fondi a radiotv locali e giornali esteri

Il presidente Fnsi Natale

Il presidente Fnsi Natale

La Federazione nazionale della stampa italiana non ci sta. Non si rassegna ai tagli dei fondi per radio e televisioni locali e ai giornali italiani all’estero, e annuncia battaglia. Il decreto Milleproroghe ormai è legge, dopo che il Senato venerdì scorso ha approvato con una votazione lampo il testo passato alla camera due giorni prima.

Nessuna modifica, dunque, e finanziamenti ripristinati per il 2010 a giornali di cooperative, politici e di idee, ma anche tagli significativi per radiotv locali e testate italiane all’estero. Inutile il tentativo in extremis del Partito Democratico che, attraverso alcuni emendamenti, aveva provato a ripristinare le agevolazioni per le testate escluse dall’assegnazione dei fondi.

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Milleproroghe, sbloccati i fondi all’editoria

Camera_DeputatiTornano i fondi all’editoria per il 2010. La Camera dei deputati ha approvato l’emendamento al decreto Milleproroghe che sancisce il ripristino, solo per quest’anno, del “diritto soggettivo” ai contributi da parte delle testate. L’infinita querelle su questi emolumenti sembra così avere un lieto fine. Si salvano, almeno per quest’anno, i giornali di cooperative, di idee e di partito che con questi fondi possono accedere al credito bancario e assicurarsi la sopravvivenza.

Ora il provvedimento dovrà tornare in Senato in tempi brevissimi ed essere approvato entro il 28 febbraio, giorno in cui scadono i termini di conversione in legge del decreto. In attesa della sbandierata riorganizzazione del settore e dei criteri di assegnazione che, il sottosegretario Paolo Bonaiuti assicura arriverà entro l’autunno.

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Addio ai fondi per i giornali politici, di cooperative e di idee. Il governo li cancella.

soldi 2Addio ai contributi “diretti” all’editoria per i giornali di idee, di cooperative e di partito. La cancellazione di questi fondi, vitali per centinaia di testate, è stata sancita ieri dalla Commissione bilancio della Camera, che ha approvato il maxi emendamento del Governo alla legge finanziaria.

Il testo, contenente la cancellazione dei contributi, dovrà ora essere approvato in aula ma è quasi certo che sulla manovra finanziaria sarà posta la questione di fiducia che “blinderà” il testo senza possibilità di migliorarlo. Il provvedimento mette a repentaglio la vita di un centinaio di giornali dei più diversi orientamenti politici e culturali, testate storiche come l’Avvenire, il Secolo d’Italia, L’Unità e Il Manifesto, ma anche quotidiani più giovani come Europa e La Padania, nonché decine di piccole tv, cooperative e espressioni del terzo settore.

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Ren Tv e Piati Canali, le ultime tv indipendenti russe a rischio bavaglio

ren-tv-logoSi chiamano “Ren Tv” (logo nella foto) e “Piati Canali” e sono le ultime due televisioni indipendenti in Russia, quelle che, seppur moderatamente, provano ad opporsi allo strapotere putiniano e a dare voce all’opposizione. Anche per queste due emittenti di San Pietroburgo, però, sembra in agguato l’ombra inquietante del bavaglio.

La “purga”, per dirla come ai tempi di Stalin, è nascosta dietro al pretesto di una “riorganizzazione manageriale” per la prima e il taglio di 1300 dipendenti per la seconda. Mosse che a molti sono sembrate di facciata ma che celerebbero un vero e proprio cambio di rotta per i due canali. Le due televisioni a rischio “estinzione”, infatti, sono controllate dal “National Media Group”, di proprietà del magnate Iuri Kovalciuk, amico e sostenitore di Putin e proprietario della Banca Rossia di San Pietroburgo.

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Crisi, il New York Times taglia altri 100 posti di lavoro

Ancora tagli al New York Times. Non si calmano le acque al colosso americano dell’informazione.
Entro la fine dell’anno, infatti, la redazione di Manhattan perderà altri cento tra giornalisti e collaboratori, pari all’otto per cento del totale. L’editore offrirà “scivoli” al personale che deciderà di lasciare volontariamente e mentre ricorrerà a licenziamenti qualora non si riesca a raggiungere il numero richiesto. Il nuovo sfoltimento segue quello attuato nella primavera del 2008 quando vennero tagliati altri cento posti di lavoro, anche se in quell’occasione vennero fatte alcune assunzioni. In quell’occasione vennero licenziati, per la prima volta nella storia della prestigiosa testata, alcuni giornalisti. Attualmente lavorano al New York Times 1.250 persone. Un vero e proprio colosso se paragonato a qualsiasi altro giornale americano: nessuno supera i 750 dipendenti.
L’annuncio dei nuovi tagli è stato dato dallo stesso editore del quotidiano, la New York Times Company, dopo che nel secondo trimestre, la società fatto segnare un calo dei profitti del 42%

Condé Nast, la crisi non fa sconti al lusso

La crisi non fa sconti a nessuno, neppure alle testate più glamour del pianeta. A dover fare i conti con le ristrettezze economiche, infatti, è toccato al gruppo editoriale Condé Nast, potentissima casa editrice leader mondiale dell’editoria superpatinata.

Riviste che vendono lusso con l’acqua alla gola. Una situazione a dir poco paradossale. Secondo un rapporto stilato dai revisori dei conti della McKinsey per far quadrare i conti l’azienda editoriale avrebbe la necessità di una drastica riduzione delle note spese, almeno del 25%, cui si aggiungeranno anche inevitabili licenziamenti.

Questo significa che testate del calibro di Vogue, Glamour e Vanity Fair, tra le più famose edite dal gruppo, dovranno stringere la cinghia. Certo non sarà facile ridurre le spese di alcuni direttori di questi giornali, ormai vere e proprie celebrità. Personaggi come Anna Wintour, al timone di “Vogue”, o Graydon Carter di “Vanity Fair”, difficilmente manderanno a casa la macchina con autista sempre a loro disposizione.

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Crisi, altre tre redazioni in agitazione

Redazioni in agitazione in molte parti d’Italia. Ad alzare la voce anche alcune realtà storiche del panorama dell’informazione, come quelle di Rainews24 e quelle del Piccolo e del Messagero Veneto.

In casa Rai, il Cdr di Rainews24 proclama lo stato di agitazione e chiede chiarezza ai vertici dell’azienda sulle voci di tagli di mezzi e risorse all’unica televisione all-news pubblica italiana. “Dal 1999 – scrive il Cdr in una lettera alle alte sfere di viale Mazzini – Rainews24 ha garantito l’informazione di servizio pubblico in tutti i momenti cruciali italiani e internazionali: dagli attentati alle torri gemelle fino al terremoto in Abruzzo, passando per la copertura dei conflitti e per le grandi inchieste. Ora, dopo 10 anni, è arrivato il momento della chiarezza. E’ arrivato il momento delle risposte”.

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