Fondi editoria, Fnsi convoca riunione contro il taglio dei fondi a radiotv locali e giornali esteri

Il presidente Fnsi Natale

Il presidente Fnsi Natale

La Federazione nazionale della stampa italiana non ci sta. Non si rassegna ai tagli dei fondi per radio e televisioni e ai giornali italiani all’estero, e annuncia battaglia. Il decreto Milleproroghe ormai è legge, dopo che il Senato venerdì scorso ha approvato con una votazione lampo il testo passato alla camera due giorni prima.

Nessuna modifica, dunque, e finanziamenti ripristinati per il 2010 a giornali di cooperative, politici e di idee, ma anche tagli significativi per radiotv e testate italiane all’estero. Inutile il tentativo in extremis del Partito Democratico che, attraverso alcuni emendamenti, aveva provato a ripristinare le agevolazioni per le testate escluse dall’assegnazione dei fondi.

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Milleproroghe, sbloccati i fondi all’editoria

Camera_DeputatiTornano i fondi all’editoria per il 2010. La Camera dei deputati ha approvato l’emendamento al decreto Milleproroghe che sancisce il ripristino, solo per quest’anno, del “diritto soggettivo” ai contributi da parte delle testate. L’infinita querelle su questi emolumenti sembra così avere un lieto fine. Si salvano, almeno per quest’anno, i giornali di cooperative, di idee e di partito che con questi fondi possono accedere al credito bancario e assicurarsi la sopravvivenza.

Ora il provvedimento dovrà tornare in Senato in tempi brevissimi ed essere approvato entro il 28 febbraio, giorno in cui scadono i termini di conversione in legge del decreto. In attesa della sbandierata riorganizzazione del settore e dei criteri di assegnazione che, il sottosegretario Paolo Bonaiuti assicura arriverà entro l’autunno.

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Addio ai fondi per i giornali politici, di cooperative e di idee. Il governo li cancella.

soldi 2Addio ai contributi “diretti” all’editoria per i giornali di idee, di e di partito. La cancellazione di questi fondi, vitali per centinaia di testate, è stata sancita ieri dalla Commissione bilancio della , che ha approvato il maxi emendamento del Governo alla legge finanziaria.

Il testo, contenente la cancellazione dei contributi, dovrà ora essere approvato in aula ma è quasi certo che sulla sarà posta la questione di fiducia che “blinderà” il testo senza possibilità di migliorarlo. Il provvedimento mette a repentaglio la vita di un centinaio di giornali dei più diversi orientamenti politici e culturali, testate storiche come l’Avvenire, il Secolo d’Italia, L’Unità e Il Manifesto, ma anche più giovani come Europa e La Padania, nonché decine di piccole tv, e espressioni del terzo settore.

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Ren Tv e Piati Canali, le ultime tv indipendenti russe a rischio bavaglio

ren-tv-logoSi chiamano “Ren Tv” (logo nella foto) e “Piati Canali” e sono le ultime due indipendenti in Russia, quelle che, seppur moderatamente, provano ad opporsi allo strapotere putiniano e a dare voce all’opposizione. Anche per queste due emittenti di San Pietroburgo, però, sembra in agguato l’ombra inquietante del bavaglio.

La “purga”, per dirla come ai tempi di Stalin, è nascosta dietro al pretesto di una “riorganizzazione manageriale” per la prima e il taglio di 1300 dipendenti per la seconda. Mosse che a molti sono sembrate di facciata ma che celerebbero un vero e proprio cambio di rotta per i due canali. Le due a rischio “estinzione”, infatti, sono controllate dal “National Media Group”, di proprietà del magnate Iuri Kovalciuk, amico e sostenitore di Putin e proprietario della Banca Rossia di San Pietroburgo.

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Crisi, il New York Times taglia altri 100 posti di lavoro

Ancora tagli al New York Times. Non si calmano le acque al colosso americano dell’informazione.
Entro la fine dell’anno, infatti, la redazione di Manhattan perderà altri cento tra giornalisti e collaboratori, pari all’otto per cento del totale. L’editore offrirà “scivoli” al personale che deciderà di volontariamente e mentre ricorrerà a licenziamenti qualora non si riesca a raggiungere il numero richiesto. Il nuovo sfoltimento segue quello attuato nella primavera del 2008 quando vennero tagliati altri cento posti di lavoro, anche se in quell’occasione vennero fatte alcune assunzioni. In quell’occasione vennero licenziati, per la prima volta nella storia della prestigiosa testata, alcuni giornalisti. Attualmente lavorano al New York Times 1.250 persone. Un vero e proprio colosso se paragonato a qualsiasi altro giornale americano: nessuno supera i 750 .
L’annuncio dei nuovi tagli è stato dato dallo stesso editore del quotidiano, la New York Times Company, dopo che nel secondo trimestre, la società fatto segnare un calo dei profitti del 42%

Condé Nast, la crisi non fa sconti al lusso

La crisi non fa sconti a nessuno, neppure alle testate più glamour del pianeta. A dover fare i con le ristrettezze economiche, infatti, è toccato al gruppo editoriale Condé , potentissima casa editrice leader mondiale dell’editoria superpatinata.

che vendono lusso con l’acqua alla gola. Una a dir poco paradossale. Secondo un rapporto stilato dai revisori dei della McKinsey per far quadrare i l’azienda editoriale avrebbe la necessità di una drastica riduzione delle note spese, almeno del 25%, cui si aggiungeranno anche inevitabili licenziamenti.

Questo significa che testate del calibro di Vogue, Glamour e Vanity Fair, tra le più famose edite dal gruppo, dovranno stringere la cinghia. Certo non sarà facile ridurre le spese di alcuni direttori di questi giornali, ormai vere e proprie celebrità. Personaggi come Anna Wintour, al timone di “Vogue”, o Graydon Carter di “Vanity Fair”, difficilmente manderanno a casa la macchina con autista sempre a loro disposizione.

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Crisi, altre tre redazioni in agitazione

Redazioni in agitazione in molte parti d’Italia. Ad alzare la voce anche alcune realtà storiche del panorama dell’informazione, come quelle di Rainews24 e quelle del Piccolo e del Messagero Veneto.

In casa Rai, il Cdr di Rainews24 proclama lo stato di agitazione e chiede chiarezza ai vertici dell’azienda sulle voci di tagli di mezzi e risorse all’unica televisione all- pubblica italiana. “Dal 1999 – scrive il Cdr in una lettera alle alte sfere di viale Mazzini – Rainews24 ha garantito l’informazione di servizio pubblico in tutti i momenti cruciali italiani e internazionali: dagli attentati alle torri gemelle fino al terremoto in Abruzzo, passando per la copertura dei conflitti e per le grandi inchieste. Ora, dopo 10 anni, è arrivato il momento della chiarezza. E’ arrivato il momento delle ”.

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Crisi, il gruppo Spallanzani taglia 37 giornalisti sui 67 delle sue redazioni

Mentre dal mondo politico si sente sempre più spesso parlare di lenta “uscita dalla ” giornali e televisioni continuano a chiudere e a tagliare. L’ultima azienda a pagare dazio alla crisi, è il gruppo bolognese Spallanzani che controlla il quotidiano locale “L´Informazione-Il Domani” e il canale televisivo “Retesette-E’ Tv” emittente che trasmette a Bologna, Modena e Reggio Emilia. In totale il piano dell’azienda prevede 37 redattori in esubero sul totale di 67 che compongono le redazioni sia televisive che del quotidiano.

Un taglio del cinquanta per della forza lavoro, considerato necessario dai aziendali per far fronte alla crisi di bilancio che ha colpito il gruppo: 3 milioni e 600 mila euro di perdite nel 2008 dichiarate per Retesette e un milione e 200 mila per L´Informazione. Per protestare contro i tagli sia il comitato redazione della televisione che quello del quotidiano hanno proclamato sette giorni di sciopero.

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A L’Aquila una nuova casa dell’informazione

Costruire una nuova casa dell’informazione a L’Aquila per rafforzare il ruolo del giornalismo abruzzese dopo il terremoto dell’Aprile scorso e per evitare la “fuga” dei media dalla città. A rilanciare con forza il progetto è la della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane.

“Avevo già discusso a luglio dell’idea – ha detto la Pezzopane in un colloquio con Daniela Viglione, e amministratore delegato dell’AGI – in un incontro con il della FNSI e con Articolo 21” ma ora, il progetto “va assolutamente rilanciato”.

E la non si ferma alla Casa per l’informazione: “vanno potenziate le redazioni aquilane – ha continuato – per le quali si devono individuare nuovi spazi, dopo il sisma. Il terremoto non ha risparmiato neanche le sedi dei e dei media locali, rendendo difficoltosa l’attività dei giornalisti. Tuttavia – ha osservato ancora la Pezzopane – l’informazione non si è fermata neanche un solo secondo, dopo il 6 aprile. Con grandi sacrifici e all’inizio con di fortuna i giornalisti aquilani, hanno continuato a raccontare la cronaca di quei giorni, svolgendo, come sempre, un servizio, tempestivo e capillare.

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Aveva indossato i pantaloni. Giornalista sudanese scampa alle frustate ma finisce in carcere

Era riuscita ad evitare la frusta , la giornalista sudanese a Khartum il 3 luglio scorso per aver indossato i pantaloni in un luogo pubblico, ma non contenta ha rifiutato di pagare anche la di 200 dollari stabilita dai giudici.

“Sono innocente – ha dichiarato la giornalista alla Afp – Non pagherò. Piuttosto vado in prigione”. E così è andata. Lubna è stata trasferita in cella dove, se non si deciderà a pagare, dovrà scontare un mese.

Dalla padella nella brace, verrebbe da dire. Ma quello di Lubna è un gesto di grande coraggio nella battaglia per la conquista dei diritti civili delle donne islamiche. È una sfida alle istituzioni e alle tradizioni più radicate di questa cultura.

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