Aeranti-corallo: si blocca il rinnovo del contratto di radio e tv locali

AERANTI-CORALLOBattuta d’arresto nella trattativa tra Fnsi e Aeranti Corallo per il rinnovo del contratto dei giornalisti delle emittenti locali radiotelevisive. Il contratto denominato appunto Aeranti corallo, dal nome dell’organizzazione imprenditoriale che rappresenta gran parte delle radio e televisioni locali, è scaduto da due anni e da tempo è in attesa di un accordo sul rinnovo.

Il rallentamento delle negoziazioni è stato denunciato dal sindacato dei giornalisti, l’Fnsi, che in un comunicato sottolinea come “la crisi economica che investe tutti i settori, compreso quello editoriale, non giustifica in alcun modo l’arretramento di Aeranti Corallo” e la decisione “di rimandare nella sostanza il rinnovo del contratto per i giornalisti scaduto da due anni”.

Il timore dell’Fnsi è quello di ripetere l’odissea vissuta per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, firmato pochi mesi fa dopo oltre quattro anni di trattative infruttuose. Per questo il sindacato ha convocato d’urgenza per oggi a Roma la commissione contrattuale. “L’esperienza positiva fatta nove anni fa con il primo contratto specifico per l’emittenza locale – si legge ancora nel comunicato – non può assolutamente restare permanentemente ancorata ad una condizione di emersione. Questa fase è finita ed è tempo di tirare le somme e capire la reale consistenza imprenditoriale delle aziende contraenti, che non possono sottrarsi alle loro responsabilità; salvo non rinuncino a volere essere considerate imprese ad ogni fine di legge, compresi i benefici pubblici.

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Crisi, Giornale di Reggio rischia la chiusura

giornale di ReggioGiornale di Reggio a rischio chiusura. La crisi dell’editoria colpisce anche le realtà locali e arriva a Reggio Emilia, dove il quotidiano cittadino rischia addirittura di chiudere i battenti.

A denunciare la grave situazione di difficoltà la redazione stessa del giornale. In una nota comparsa in prima pagina sul numero di ieri si legge: “la redazione del Giornale di Reggio esprime forte preoccupazione sul futuro del quotidiano e la tutela del lavoro dei giornalisti”.

I dubbi derivano dall’incontro tenutosi il 26 ottobre scorso tra la proprietà e i giornalisti che, ha detta degli stessi cronisti, non ha fatto altro che alimentare le preoccupazioni, visto che l’editore non ha saputo dare risposte certe sul futuro della testata. “Durante il primo incontro – si legge ancora nell’articolo – tra il segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Giovanni Rossi, il fiduciario di redazione, Alessandra Codeluppi, il funzionario della Provincia, Vanni Salatti, e la proprietà del Giornale di Reggio, Tiziano Motti e Stefania Bigliardi, avvenuto lunedì 26 ottobre, la proprietà ha prospettato la possibilità di nuovi assetti che potrebbero mettere in serio pericolo l’occupazione dei giornalisti. La redazione teme che questa situazione possa portare a una cessazione di fatto delle uscite del quotidiano”.

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Una vita da precario. In una ricerca dell’Odg i numeri da incubo del precariato giornalistico

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Novemila testate clandestine; 20mila giovani sfruttati che guadagnano una media di 8 euro a pezzo; 2 euro il compenso minimo per servizio. Questi dati sconcertanti sono il risultato di una indagine condotta dall’Ordine nazionale dei giornalisti, sulla situazione del precariato in ambito giornalistico.

“Una vita da (giornalista) precario”, questo il titolo dell’indagine, è un’analisi condotta a tutto campo e sviluppata su più fronti per avere un panorama più ampio possibile della situazione. La ricerca si è avvalsa della collaborazione degli Ordini e delle Associazioni sindacali locali che hanno permesso di ricavare dati e informazioni da tutte le regioni della penisola.

A completare l’indagine tante testimonianze di giornalisti che stanno vivendo sulla loro pelle i disagi del precariato. Le tante interviste video, allegate alla ricerca, hanno lo scopo di renderla più viva e reale, evitando il solito susseguirsi di fredde “cifre”. Scopo pienamente raggiunto, grazie alle esperienze, alcune veramente agghiaccianti, testimoniate dalle immagini.

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Usa, una ricerca universitaria propone aiuti di Stato per i giornali

Torna a farsi strada negli Stati Uniti l’ipotesi di aiuti governativi alle imprese editoriali per fronteggiare la crisi del settore. Già qualche tempo fa il presidente Obama si era detto possibilista in materia, nel caso venisse presentata una proposta seria al Congresso. Ora a ribadire il concetto ci ha pensato un rapporto della Columbia University, dal titolo “The Reconstruction of American Journalism”.

Il rapporto di 36 pagine è stato stilato da Michael Shudson, docente della facoltà, e da Leonard Downie Jr., per 17 anni penna di punta e poi manager al Washington Post. Secondo i due studiosi: “la società americana si deve assumere la responsabilità collettiva di sostenere il giornalismo indipendente in un ambiente economico che è profondamente cambiato”, per questo conclude la ricerca per salvare l’informazione su carta saranno necessari sussidi pubblici.

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Rai, il Cda rinvia il rinnovo del contratto di Bruno Vespa

Ancora problemi con i contratti in casa Rai. Dopo le polemiche per il mancato rinnovo dell’accordo con Marco Travaglio come collaboratore di Annozero, scoppia il caso per quello di Bruno Vespa. Il consiglio d’amministrazione della televisione pubblica, infatti, ha deciso all’unanimità di rinviare il rinnovo del contratto del conduttore di “Porta a porta”.

La motivazione, a quanto si apprende, è economica: secondo l’accordo attuale, firmato nel 2005 per tre anni, con un’opzione fino al 2010, Bruno Vespa percepisce un minimo garantito di 1 milione 187 mila euro all’anno come ideatore, autore e conduttore di Porta a porta. Cifra che, nel nuovo contratto, si diceva potesse salire a 1 milione 600 mila euro. Secondo il consigliere della maggioranza, Angelo Petroni, appoggiato da Nino Rizzo Nervo (Pd), il contratto sarebbe troppo oneroso e non coerente con la situazione generale dell’azienda, che vede un rosso di bilancio di circa 600 milioni entro il 2012.

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Rsf, Italia al 49simo posto nella classifica per la libertà di stampa

L’Italia perde ancora posizioni nella classifica della libertà di stampa. Secondo la graduatoria del 2009 stilata da “Reporters sans frontieres”, il Belpaese scende dal 44simo post del 2008 al 49simo di quest’anno. Una vera e propria caduta libera visto che nel 2007 l’Italia era in 35sima posizione.

Le motivazioni di questa diminuzione di libertà nella nostra informazione, secondo Rsf, sono da ricercarsi nelle “pressioni del Cavaliere sui media, e le crescenti ingerenze”, ma anche nelle “violenze di mafia contro i giornalisti che rivelano le attività di quest’ultima e un disegno di legge che ridurrebbe drasticamente la possibilità per i media di pubblicare i testi di intercettazioni telefoniche”.

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UE, bocciate le risoluzioni sulla libertà di stampa

L’Unione Europea sceglie di non scegliere. Il parlamento europeo ha bocciato entrambe le risoluzioni sulla libertà di stampa in Italia e nei paesi dell’Unione. Le due mozioni erano opposte, ma comunque nessuna delle due è stata approvata.

Prima è stata bocciata quella presentata dal centro destra che sosteneva l’assenza di una situazione di minaccia della libertà di informazione in Italia. Successivamente è mancata l’approvazione anche per la risoluzione proposta dai gruppi di centro sinistra, in cui si denunciavano anomalie nel bel paese e pressioni governative su media nazionali e stranieri.

La prima ha raccolto 297 voti favorevoli e 322 contrari, con 25 astensioni; la seconda, invece, 335 pro e 338 contro, con 13 astenuti. La risoluzione del centro sinistra, quindi, ha perso per soli 3 voti e infuria la polemica. Tre irlandesi avrebbero evitato di esprimersi a causa di pressioni “ad alto livello”, come riporta Repubblica online. L’eurodeputato Vincenzo Iovine, dell’Italia dei Valori, invece, sostiene di avere erroneamente premuto il pulsante sbagliato e dichiara di avere già fatto domanda di rettifica del proprio voto.

Rai, il Cda convoca Minzolini e Mazza per l’editoriale sulla manifestazione dell’Fnsi

Continua a far discutere l’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, contro la manifestazione per la libertà di stampa di sabato scorso. Ieri in un acceso Consiglio di amministrazione Rai, i consiglieri ne hanno parlato a lungo, esprimendo posizioni opposte. Alla fine si è deciso di convocare la settimana prossima, sia Minzolini sia il direttore di Raiuno, Mauro Mazza.

L’audizione, fanno sapere dal Cda, riguarderà anche la situazione degli ascolti, in calo, della rete. La notizia della convocazione di Minzolini in Cda si unisce a quella già diffusa di una sua prossima audizione in commissione di Vigilanza. Quest’ultima, infatti, ha disposto un fitto calendario di incontri che prenderà il via proprio con il direttore del Tg1. Poi, a stretto giro di posta, toccherà ai direttori di testata, i direttori di rete e i conduttori di programmi che si occupano di informazione (Santoro, Vespa, Gabanelli, Floris, Iacona tra gli altri).

Sull’editoriale di sabato la polemica resta aperta. In Consiglio di amministrazione le posizioni sono state molto diverse: il presidente della Rai, Paolo Garimberti, avrebbe ribadito le sue perplessità, che lo avevano già spinto a definire l’intervento “irrituale” e a richiamare al buon senso e alla moderazione. Al contrario il direttore generale, Mauro Masi, avrebbe difeso Minzolini, ricordando però anche la lettera inviata a tutti i direttori dei tg per richiamarli al rispetto della completezza e del pluralismo dell’informazione. Divisi i consiglieri, con la maggioranza a difendere il direttore del Tg1 e l’opposizione a criticarlo, sollevando dubbi sull’intera gestione del telegiornale, ormai trasformato da notiziario istituzionale a filogovernativo.

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Libertà di informazione. All’europarlamento Italia al centro del dibattito

L’Italia e la situazione di salute della sua informazione sono stati al centro di un acceso dibattito al Parlamento europeo. Una seduta che aveva generato molte polemiche già prima di avere inizio e che non ha “deluso le attese”. Invettive, fischi e scenate più o meno teatrali hanno fatto da sfondo al dibattito che ha visto gli animi infervorarsi fin dalle prime battute.

La seduta era stata messa all’ordine del giorno su iniziativa di un gruppo di europarlamentari italiani d’opposizione, sostenuti da un ampio schieramento di eurodeputati, dopo l’intensificarsi degli attacchi agli organi di informazione da parte del premier Silvio Berlusconi. Lo schieramento di eurodeputati italiani della destra aveva tentato fino all’ultimo di togliere questo argomento dalla lista di quelli in discussione. Senza riuscirci.

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Condé Nast, la crisi non fa sconti al lusso

La crisi non fa sconti a nessuno, neppure alle testate più glamour del pianeta. A dover fare i conti con le ristrettezze economiche, infatti, è toccato al gruppo editoriale Condé Nast, potentissima casa editrice leader mondiale dell’editoria superpatinata.

Riviste che vendono lusso con l’acqua alla gola. Una situazione a dir poco paradossale. Secondo un rapporto stilato dai revisori dei conti della McKinsey per far quadrare i conti l’azienda editoriale avrebbe la necessità di una drastica riduzione delle note spese, almeno del 25%, cui si aggiungeranno anche inevitabili licenziamenti.

Questo significa che testate del calibro di Vogue, Glamour e Vanity Fair, tra le più famose edite dal gruppo, dovranno stringere la cinghia. Certo non sarà facile ridurre le spese di alcuni direttori di questi giornali, ormai vere e proprie celebrità. Personaggi come Anna Wintour, al timone di “Vogue”, o Graydon Carter di “Vanity Fair”, difficilmente manderanno a casa la macchina con autista sempre a loro disposizione.

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