Caos all’ordine del Piemonte. Il presidente si dimette, poi smentisce

È giallo intorno alla notizia delle dimissioni di Sergio Miravalle dalla carica di presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte. La notizia prima diffusa dalle agenzie è stata in un secondo momento smentita dal diretto interessato. Il giornalista cinquantasettenne, dipendente del quotidiano torinese “La Stampa”, sembrava essersi dimesso in conseguenza delle dimissioni “irrevocabili” del segretario dell’ordine piemontese, Emanuela Banfo, 51 anni, giornalista della sede torinese dell’Ansa, per gravi “dissidi all’interno della cosiddetta maggioranza”.

La notizia sembrava certa tanto che erano già stati diffusi i particolari della vicenda: Miravalle avrebbe rimesso in sede di consiglio il proprio mandato rinviando la ricostituzione degli incarichi ordinistici ad una successiva seduta. Miravalle, a questo punto, con altri due consiglieri della maggioranza, avrebbe anche lasciato il consiglio facendo mancare il numero legale.

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Monito dell’Osce a Berlusconi: “Ritiri le querele a Repubblica e L’Unità”

Berlusconi ritiri le querele contro l’Unità e La repubblica. Il monito arriva dall’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, attraverso una lettera inviata a palazzo Chigi e firmata da Miklos Haraszti, rappresentante dell’organizzazione per la libertà di stampa.

Haraszti si è detto preoccupato per i tre milioni di euro chiesti da un premier di centro destra a due giornali di sinistra e a proposito delle “dieci domande” di Repubblica a Berlusconi afferma: “Fare continuamente domande, anche se di parte, è uno strumento della funzione correttiva dei media. Il diritto di informazione del pubblico include inevitabilmente il diritto dei media a fare domande. I dirigenti politici – continua – devono accettare un livello di critica più alto rispetto agli altri cittadini a causa delle funzioni che ricoprono”.

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Inpgi, ai giornalisti ancora undici anni di pensione. E poi? Incontro casse ministero per trovare una soluzione

Ci sarebbe anche l’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti, tra le casse privatizzate in difficoltà. Il futuro di alcuni enti è incerto e dopo le innovazioni normative varate con la Finanziaria 2007 che ha spostato – ma non per l’Inpgi1 – in avanti (da 15 a 30 anni) le proiezioni attuariali, la previdenza dei professionisti ha bisogno urgente di attuare una serie di riforme proprio per far fronte alla norma della manovra.

Proprio per trovare una soluzione a questi problemi ieri (giovedì 17 settembre) si è tenuto un incontro tra il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi e i presidenti dei principali enti previdenziali. Alla riunione, che si è tenuta presso la sede del ministero del Welfare mancava, però, l’Adepp, ovvero l’associazione degli enti privatizzati guidata da Maurizio de Tilla. L’incontro di ieri è venuto dopo una serie di riunioni preparatorie e è stato dedicato “all’esame dei profili formali e sostanziali di stabilità delle Casse di previdenza nel medio-lungo periodo”.

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Caso Boffo, per Vian dell’Osservatore Romano editoriali di Avvenire esagerati

“E’ vero, sulle vicende private di Silvio Berlusconi non abbiamo scritto una riga. Ed è una scelta che rivendico, perché ha ottime ragioni”. Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore romano, prende le distanze da un giornalismo che “pare diventato – osserva in un colloquio pubblicato dal Corriere della sera – la prosecuzione della lotta politica con altri mezzi. Segno che la politica, in tutti i suoi schieramenti, è piuttosto debole. Infatti da alcuni mesi la contesa tra partiti – spiega – sembra svolgersi soprattutto sui giornali, che hanno assunto un ruolo non soltanto informativo, come mostrano anche le vicende degli ultimi giorni”.

Non si placano le polemiche dopo le accuse del Giornale a Dino Boffo, diretore del quotidiano Avvenire, reo, secondo il quotidiano di Feltri, di aver scritto alcuni editoriali molto duri contro il premier e la sua condotta morale. Sulla solidarietà a Dino BoffoVian non discute ma esprime qualche perplessità sulle scelte di Avvenire: “Non si è forse rivelato imprudente ed esagerato – chiede – paragonare il naufragio degli eritrei alla Shoah, come ha suggerito un editorialista del quotidiano cattolico?”.

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Perquisizione Repubblica Torino, CdR: “Fatto grave”

Il Comitato di redazione del quotidiano La Repubblica giudica grave l’episodio avvenuto mercoledì, da quando “un giornalista della redazione di Torino di Repubblica, Diego Longhin, non può svolgere il proprio lavoro di informare i lettori”.

«Cinque agenti della polizia giudiziaria della procura di Torino, su mandato del procuratore capo Gian Carlo Caselli – riferisce il Cdr in un comunicato – sono arrivati nelle sede della redazione sequestrandogli computer d’ufficio, telefoni cellulari (anche quello personale) , bloc notes e poi si sono recati nella sua abitazione sequestrandogli anche il pc personale oltre altri documenti personali. Il motivo? Non aver rivelato la fonte (accuratamente verificata e giudicata attendibile) su un’inchiesta della procura su uno scandalo che riguarda i vigili urbani di Torino”.

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Repubblica, la polizia perquisisce la sede di Torino

Una perquisizione è stata effettuata oggi nella redazione torinese del quotidiano “La Repubblica”. L’iniziativa è stata presa dalla procura di Torino ed è legata alla pubblicazione di un servizio, comparso oggi nell’edizione locale, che parla di un’indagine su vigili urbani sospettati di reati contro la pubblica amministrazione.

La polizia giudiziaria ha messo sotto sequestro il computer utilizzato da Diego Longhin, il giornalista che ha firmato i due articoli del servizio. Un gruppo di «civich», secondo quanto viene riportato dal quotidiano, è sospettato di aver ceduto a dei carrozzieri – in cambio di denaro – delle ricetrasmittenti in dotazione al corpo di polizia municipale: gli artigiani, intercettando le conversazioni tra i vigili, potevano così raggiungere per primi i luoghi degli incidenti stradali.

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Iran, continuano le intimidazioni ai cronisti. Chiusa la sede dell’Associazione giornalisti iraniani. Salgono a 42 gli arresti

Le autorità iraniane pongano fine all’intimidazione dei giornalisti nella Repubblica islamica. È l’appello lanciato dalla Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), dopo la chiusura, la scorsa notte, dell’Associazione dei giornalisti iraniani di Teheran, i cui uffici, lamenta un comunicato di Ifj, “sono stati perquisiti e sigillati da uomini armati”, su ordine del procuratore generale del governo, Saeid Mortazavi.

Secondo la Federazione internazionale, alcuni dei leader dell’Associazione, che stava preparando l’assemblea generale, devono adesso restere nascosti per salvaguardare la propria sicurezza. Questa mattina il segretario generale della Federazione, Aidan White, ha incontrato l’ambasciatore iraniano presso l’Ue e il Belgio. Nell’incontro, riferisce la nota, White “ha affermato che i giornalisti arrestati, almeno 42, devono essere liberati e che deve esser consentito di funzionare all’Associazione dei giornalisti iraniani, affiliata all’Ifj”.

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Fnsi, incontro pubblico contro il Ddl intercettazioni

Nessun passo indietro dei giornalisti nella protesta contro le “leggi bavaglio”. La sospensione della giornata del silenzio non significa che il mondo del giornalismo abbandoni la campagna di opposizione all’approvazione del Ddl Alfano sulle intercettazioni. Lo sciopero dell’informazione, temporaneamente bloccato per lo slittamento a settembre dell’approvazione del decreto in Senato e per alcuni segnali di apertura dimostrati dal mondo politico, è stato sostituito da un incontro pubblico, che si terrà domani nella sede di Roma dell’Fnsi, nello stesso giorno in cui avrebbe dovuto celebrarsi l’astensione dal lavoro di tutta la stampa.

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Terremoto Abruzzo, a l’Aquila presto una nuova casa dei giornalisti

L’Aquila avrà presto una nuova “casa dei giornalisti”. La nuova sede dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo sarà una vera e propria “casa comune” per tutti gli operatori dell’informazione abruzzese, ma anche un presidio di conoscenza e legalità.

La decisione è stata formalizzata nei colloqui tenutisi il primo maggio nel capoluogo abruzzese, tra il segretario Fnsi, Franco Siddi (insieme con il segretario regionale Lodovico Petrarca), il sindaco Massino Cialente e il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi Chiodi.

La costruzione di una nuova casa dei giornalisti, resa possibile anche grazie alla generosità dei colleghi, vuole rappresentare un segnale di speranza per tutta la città, così pesantemente provata dal terribile sisma che l’ha colpita il 6 aprile scorso, e vuole essere un messaggio anche ad altre categorie professionali e produttive, per la rinascita del capoluogo abruzzese.

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Assmblea Fieg, Malinconico presenta la ricetta per uscire dalla crisi. Bonaiuti lo rassicura

malinconico fiegPer permettere all’editoria di affrontare le sfide future, “occorrono interventi di sistema, tanto più che di una legge di riforma dell’editoria si parla da tempo ma senza che i governi che si sono susseguiti siano riusciti a portare a termine il disegno riformatore”. E’ questa la ricetta per far uscire il settore dell’editoria dalla crisi, secondo il presidente della Fieg, Carlo Malinconico.

La relazione del presidente del sindacato degli editori sulle linee di rilancio del settore, è stata presentata oggi all’interno dell’assemblea pubblica della Fieg, che si è tenuta nella sede romana dell’organizzazione. Presenti in sala i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e il nuovo capo del Dipartimento editoria Elisa Grande.

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