Crisi, si sciopera anche alla Bbc contro i tagli alle pensioni

Il logo della Bbc

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Anche alla Bbc si sciopera. I sindacati dei giornalisti e dei tecnici della televisione britannica hanno approvato una agitazione sindacale contro la revisione del sistema pensionistico proposto dal management. Per colmare un deficit di bilancio di oltre 1,5 miliardi di sterline nei conti dell’emittente, i dirigenti della Bbc hanno proposto una rivalutazione al ribasso delle pensioni.

Contro questa decisione i rappresentanti della National union of journalists e del Bectu, il sindacato dei tecnici, hanno approvato l’agitazione a partire dal 23 settembre prossimo. La copertura della visita di papa Benedetto XVI non sarebbe dunque a rischio, ma molti programmi potrebbero andare incontro ad uno stop. Tra questi, ci sarebbe il celebre torneo di golf “Ryder Cup”, la cui copretura è a forte rischio insieme a quella di numerosi altri programmi di punta, sia in tv che alla radio. I sindacati hanno dato ai vertici dell’azienda 15 giorni per avanzare una nuova proposta.

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Crisi mondiale editoria, 1400 tagli al gruppo editoriale Gannett e scioperi in Grecia

La crisi del settore editoriale non conosce confini. Ogni giorno arrivano notizie di scioperi, chiusure di mezzi di comunicazione e stati di crisi dalle parti più disparate del mondo. Le ultime notizie, in ordine di tempo, arrivano dalla Grecia e dagli Stati Uniti.

Nella penisola ellenica i cronisti hanno incrociato le braccia per la seconda volta nelle ultime settimane, per protestare contro la chiusura del gruppo che stampava il quotidiano conservatore “Eleftheros Typos” e per invitare governo, partiti politici e imprenditori ad “assumersi le proprie responsabilità”. Lo sciopero di tre ore è avvenuto ieri su invito dall’Associazione dei giornalisti ateniesi (Eshea) ed è culminato con una dimostrazione davanti al parlamento. L’astensione dal lavoro fa seguito, ad una settimana di distanza, ad un altro sciopero di 24 ore che ha coinvolto tutti i media nazionali, dopo che i proprietari della testata avevano annunciato l’improvvisa messa in liquidazione del gruppo cui faceva capo il quotidiano, un supplemento settimanale e una radio, giustificandola con difficoltà economiche. In tutto oltre 450 le persone perderanno il posto di lavoro.

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