Odg, la ricerca sui freelance inviato alle procure

Il logo dell'ordine dei giornalisti

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L’Ordine dei giornalisti non si ferma all’indagine sui compensi ai giornalisti freelance. I “dati della vergogna”, contenuti nel dossier “Smascheriamo gli editori”, sono stati trasmessi a tutte le Procure generali della Repubblica perché valutino se nelle situazioni emerse siano configurabili ipotesi di reato.

La decisione è stata presa dal comitato esecutivo dell’Ordine, dopo che il 18 maggio aveva presentato l’inchiesta in un incontro a cui aveva partecipato il ministro Giorgia Meloni e diversi parlamentari. Gli onorevoli, già durante il convegno avevano annunciato una proposta di legge finalizzata a condizionare l’erogazione delle provvidenze concesse dallo Stato agli editori al rispetto del lavoro dei giornalisti. Da parte sua il ministro Meloni aveva confermato il pieno appoggio del governo a questa azione di moralizzazione avviata dall’Ordine dei giornalisti.

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Gianfranco Fini querela Feltri per le allusioni al dossier a luci rosse su An

Gianfranco Fini come Silvio Berlusconi. Il presidente della Camera, seguendo l’esempio del premier, sceglie la via giudiziaria per rispondere a Vittorio Feltri che, sul Giornale, annuncia un dossier “a luci rosse” del 2000 sul suo conto.

La querela contro il direttore del quotidiano milanese, è annunciata da Giulia Bongiorno, avvocato del presidente Fini nonché presidente della commissione Giustizia della Camera. Poche secche parole, quelle dell’avvocato: “Dando seguito al mandato ricevuto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, è stata presentata querela contro il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, in relazione all’articolo “Il presidente Fini e la strategia del suicidio lento. Ultima chiamata per Fini: o cambia rotta o lascia il Pdl”.

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Caso Boffo, Confalonieri: “Feltri pubblica solo notizie”

“C’é chi ha voluto accendere il fuoco. E ora ci si lamenta se qualcun altro fa il suo mestiere di giornalista e pubblica notizie”. Così il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri interviene sul caso Feltri-Boffo in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera.

Dopo aver citato il proverbio “chi la fa…l’aspetti”, Confalonieri sul direttore del Giornale dice: “un giornalista estremo ma giornalista, che riporta come tanti altri notizie. Si dovrebbe fermare adesso perché non riguardano Berlusconi che in questi mesi è sembrato il bersaglio di tre palle e un soldo nel Luna Park? Quello al quale tutti possono sparare senza che nessuno chieda conto di niente?”

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Perquisizione Repubblica Torino, CdR: “Fatto grave”

Il Comitato di redazione del quotidiano La Repubblica giudica grave l’episodio avvenuto mercoledì, da quando “un giornalista della redazione di Torino di Repubblica, Diego Longhin, non può svolgere il proprio lavoro di informare i lettori”.

«Cinque agenti della polizia giudiziaria della procura di Torino, su mandato del procuratore capo Gian Carlo Caselli – riferisce il Cdr in un comunicato – sono arrivati nelle sede della redazione sequestrandogli computer d’ufficio, telefoni cellulari (anche quello personale) , bloc notes e poi si sono recati nella sua abitazione sequestrandogli anche il pc personale oltre altri documenti personali. Il motivo? Non aver rivelato la fonte (accuratamente verificata e giudicata attendibile) su un’inchiesta della procura su uno scandalo che riguarda i vigili urbani di Torino”.

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Querela di Berlusconi a Repubblica. Dure reazioni della stampa estera. E Ghedini querela anche loro

La stampa estera torna a occuparsi del nostro primo ministro, Silvio Berlusconi. Il motivo del nuovo interesse non poteva che essere la notizia dell’azione legale che gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno intrapreso nei confronti del quotidiano “La Repubblica” per le famose 10 domande rimaste senza risposta. Azione che ha scatenato dure critiche dai maggiori giornali stranieri. Ampio spazio dedicato quasi da tutte le testate alla vicenda, ritenuta un vera e propria intimidazione alla libertà di stampa. Insomma il premier dopo gli scandali di festini consumate nelle sue residenze con le escort di alto borgo e il recente scontro fra Stato e Chiesa torna a far parlare di sè.

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Ecco le dieci domande di Repubblica a Berlusconi

Pubblichiamo di seguito le 10 domande di Repubblica al presidente del Consiglio che hanno portato alla querela nei confronti del quotidiano e alla richiesta di 1 milione di euro di riscarcimento danni. Le domande, a cui il premier non ha mai risposto sono pubblicate tutti i giorni sul quotidiano dal 14 maggio scorso, in una prima versione, e poi da 26 giugno nella versione definitiva, in seguito agli scandali che hanno coinvolto il premier sui suoi rapporti con l’allora minorenne Noemi Letizia e sui festini hot nelle sue ville.

Ecco le domande dello scandalo:

1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

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Berlusconi porta in tribunale Repubblica. Diffamatorie le “dieci domande” al premier

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intenta causa a Repubblica e chiede un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L’Espresso, oltre a una somma da stabilire “a titolo di riparazione”. Per i legali del premier, infatti, sono “diffamatorie” le ormai famose “10 domande” formulate dal quotidiano il 26 giugno scorso.

La citazione in giudizio – riferisce Repubblica – firmata il 24 agosto, riguarda anche un articolo del 6 agosto dal titolo “Berlusconi ormai ricattabile”. Invitati a comparire al Tribunale di Roma sono Giampiero Martinotti, autore del pezzo contestato, il direttore responsabile di Repubblica, Ezio Mauro, e il gruppo L’Espresso.

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Di Pietro contro la Rai: “è una costola di Mediaset”

“La Rai cambi nome perché non è più una televisione di Stato ma una costola di Mediaset governata da portaborse alla corte dei partiti”. E’ tranchant il giudizio di Antonio Di Pietro che, sul suo blog, afferma: “Dopo le nomine dei controllori della Commissione di Vigilanza, dopo la spartizione del CdA, dopo l`occupazione delle dirigenze, rinnovate a prescindere dalla meritocrazia e dall`operato degli uscenti, stiamo assistendo all`ultimo scandaloso show sul ritardo nelle nomine di Tg3 e Raitre”.

“Il temporeggiamento – afferma il leader dell’Idv – è dovuto all`attesa del congresso del Pd perché, se vincesse uno piuttosto che l`altro, la scelta dei portaborse per ricoprire le due poltrone vacanti sarebbe differente. Il Pdl, che si indigna per questo contrattempo, ha piazzato già da tempo i propri chihuahua praticamente in tutte le altre posizioni!”.

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Villa Certosa, i carabinieri sequestrano foto di quattro reporter appostati

Dopo le foto dello scandalo del fotografo zappadù, che hanno dato origine al polverone di polemiche sulle feste del premier Berlusconi, a Villa Certosa non è più così semplice lavorare per i fotoreporter. Quattro fotografi appostati vicino alla Villa del premier sono stati bloccati dai carabinieri, denunciati per violazione della privacy e i loro scatti sequestrati.

“E’ legittimo garantire la tutela della privacy e la sicurezza, ma il sequestro delle schede delle macchine fotografiche dei quattro fotografi avvenuta oggi a Porto Rotondo allo stato, è una incomprensibile misura di prevenzione”. E’ il commento di Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, dopo l’episodio.

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Berlusconi – D’addario, le conversazioni bollenti pubblicate sui giornali stranieri

Le conversazioni “bollenti” tra il premier Silvio Berlusconi e Patrizia D’addario arrivano all’etero. Si riaccende, così, il ciclone intorno al premier italiano, dopo la pubblicazione sull’Espresso delle conversazioni consegnate dalla testimone barese alla Procura. Confermata la versione data dalla donna fin dall’inizio, la notizia infiamma i giornali stranieri. Il presidente del Consiglio: sono tutte montature.

“Silvio Berlusconi coinvolto in un nuovo scandalo di sesso dopo la pubblicazione su Internet delle registrazioni audio della ragazza-escort”: è questo il titolo che compare sul Daily Mail di ieri. La stampa di tutto il mondo è di nuovo all’attacco di Silvio Berlusconi, quindi, dopo che il settimanale L’Espresso ha reso note le conversazioni che Patrizia D’Addario serbava all’interno di microcassette, già da tempo consegnate ai magistrati che indagano sui giri di appalti truccati e di prostitute che farebbero capo all’imprenditore Gianpaolo Tarantini.

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