Rai, lettera di richiamo a Maria Luisa Busi

Maria Luisa Busi

Maria Luisa Busi

La Rai sanziona Maria Luisa Busi per l’intervista rilasciata a Repubblica. Anzi no la ammonisce. Nemmeno, la richiama ad una “maggiore attenzione al rispetto delle regole aziendali”. È polemica intorno al contenuto della lettera inviata da viale Mazzini alla conduttrice del Tg1. Quello che è certo è che le dichiarazioni rilasciate al quotidiano diretto da Ezio Mauro giovedì scorso non sono andate giù ai vertici Rai. Per questo motivo il direttore del personale, Luciano Flussi, ha inviato il richiamo formale alla bionda giornalista.

Alla Busi sarebbero imputate le critiche contro il piano di rinnovamento avviato da Minzolini al Tg1, definito una vera e propria “rappresaglia” più che un “ricambio generazionale”, come lo stesso direttore aveva definito la sostituzione di un caporedattore e di alcuni volti storici della testata. L’azienda contesterebbe alla reporter anche i dati sugli spettatori, definiti “sempre meno” per il calo di ascolti. La notizia della lettera di richiamo, arrivata dopo quella già consegnata alla Busi dal suo direttore Minzolini, è stata diffusa dal “Giornale”, secondo il quale l’ufficio del personale avrebbe sanzionato la giornalista per non aver richiesto l’autorizzazione necessaria ai dipendenti Rai per rilasciare interviste.

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La legge bavaglio passa alla camera: i giornalisti protestano

Il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni è legge per metà. Il provvedimento, blindato dalla questione di fiducia posta dalla maggioranza, è passato alla Camera. Per l’approvazione finale ora manca il sì del Senato che avverrà in settimana.

La norma, ribattezzata dagli oppositori “legge bavaglio”, pone seri limiti all’utilizzo delle intercettazioni nell’attività di indagine (potranno essere richieste solo se già sussistono “gravi indizi di colpevolezza” e solo per i reati che prevedano pene superiori a 5 anni di carcere) e alla loro divulgazione a mezzo stampa.

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Agcom, Rete 4 multata di 180mila euro per inosservanza della Par Condicio

Dopo gli avvertimenti l’Agcom è passata ai fatti. L’autorità di garanzia sulle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò, ha inflitto 180mila euro di sanzione a Rete 4 a causa dell’inosservanza dell’ordine di riequilibrio impartito dall’Agcom il 14 maggio scorso, nell’ambito della par condicio.

La notizia è stata diffusa dallo stesso ufficio del garante in una nota in cui comunica che “alla luce dei dati sul monitoraggio dell’ultimo periodo, perdurando uno squilibrio informativo tra tutte le liste che si sono presentate alle elezioni e una sovraesposizione del Governo, ha adottato un atto di diffida generale nei confronti di tutte le emittenti affinchè procedano all’immediato riequilibrio”.

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