Scritto Giovedì 4 Febbraio 2010 da Andrea Tirone
Un mazzo di rose e tulipani bianchi con un biglietto scritto di proprio pugno, alla giornalista del Tg1 che gli aveva chiesto di spiegare le foto che lo ritraevano ad una cena con l’ex funzionario del Sismi, Bruno Contrada. Così Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, si è scusato per l’incidente diplomatico avvenuto ieri mattina nella sala stampa di Montecitorio.
“Il Tg1 fa domande del ca… Non ce l’ho con lei ma con il suo amico Minzolini. Fuori ci sono i lavoratori dell’Alcoa che rischiano di perdere il posto e mi fate queste domande?”. Questa la frase incriminata, rivolta dal leader dell’Idv alla giornalista Rai, Ida Peritore, che gli aveva chiesto del “dossier” fotografico difuso da Libero e dal Corriere della Sera.
Davanti alle telecamere Di Pietro aveva risposto con ironia: “Parliamo di cose serie – aveva scherzato l’ex Pm di mani pulite – . Prima facevo parte della Cia, poi sono passato al controspionaggio russo e sono diventato il capo dei comunisti. Sono il più grande: James Tonino Bond”. Poi a telecamere spente lo sfogo: “Ma come, ci sono i problemi del lavoro e mi fate queste domande del ca…?”.
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Tag:Antonio Di Pietro, associazione stampa, bruno contrada, Cia, controspionaggio, Corriere della sera, domande, dossier, foto, frase, Ida Peritore, imbarazzo, James Tonino, libero, libertà di stampa, mazzo, media, microfoni, Minzolini, montecitorio, offendere, parolaccia, parole volgari, Rai, reazione, rispondere, risposte, sala stampa, scuse, servizio pubblico, sfogo, sismi, tulipani
Scritto Martedì 1 Settembre 2009 da Andrea Tirone
I
vescovi italiani disponevano dell’”informativa” sul caso Boffo. L`avevano ricevuta insieme con la copia del certificato generale del
casellario giudiziale. Continua l’offensiva del Giornale e del suo direttore
Vittorio Feltri contro Dino Boffo e quelli che definisce i “falsi moralisti”. L’
articolo compare in prima pagina, sotto un titolo a nove colonne.
“Il sito internet Dagospia ha pubblicato ieri – aggiunge Il Giornale -ieri la testimonianza di “un monsignore ben addentro alle liturgie della Santa Sede”, secondo il quale “l’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari il Papa e Bertone”.
Sul tema Il Giornale ospita una dura lettera del Vescovo di Como, mons. Coletti, che definisce la pubblicazione dell’informatica “operazione pericolosa e immorale”. Mons. Coletti si chiede quali siano stati i criteri alla base della scelta di Feltri di pubblicare l’informativa: “Il fondato sospetto, confermato dalla testimonianza di tanti onesti e sconsolati giornalisti, è che fra i tanti criteri abbiano troppo spesso la prevalenza soprattutto due: far piacere all’editore di riferimento (leggi: il padrone) e vendere più copie del giornale”. “Continua ad essere pericoloso – scrive mons. Coletti – erigersi a giudici dei peccati altrui”.
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