Crisi Usa, Obama pronto a misure salva giornali. Ma gli americani non si fidano più dei media

Barack Obama è pronto a correre in soccorso all’editoria americana in crisi. Proprio mentre una ricerca stabilisce che l’80 per cento degli statunitensi è scettico sulla credibilità dell’informazione, il presidente USA tende la mano ai media.

Intervistato nello studio ovale dalla “Pittsburgh Post-Gazette” e dal “Toledo Blade”, Obama si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali, a patto che questi accettino di ristrutturarsi come entità no profit. Finora la casa Bianca aveva sempre escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Ora la prima apertura, dettata dalla convinzione che il buon giornalismo sia “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”.

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Crisi, ad di Epolis fa appello ai giornalisti per tornare a lavoro

“Chiedo con fiducia alla nostra redazione di continuare anch’essa nel consueto spirito di disponibilità e collaborazione fino a qui dimostrato e di tornare a lavorare il 28 agosto, in maniera da permettere alla nostra azienda di continuare il suo cammino”. Con queste parole Sara Cipollini, amministratore delegato della società editrice E Polis spa, ha invitato i giornalisti della redazione del quotidiano free press E Polis ad adoperarsi affinché il giornale possa riprendere le pubblicazioni lunedì prossimo, dopo un’interruzione di 4 settimane.

E ciò nonostante la dichiarata impossibilità dell’azienda fondata dall’imprenditore Nicola Grauso di pagare, al momento, gli stipendi dello scorso mese di luglio. Come scrive la stessa Cipollini, la “momentanea situazione di crisi finanziaria (…)” che sta attraverso l’azienda e “che si protrarrà fino alla ultimazione del piano di ristrutturazione in atto e relativo aumento di capitale (…), ci sta spingendo come azienda a fare il massimo sforzo per far sì che il nostro quotidiano esca regolarmente il 31 agosto prossimo”.

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Compensi record per Feltri e Belpietro al Giornale e Libero. L’accusa dell’Fnsi e le risposte dei due direttori

Quindici milioni cash di “buonentrata” e uno stipendio di 3 milioni annui per far tornare Vittorio Feltri a dirigere “Il Giornale” e 5 milioni annui a Belpietro per Libero. Sarebbero queste le cifre astronomiche che i due giornalisti percepirebbero per ricoprire le loro nuove cariche, secondo alcune indiscrezioni.

Contro questi numeri ha alzato la voce la Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti. “Se confermate – ha dichiarato l’Fnsi in un comunicato – sono cifre esorbitanti, incredibili, illogiche. La Federazione non è solita prendere in considerazione indiscrezioni, boatos e congetture, soprattutto in occasione dei cosiddetti “giri di valzer” dei direttori. Ma questi numeri sono – senza nulla togliere al valore professionale dei due colleghi – una scelta cinica e indecorosa. Sono cifre surreali nel momento in cui, in Italia, le imprese editoriali stanno aprendo decine di stati di crisi”.

La dura critica del sindacato prosegue ricordando i piani di ristrutturazione e i prepensionamenti che hanno colpito anche le due testate interessate. “Per restare ai due illustri direttori e alle loro case editrici, ricordiamo che solo l’anno scorso “Il Giornale” ha chiesto e ottenuto una ristrutturazione interna, con accesso ai prepensionamenti e attingendo alle casse dell’Inpgi. Se tutto ciò risponde al vero e l’azienda ora può fare un contratto milionario, deve essere prima chiamata a ritornare alla situazione occupazionale precedente, a reintegrare nel lavoro e nello stipendio i colleghi prepensionati, a restituire all’Inpgi i costi dei pensionamenti anticipati. Al Ministero del Lavoro il compito di fare le verifiche e diradare le nubi”.

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La crisi presenta il conto, fatturati in grande calo per tutti i più importanti gruppi editoriali

Si è chiuso il primo semestre dell’anno orribilis dell’editoria italiana. Conti in rosso e perdite si sono registrati in tutti i grandi gruppi editoriali.

Rcs mediagroup archivia la prima metà dell’anno con una perdita netta di 65 milioni di euro contro l’utile di 36,5 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso a causa della “pesante fase recessiva” che continua a comprimere il settore.

Non va tanto meglio al gruppo editoriale “24 Ore” che chiude il primo semestre con una perdita di 9,2 milioni di euro, un risultato in netto peggioramento rispetto all’utile di 21,6 milioni dei primi sei mesi dell’anno scorso.

Leggermente meglio, ma fino ad un certo punto, la situazione del gruppo “Mondadori” che chiude i primi sei mesi del 2009, con un utile di 7,3 milioni, dopo aver registrato una perdita (-1,8 milioni) nel primo trimestre dell’anno. Il dato è comunque in forte calo rispetto all’utile di 36,7 milioni del primo semestre 2008.

Da Rcs fanno sapere che il gruppo ha già avviato un’incisiva serie di misure di contenimento dei costi anche se si rileva che nonostante i benefici del piano saranno superiori a quelli pianificati “la scarsa visibilità sulla dinamiche della raccolta pubblicitaria e l’indeterminatezza congiunturale di breve periodo fanno ipotizzare che nel 2009 il gruppo registri risultati significativamente negativi”.

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Crisi, il Financial Times perde il 40% dei profitti. In Italia situazione difficile per Messagero, Liberazione e Metro

Può sembrare un paradosso ma purtoppo è realtà. Il Financial Times, uno dei quotidiani economici più prestigiosi al mondo è in difficoltà finanziarie. La Ft pubblishing, la sezione giornali e riviste del Financial Times group, ha dichiarato un calo dei profitti del 40% nel primo semestre del 2009 per il giornale inglese. Dai 30 milioni di sterline del giugno 2008 si è passati ai 14 milioni messi a bilancio lo scorso mese. Anche le vendite dei formati cartacei hanno subito una contrazione, fruttando 176 milioni di sterline, rispetto ai 188 milioni di un anno fa.

Le difficoltà sono, come sempre in questa crisi, dovute principalmente all’emorragia pubblicitaria: “L’effetto del declino degli utili pubblicitari è stato in parte mitigato dalla crescita della vendita dei nostri contenuti” ha detto Majore Scandino, capo esecutivo di Pearson, la società che controlla FT Group.

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Crisi mondiale editoria, 1400 tagli al gruppo editoriale Gannett e scioperi in Grecia

La crisi del settore editoriale non conosce confini. Ogni giorno arrivano notizie di scioperi, chiusure di mezzi di comunicazione e stati di crisi dalle parti più disparate del mondo. Le ultime notizie, in ordine di tempo, arrivano dalla Grecia e dagli Stati Uniti.

Nella penisola ellenica i cronisti hanno incrociato le braccia per la seconda volta nelle ultime settimane, per protestare contro la chiusura del gruppo che stampava il quotidiano conservatore “Eleftheros Typos” e per invitare governo, partiti politici e imprenditori ad “assumersi le proprie responsabilità”. Lo sciopero di tre ore è avvenuto ieri su invito dall’Associazione dei giornalisti ateniesi (Eshea) ed è culminato con una dimostrazione davanti al parlamento. L’astensione dal lavoro fa seguito, ad una settimana di distanza, ad un altro sciopero di 24 ore che ha coinvolto tutti i media nazionali, dopo che i proprietari della testata avevano annunciato l’improvvisa messa in liquidazione del gruppo cui faceva capo il quotidiano, un supplemento settimanale e una radio, giustificandola con difficoltà economiche. In tutto oltre 450 le persone perderanno il posto di lavoro.

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