Scritto Giovedì 17 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha esaminato il dossier relativo alla piattaforma TivùSat, decidendo all’unanimità di aprire un’istruttoria per verificare il rispetto, da parte della RAI, degli obblighi di servizio pubblico e del contratto di servizio e in particolare per accertare le modalità di distribuzione delle smart card (incluse quelle per gli italiani all’estero), i criteri per la distribuzione dei programmi televisivi privi di diritti per l’estero e la possibilità per tutti gli utenti di ricevere la programmazione di servizio pubblico gratuitamente su tutte le piattaforme distributive, anche in linea con quanto avviene in altri paesi europei.
Il Comitato di redazione del quotidiano La Repubblica giudica grave l’episodio avvenuto mercoledì, da quando “un giornalista della redazione di Torino di Repubblica, Diego Longhin, non può svolgere il proprio lavoro di informare i lettori”.
«Cinque agenti della polizia giudiziaria della procura di Torino, su mandato del procuratore capo Gian Carlo Caselli – riferisce il Cdr in un comunicato – sono arrivati nelle sede della redazione sequestrandogli computer d’ufficio, telefoni cellulari (anche quello personale) , bloc notes e poi si sono recati nella sua abitazione sequestrandogli anche il pc personale oltre altri documenti personali. Il motivo? Non aver rivelato la fonte (accuratamente verificata e giudicata attendibile) su un’inchiesta della procura su uno scandalo che riguarda i vigili urbani di Torino”.
Dopo giorni di polemica politica, dentro e fuori la Rai sul rinnovo del vertice di Raitre, i dirigenti della rete, escono allo scoperto e in una lettera spiegano che “trovano doveroso esprimere tutto il loro stupore ed il loro sconcerto per il persistere di notizie relative alla sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini”.
“Questa ipotesi – a loro avviso – non solo non è legata ad una scadenza del mandato ma è priva di qualsiasi motivazione editoriale o professionale e avrebbe effetti fortemente negativi sull’immagine e la credibilità del servizio pubblico mettendo di fatto in discussione la continuità di una linea editoriale vincente in termini di qualità, ascolti, immagine, innovazione e rispetto delle compatibilità economiche”.
Il Giornale attacca il “grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire”, il dottor Dino Boffo, per una torbida vicenda a sfondo sessuale, chiusa con patteggiamento cinque anni fa. Ed è subito polemica. Nell’articolo pubblicato oggi in prima pagina sul quotidiano della famiglia Berlusconi, dal titolo “Il supermoralista condannato per molestie, il direttore Feltri sostiene che “Visti i precedenti Boffo non può permettersi di condannare i comportamenti del premier verso cui “recentemente, in più d’una occasione, si è sentito in obbligo di esprimere giudizi severi”.
Lui si difende: “È killeraggio giornalistico allo stato puro”, è “una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie”.
Mentre attende l’uscita della nuova edizione di ‘Tendenza Veronica’ di Maria Latella, la stampa britannica si è sbizzarita anticipando in questi giorni alcuni estratti del libro in cui la Lario svela i motivi che l’hanno spinta a chiedere il divorzio dal marito Silvio Berlusconi.
I quotidiani “The Times” e “The Guardian” riportano le anticipazioni e gli estratti dell’incontro avuto da Latella con la moglie del premier pochi giorni dopo l’uscita sulla stampa della notizia della partecipazione di Berlusconi alla festa per i 18 anni di Noemi Letizia, in provincia di Napoli. Veronica Lario confidò alla giornalista: “Mi ha detto: Sai devo partire per Napoli. Ho un vertice importante sulla spazzatura, domattina presto… L’ennesima bugia. Allora meglio cercare un’ultima forma di rispetto per me stessa, meglio divorziare”.
“Domani il Papa va in vacanza e ci saranno anche due gatti…che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po’ di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole”. Per queste parole andate in onda in un suo servizio sulle vacanze del Papa in Valle D’aosta, Roberto Balducci, vaticanista del Tg3, è stato rimosso dal suo incarico.
Il pezzo, trasmesso domenica durante il telegiornale serale di Raitre, aveva innescato un vespaio di polemiche. Il vicepresidente della Vigilanza Rai, Giorgio Merlo (Pd), aveva accusato la testata, “deriva anticlericale, singolare e volgare”. Da San Pietro, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, aveva chiesto più rispetto per il Santo Padre.