Pignorato politico che diffamò giornalisti. Si invertono i ruoli

Condannato il politico che diffamò giornalisti

Condannato il politico che diffamò giornalisti

Quando il politico diffama il giornalista. La vicenda, piuttosto rara perché inverte i ruoli di solito occupati da politici e giornalisti nelle cause per diffamazione, è avvenuta ad Isernia nel 2000. Ora, dopo anni di processi e cause penali e civili, si è conclusa con il pignoramento di case e terreni di proprietà di un ex coordinatore di Forza Italia, a titolo di risarcimento per la diffamazione nei confronti di due cronisti.

E così, una volta tanto, sono i politici a dover pagare i danni per dichiarazioni lesive nei confronti degli operatori dell’informazione. I fatti, risalenti a 10 anni fa, parlano di una amministrazione, all’epoca di centrosinistra, che aveva nominato Francesco Casale responsabile dell’ufficio stampa, mentre a Pasquale Lombardi aveva affidato il compito di occuparsi di comunicazione istituzionale e di rapporti esterni. Contro il provvedimento si era scatenata la reazione del centrodestra, in particolare con un manifesto affisso in città che titolava: “Continua la parentopoli di sinistra”, a firma del Coordinamento provinciale di Forza Italia, il cui responsabile era Antonio Sciulli.

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Travaglio diffamò Schifani: 16 mila euro di risarcimento

Il giornalista Marco Travaglio

Il giornalista Marco Travaglio

Marco Travaglio diffamò il presidente del Senato Renato Schifani, nella puntata del dieci maggio 2008 di “Che tempo che fa”. Lo ha stabilito il giudice della VII sezione civile del tribunale di Torino.

Per fortuna del giornalista del “Fatto quotidiano” la somma che da risarcire al presidente del Senato è di “soli” 16 mila euro a fronte dei quasi due milioni (1.750.000 euro) richiesti. Durante la puntata della trasmissione condotta da Fabio Fazio, Travaglio aveva usato la metafora del lombrico e della muffa parlando di Schifani. Per questo paragone e solo per questo il giudice ha riconosciuto l’elemento diffamatorio, mentre in altri due interventi incriminati, un articolo sull’Unità e un’ospitata a Crozza Italia (4-5-2010) che contenevano riferimenti alle frequentazioni mafiose del presidente del Senato, sono stati giudicati pertinenti al diritto di cronaca, di critica e di satira.

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Claudio Brachino sopeso per due mesi per il servizio sul giudice Mesiano

Claudio Brachino

Claudio Brachino

Claudio Brachino mandò in onda immagini “non essenziali e prive di interesse pubblico” riguardanti il magistrato Raimondo Mesiano. Per questo motivo l’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha sospeso per due mesi il direttore responsabile di Videonews. Stessa sorte per la redattrice Annalisa Spinoso autrice del servizio incriminato, sanzionata dall’Ordine siciliano, cui la giornalista è iscritta.

L’ormai famoso “scoop” sul magistrato milanese, che pochi giorni prima aveva condannato la Fininvest a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con 750 milioni di euro, era andato in onda il 15 ottobre scorso durante “Mattino 5”, la trasmissione di informazione e approfondimenti di Canale 5.

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Ufficio stampa Sicilia: Pm chiede 7 milioni di risarcimento

LOGOREGIONESICILIASette milioni e trecento mila euro. È quanto richiesto dal pubblico ministero Gianluca Albo a titolo di risarcimento a Salvatore Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, attuale governatore dell’isola e Francesco Castaldi, ex capo dell’ufficio legislativo e legale della regione. La richiesta di condanna, trasmessa dal pm ai giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, riguarda l’assunzione, con nomina fiduciaria, di ben venti giornalisti nell’ufficio stampa della presidenza della Regione.

L’accusa è quella di aver violato la legge 150 del 2000 che regolamenta il lavoro degli uffici stampa. La legge in questione, infatti, per l’assunzione degli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni, prevede l’utilizzo di personale interno o l’affidamento di incarichi a esperti ma a tempo determinato. Per il Pm le nomine dei giornalisti sarebbero, invece, “illegittime e ingiustificate” e il loro mantenimento in servizio “sine titulo”.

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Lodo Mondadori, sospeso risarcimento milionario della Fininvest alla Cir

logo mondadoriPer ora la Fininvest non dovrà pagare. La seconda corte d’appello civile di Milano ha confermato la sospensione dell’esecutività della sentenza che obbliga la società a un maxi risarcimento di 750 milioni di euro nei confronti della Cir di Carlo De Benedetti, per la vicenda del Lodo Mondadori.

La sentenza emessa lo scorso 3 ottobre dall’ormai famoso giudice Raimondo Mesiano, aveva condannato la holding della famiglia Berlusconi al risarcimento della Cir per danno patrimoniale, nella “vicenda corruttiva” che aveva portato la Fininvest all’acquisizione della Mondadori.

“Spargere sangue in questa fase non è utile, sia a noi sia a Cir interessa una decisione a breve nel merito”, è stato il commento dell’avvocato Romano Vaccarella, uno dei legali Fininvest, all’armistizio sancito dalla corte d’appello.“Abbiamo la necessità di giocare a bocce ferme” – ha precisato Vaccarella aggiungendo che lo scontro per lo scontro in questo momento avrebbe finito per danneggiare tutti. La Fininvest, nel frattempo, ha sottoscritto una fidejussione per lo stesso importo a garanzia dell’eventuale risarcimento.

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Caos Rai: Annozero, Report e Parla con me ancora nella bufera. La Vigilanza convoca Romani

La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei vertici di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.

La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’azienda nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.

Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla commissione di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il viceministro aveva avuto un colloquio privato con Zavoli, al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto viceministro al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della commissione di Vigilanza , Zavoli, che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.

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Dopo Repubblica tocca all’Unità. Berlusconi la querela per tre milioni di euro

Nel giorno delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, c’è un altro direttore in difficoltà. Concita De Gregorio, guida dell’Unità, si è vista citare per diffamazione insieme ad altri quattro colleghi del quotidiano, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La richiesta di risarcimento è di quelle che fanno tremare le gambe: 3 milioni di euro. Due milioni al giornale e 200.000 euro ciascuno ai cinque giornalisti chiamati in causa. Ad essere sotto accusa sono, in particolare, due numeri del giornale, quelli del 13 luglio e del 6 agosto 2009. In quelle edizioni la direttrice De Gregorio e le giornaliste Natalia Lombardo, Federica Fantozzi, l’editorialista Maria Novella Oppo e la scrittrice Silvia Ballestra avevano firmato alcuni articoli sugli scandali sessuali che hanno coinvolto il premier quest’estate.

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Querela di Berlusconi a Repubblica. Dure reazioni della stampa estera. E Ghedini querela anche loro

La stampa estera torna a occuparsi del nostro primo ministro, Silvio Berlusconi. Il motivo del nuovo interesse non poteva che essere la notizia dell’azione legale che gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno intrapreso nei confronti del quotidiano “La Repubblica” per le famose 10 domande rimaste senza risposta. Azione che ha scatenato dure critiche dai maggiori giornali stranieri. Ampio spazio dedicato quasi da tutte le testate alla vicenda, ritenuta un vera e propria intimidazione alla libertà di stampa. Insomma il premier dopo gli scandali di festini consumate nelle sue residenze con le escort di alto borgo e il recente scontro fra Stato e Chiesa torna a far parlare di sè.

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Berlusconi porta in tribunale Repubblica. Diffamatorie le “dieci domande” al premier

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intenta causa a Repubblica e chiede un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L’Espresso, oltre a una somma da stabilire “a titolo di riparazione”. Per i legali del premier, infatti, sono “diffamatorie” le ormai famose “10 domande” formulate dal quotidiano il 26 giugno scorso.

La citazione in giudizio – riferisce Repubblica – firmata il 24 agosto, riguarda anche un articolo del 6 agosto dal titolo “Berlusconi ormai ricattabile”. Invitati a comparire al Tribunale di Roma sono Giampiero Martinotti, autore del pezzo contestato, il direttore responsabile di Repubblica, Ezio Mauro, e il gruppo L’Espresso.

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La Rai accusa, Polito ribatte: “Io censurato dalla azienda pubblica”

politoAntonio Polito risponde alla Rai, che gli ha fatto causa per 25 milioni di euro, e va al contrattacco. Il direttore del “Riformista” torna sulla querelle con la Rai in un editoriale sul giornale da lui diretto, denunciando un caso di “censura” nei suoi confronti: Polito spiega di essere stato chiamato a condurre una trasmissione su Radiotre, invito poi improvvisamente congelato.
“Come i nostri lettori sanno – si legge – siamo da due giorni alle prese con la Rai. Noi abbiamo fatto le bucce al bilancio dell’azienda, e loro ci hanno chiesto 25 milioni di risarcimento”. “Sentite quello che mi è successo. Qualche settimana fa – racconta Polito – mi era stato chiesto di condurre un programma radiofonico di RadioTre: ogni settimana un giornalista si alterna per un Faccia a faccia di mezz’ora con ospiti di vario genere, e da lunedì sarebbe toccato a me. Ma ieri mattina ricevo un paio di telefonate da dirigenti del programma e della rete che mi dicono che la settimana è saltata. “Rinviata”, per la precisione. Con tante scuse, ovviamente”.

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