Caso Mesiano, non si placano le polemiche

Non si sgonfiano le polemiche intorno al “caso Mesiano”. Il servizio mandato in onda da “Mattino 5” continua a provocare reazioni. Non sono bastate le scuse del direttore di Videonews, testata a cui fa capo la trasmissione di Canale 5, per chiudere il caso.

Claudio Brachino, in diretta, ha chiesto scusa al giudice Mesiano “se alcuni termini usati nel servizio lo hanno offeso”, ma allo stesso tempo si è scagliato contro le critiche, ritenute strumentali, di gran parte della stampa, Repubblica in testa. Il direttore ha voluto anche difendere la giornalista autrice del servizio, Annalisa Spinoso, divenuta “oggetto di pressioni e di insulti”.

Brachino si è assunto “la responsabilità giornalistica del pezzo” ed ha invocato la solidarietà del sindacato. Sostegno che non è tardato ad arrivare: “Nemmeno la critica più radicale alla fattura del pezzo – ha dichiarato il presidente dell’Fnsi, Roberto Natale – può legittimare insulti e minacce: né alla collega che ha firmato il pezzo, né al direttore di Videonews, Claudio Brachino”. “È chiarissimo – continua Natale – il limite che separa il dissenso sulle scelte professionali dei giornalisti dalla violenza, verbale e non solo. Questo limite nessuno deve permettersi di varcarlo”.

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“Mattino 5″ pedina il giudice Mesiano. Scoppia il caso

Un servizio di “Mattino 5” su Raimondo Mesiano, il giudice del processo Fininvest-Cir, e si scatena il caso. Lo scoop andato in onda su Canale 5 è un video di pochi minuti sulla vita privata del magistrato che, non più tardi di due settimane fa, ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per l’annullamento del lodo Mondadori risolto nel 1990 a favore del biscione in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.

Le immagini, che riprendono di nascosto il giudice nella sua vita privata durante una passeggiata domenicale, e il testo del servizio, che dipinge Mesiano come un tipo strano e stravagante per il fatto di indossare indumenti con combinazioni di colori inconsuete, hanno dato il via alla bufera. Durissime le critiche dell’Associazione nazionale magistrati che ha definito “una vergogna” far seguire il magistrato dalle telecamere mentre si fa radere dal barbiere o fuma una sigaretta seduto su una panchina di un giardino pubblico. Per il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini si tratta di “un’intollerabile intromissione nella privacy di una persona”.

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Dopo Repubblica tocca all’Unità. Berlusconi la querela per tre milioni di euro

Nel giorno delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, c’è un altro direttore in difficoltà. Concita De Gregorio, guida dell’Unità, si è vista citare per diffamazione insieme ad altri quattro colleghi del quotidiano, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La richiesta di risarcimento è di quelle che fanno tremare le gambe: 3 milioni di euro. Due milioni al giornale e 200.000 euro ciascuno ai cinque giornalisti chiamati in causa. Ad essere sotto accusa sono, in particolare, due numeri del giornale, quelli del 13 luglio e del 6 agosto 2009. In quelle edizioni la direttrice De Gregorio e le giornaliste Natalia Lombardo, Federica Fantozzi, l’editorialista Maria Novella Oppo e la scrittrice Silvia Ballestra avevano firmato alcuni articoli sugli scandali sessuali che hanno coinvolto il premier quest’estate.

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Querela di Berlusconi a Repubblica. Dure reazioni della stampa estera. E Ghedini querela anche loro

La stampa estera torna a occuparsi del nostro primo ministro, Silvio Berlusconi. Il motivo del nuovo interesse non poteva che essere la notizia dell’azione legale che gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno intrapreso nei confronti del quotidiano “La Repubblica” per le famose 10 domande rimaste senza risposta. Azione che ha scatenato dure critiche dai maggiori giornali stranieri. Ampio spazio dedicato quasi da tutte le testate alla vicenda, ritenuta un vera e propria intimidazione alla libertà di stampa. Insomma il premier dopo gli scandali di festini consumate nelle sue residenze con le escort di alto borgo e il recente scontro fra Stato e Chiesa torna a far parlare di sè.

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Querela di Berlusconi a Repubblica. Le reazioni di Ordine e Fnsi

“Apprensione e allarme”. Sono questi i sentimenti generati dalla querela di Silvio Berlusconi contro Repubblica, secondo il vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti Enrico Paissan.

La vicenda ha scatenato le dure repiche delle organizzazioni della stampa. Il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Roberto Natale, parla di un “attacco frontale al ruolo stesso del giornalismo” e dice che è tempo di “una grande iniziativa comune”. Il punto di partenza potrebbe essere un appello dei tre giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, pubblicato oggi da Repubblica.it. In poche ore, migliaia le firme raccolte contro il tentativo di “ridurre al silenzio la libera stampa” e “anestetizzare l’opinione pubblica”.

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Berlusconi porta in tribunale Repubblica. Diffamatorie le “dieci domande” al premier

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intenta causa a Repubblica e chiede un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L’Espresso, oltre a una somma da stabilire “a titolo di riparazione”. Per i legali del premier, infatti, sono “diffamatorie” le ormai famose “10 domande” formulate dal quotidiano il 26 giugno scorso.

La citazione in giudizio – riferisce Repubblica – firmata il 24 agosto, riguarda anche un articolo del 6 agosto dal titolo “Berlusconi ormai ricattabile”. Invitati a comparire al Tribunale di Roma sono Giampiero Martinotti, autore del pezzo contestato, il direttore responsabile di Repubblica, Ezio Mauro, e il gruppo L’Espresso.

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Nomine Rai, il 28 maggio manifestazione in difesa del pluralismo e del servizio pubblico

Una giornata in difesa dell’autonomia dell’informazione in Italia e nel servizio pubblico. L’hanno organizzata il sindacato dei giornalisti, l’FNSI, e l’USIGRAI per il 28 maggio prossimo. Anche la Cgil ha comuincato la sua adesione alla manifestazione.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Usigrai spiegano in un comunicato le motivazioni di questa scelta: “Il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio - si legge nel documento congiunto – rende più grave di sempre la tradizionale e pesante subordinazione della Rai ai voleri della politica. Il primo pacchetto di nomine, varato l’altro giorno, porta il segno offensivo di una decisione maturata fuori da viale Mazzini, con l’aggiunta del consueto scarso rispetto per le professionalità interne e con moltiplicazioni degli incarichi incompatibili con un’organizzazione razionale.”

“E’ rimasto inascoltato – continua la nota – l’appello del Presidente della Vigilanza, che evidentemente per alcuni va apprezzato ed elogiato solo finché le sue parole non toccano gli interessi concreti di qualche parte politica. Queste prime decisioni degli amministratori Rai contribuiscono a rendere ancora più scuro il quadro dell’autonomia dell’informazione in Italia, già esposto ai rischi di una limitazione del diritto di cronaca con il ddl Alfano o alle reazioni minacciose nelle quali incorre il giornalismo che ancora si ostini a fare domande. Anche per questo gli organismi internazionali continuano a guardare con preoccupazione all’anomalia italiana”.

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Cda Rai, nominati due direttori: Minzolini al Tg1 e Mazza a RaiUno

Augusto Minzolini è il nuovo direttore del Tg1, Maura Mazza il direttore di RaiUno. Sono questi i verdetti più importanti usciti dal Consiglio di amministrazione della Rai che ha dato il via libera alle nomine proposte dal direttore generale Mauro Masi.

Nominati anche i quattro vicedirettori generali che saranno Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano.

Le investiture sono avvenute in assenza dei consiglieri dell’opposizione che hanno lasciato la riunione nel momento in cui si è iniziato a parlare di nomine. La riunione è comunque proseguita con gli altri consiglieri, il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale. Tutti i presenti hanno votato a favore.

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Rai, dopo Santoro tocca alla Gabanelli: deferita al comitato etico. E la censura Rai finisce al Consiglio D’Europa

Milena Gabanelli, conduttrice Report.La Gabanelli come Santoro. Dopo le polemiche sulle puntate di “Annozero” dedicate al terremoto d’Abruzzo, ecco la notizia che la conduttrice di “Report”, Milena Gabanelli, sarebbe stata deferita al Comitato Etico della Rai per la puntata di Report della settimana settimana scorsa, dedicata alla “social card” e ai costi enormi che questa sarebbe costata alle casse dello Stato. L’inchiesta sembra non sia piaciuta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervistato durante la puntata, che avrebbe sollevato in prima persona la questione al Comitato etico della televisione di Stato.

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I direttori dei telegiornali Rai decisi in un vertice a palazzo Grazioli. Zavoli: non accetterò prevaricazioni

Probabile nuovo direttore del Tg1Le direzioni dei telegiornali Rai? Si decidono a casa del premier. In un vertice di oltre due ore a Palazzo Grazioli si sarebbero, infatti, assegnate le caselle più importanti dell’informazione Rai. Al Tg1, a quanto si apprende, andrebbe Clemente Mimun e al Tg2 Mario Orfeo o Augusto Minzolini, a Bianca Berlinguer sarebbe toccata la direzione del Tg3.

Dal vertice sarebbero usciti anche i nomi dei direttori di rete: Mauro Mazza a Raiuno, Susanna Petruni a Raidue (con Ida Colucci vice), Antonio Di Bella a Raitre in ballottaggio con Paolo Ruffini che corre per la riconferma. Piero Vigorelli andrebbe a dirigere le testate giornalistiche regionali e Carlo Rossella Rai Fiction.

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