Caso Boffo, Feltri al contrattacco: “Disgustoso il nostro attacco? E il reato?”

Vittorio Feltri non fa marcia indietro dopo le polemiche scatenate dalle accuse al direttore di Avvenire, Dino Boffo. Anzi, va al contrattacco: ”Il Cardinale Bagnasco giudica disgustoso il nostro attacco, ma non giudica disgustoso l’episodio che lo ha generato e di cui è stato protagonista Dino Boffo. Che razza di morale è questa? Da quando in qua raccontare un reato è peggio che commetterlo? Sua Eminenza è fuori strada, e come lui i quotidiani che si sono accodati acriticamente”.

In questi termini il direttore de “Il giornale”, nel suo editoriale di stamane, torna sul “caso Boffo”. Per difendersi dalle accuse di falso, Feltri pubblica in prima pagina il testo della Procura da cui si apprende dell’avvenuta esecuzione della pena inflitta ed il reato relativo al direttore dell’Avvenire.

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Divorzio Berlusconi-Lario, in “Tendenza Veronica” nessun accenno a patti di open marriage

Nel libro di Maria Latella “Tendenza Veronica”, appena edito dalla Bur-Rizzoli, non è contenuto il “presunto decennale patto di matrimonio aperto” tra i coniugi Berlusconi, come riportato dalla stampa estera.

Lo precisa la Rizzoli ricordando che “l’onorevole Niccolò Ghedini, avvocato del Presidente del Consiglio, ha diffidato gli organi di informazione dal riprendere stralci della nuova edizione del libro di Maria Latella, Tendenza Veronica. Secondo l’onorevole Ghedini, il volume conterrebbe notizie inveritiere riportate dalla stampa estera e poi riprese da una corrispondenza da Londra di Enrico Franceschini per La Repubblica”.

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Il Time bacchetta la stampa italiana: “Inaffidabile”

Se c’è qualcosa di sbagliato nella politica italiana, la colpa è anche della stampa del Belpaese: influenzata da industriali e politici, molto attenta ai potenti e poco ai lettori. L’atto di accusa arriva dal settimanale Usa Time, che lancia l’affondo: “Giornali italiani, fonti inaffidabili”.

In un Paese dove il primo ministro controlla le tv, solo una persona su dieci compra un quotidiano, contro una su cinque negli Stati Uniti e tre su cinque in Giappone, osserva Stephan Faris, citando i dati della World Association of Newspapers. “Agli italiani, a quanto pare, non interessa leggere le notizie”. E se il problema non stesse nell’appetito degli italiani per le notizie, ma in “quello che c’è sul menu?”.

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BBC accordo con giornali Gb: i suoi servizi sui siti internet dei quotidiani

Dalla fine di questo mese di luglio, la BBC fornirà parte del suo materiale video ai siti internet di quattro grandi giornali britannici in modo del tutto gratuito.

La mossa giunge dopo anni di discussioni tra l’emittente e le case editrici dei quotidiani, che accusavano la BBC di aver sconvolto il mercato usando il denaro del canone per irrompere su Internet.

I giornali potranno scegliere materiale audiovisivo di politica, economia, salute, scienza e tecnologia, purché che sia già uscito sul sito della Corporation.

Giornalismo scientifico in difficoltà. Al convegno Wcsj le possibili soluzioni

Il mondo del giornalismo è in difficoltà. Ancora di più lo è un settore dell’informazione da sempre lasciato un po’ ai margini: il giornalismo scientifico. L’argomento è stato approfondito durante il Wcsj 2009, la conferenza mondiale dei giornalisti scientifici che si è tenuto a Westminster in Inghilterra.

Dal convegno è uscito un quadro solo apparentemente roseo. Secondo una ricerca condotta da “Nature” il 59,1% di giornalisti scientifici ha visto aumentare il carico di lavoro negli ultimi 5 anni e ben l’11,13% degli articoli pubblicati nel 2008 parlavano di scienza. Per concludere il quadro il 40% di italiani ha dichiarato di leggere di scienza e tecnologia una o più volte la settimana sui quotidiani.

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La crisi presenta il conto, fatturati in grande calo per tutti i più importanti gruppi editoriali

Si è chiuso il primo semestre dell’anno orribilis dell’editoria italiana. Conti in rosso e perdite si sono registrati in tutti i grandi gruppi editoriali.

Rcs mediagroup archivia la prima metà dell’anno con una perdita netta di 65 milioni di euro contro l’utile di 36,5 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso a causa della “pesante fase recessiva” che continua a comprimere il settore.

Non va tanto meglio al gruppo editoriale “24 Ore” che chiude il primo semestre con una perdita di 9,2 milioni di euro, un risultato in netto peggioramento rispetto all’utile di 21,6 milioni dei primi sei mesi dell’anno scorso.

Leggermente meglio, ma fino ad un certo punto, la situazione del gruppo “Mondadori” che chiude i primi sei mesi del 2009, con un utile di 7,3 milioni, dopo aver registrato una perdita (-1,8 milioni) nel primo trimestre dell’anno. Il dato è comunque in forte calo rispetto all’utile di 36,7 milioni del primo semestre 2008.

Da Rcs fanno sapere che il gruppo ha già avviato un’incisiva serie di misure di contenimento dei costi anche se si rileva che nonostante i benefici del piano saranno superiori a quelli pianificati “la scarsa visibilità sulla dinamiche della raccolta pubblicitaria e l’indeterminatezza congiunturale di breve periodo fanno ipotizzare che nel 2009 il gruppo registri risultati significativamente negativi”.

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Crisi, i Cdr di Dnews e il Messaggero sul piede di guerra

Comitati di redazione sul piede di guerra al “Messaggero” e a “Dnews”. Il Cdr del quotidiano di Caltagirone e la società editrice del giornale si sono scontrati in un botta e risposta di comunicati al vetriolo dopo il primo dei quattro giorni di sciopero dei giornalisti, che ha impedito ai lettori di trovare il giornale in edicola sabato scorso. L’organo sindacale di Dnews, invece, ha rimandato al mittente il piano di ristrutturazione proposto dall’editore.

“Il Comitato di redazione del Messaggero si scusa con i lettori – hanno scritto in un comunicato i giornalisti del Crd del quotidiano romano – che ieri non hanno potuto trovare il giornale in edicola. Abbiamo deciso uno sciopero in risposta al grave comportamento della società editrice, che ha fatto finta di aprire una trattativa con i giornalisti, per poi ribadire, dopo quaranta giorni di incontri fra le parti, la stessa strage di posti di lavoro, 48, e cioè un quarto dell’intera redazione, indicata all’inizio degli incontri per il piano di crisi. Una crisi, lo ribadiamo ancora, che certo esiste nell’editoria come in tutto il paese, ma che al Messaggero, giornale strutturalmente sano, capace di produrre 277 milioni di utili dal 2000 ad oggi, è stata ingigantita. L’azienda sembra aver fretta di portare la procedura di crisi al ministero del Lavoro, come se fosse certa di poter ottenere tutto quello che vuole”.

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Rischio stato di crisi al Corriere della Sera

Il Corriere della Sera rischia lo “stato di crisi”. La crisi che sta colpendo l’editoria italiana ha raggiunto anche il primo giornale italiano per diffusione. Sulla divisione Quotidiani di Rcs Mediagroup, infatti, aleggia la possibilità che l’azienda ricorra a questa procedura per avviare i prepensionamenti.

Si sarebbe parlato proprio di questo argomento negli incontri fiume, terminati solo a notte fonda, tenutisi negli ultimi due giorni tra i top manager del gruppo editoriale e le rappresentanze sindacali.

Ancora molto distanti le posizioni tra le parti. La dirigenza sarebbe pronta a ridurre da 88 a 70 il numero dei prepensionamenti al Corriere della Sera, mentre il comitato di redazione del quotidiano chiede che le uscite siano limitate a 50.

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USA, il New York Times vende il Boston Globe

Non c’è pace per il Boston Globe. Dopo aver rischiato la chiusura poco più di un mese fa, ora lo storico quotidiano di Boston è stato messo in vendita al miglior offerente dal gruppo editoriale del New York Times, che controlla il giornale.

Gli editori del Times avrebbero già incaricato la Goldman Sachs per studiare un eventuale processo di vendita del quotidiano che ha 137 anni di storia. A partire dalla prossima settimana la società inizierà ad esaminare le prime offerte avanzate.

Il Boston Globe, uno dei più influenti quotidiani Usa, è stato recentemente teatro di forti scontri tra dirigenza e sindacati in merito alla necessità di effettuare delle riduzioni salariali, a detta dell’editore indispensabili per la sua sopravvivenza. Alla fine di una trattativa serrata si era riusciti a scongiurare lo stop delle rotative, ma i rapporti tesi tra azienda e sindacato erano continuati.

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Chicago: I magnati dell’editoria USA a riunione per il futuro della stampa

I manager dei maggiori gruppi editoriali americani hanno dato vita, lo scorso fine settimana, a una riunione riservata a Chicago nella quale sono state discusse strategie per permettere il pagamento online dei contenuti giornalistici e per difendere la proprietà intellettuale.

La riunione, in un albergo nei pressi dell’aeroporto internazionale di Chicago, avrebbe dovuto restare con ogni probabilità segreta, ma è stata svelata dal sito della rivista The Atlantic. Secondo quanto ha riferito il magazine specializzato “Editor and Publisher”, a promuovere l’iniziativa è stata la Newspaper Association of America (l’organizzazione degli editori dei quotidiani), sulla scia di audizioni che si sono tenute in Congresso sul futuro della carta stampata.

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