Minacciato e costretto alla clandestinità un giornalista russo collega della Politkovskaia

Minacciato ripetutamente e costretto a vivere in clandestinità. A subire tutto ciò è il giornalista russo
Alexadr Podrabinek (nella foto), collaboratore da Mosca di “Radio France Internationale” nonché reporter della “Novaia Gazeta”, il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaia.

Le prime minacce sono arrivate in seguito alla pubblicazione, lo scorso 21 settembre, di un servizio sui crimini del regime sovietico, sul sito di informazione www.ej.ru. L’articolo ha provocato ha provocato la durissima reazione da parte dei movimenti patriottici russi e una campagna di odio contro il giornalista. Il suo numero di telefono è stato pubblicato su molti siti che incoraggiavano i “patrioti” a minacciare Podrabinek. Diverse persone si sono presentate al giornale, altri si sono fatti passare per postini o corrieri con l’intento di penetrare nella sua abitazione. Temendo per la vita sua e della sua famiglia il giornalista è stato costretto a trovare rifugio in un luogo segreto.

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Corriere mercantile di Genova perquisito dalla polizia

Pubblicazione di notizie coperte da segreto investigativo. Con questa accusa un redattore del Corriere Mercantile di Genova si è visto perquisire dalla polizia, prima l’abitazione e successivamente la propria postazione in redazione. Gli agenti, che hanno agito su ordine del Pm Andrea Canciani, hanno sequestrato il telefono cellulare del giornalista, alcune agende e i suoi computer, quello di casa e quello al giornale.

Le perquisizioni sono dovute ad un articolo pubblicato sul quotidiano genovese il 22 settembre scorso, dedicato alla vicenda dello zaino pieno di esplosivo rimasto per anni giacente nel deposito bagagli della stazione di Genova Principe e scoperto solo in occasione di un inventario con consegna delle cose non ritirate dai proprietari, ad associazioni benefiche. Il servizio intitolato “Zaino bomba: un testimone, vi racconto la verità” portava alla luce una parte ancora inedita dell’indagine attraverso le dichiarazioni di un 50enne pluripregiudicato.

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Boffo-Feltri botta e risposta tra Giornale e Avvenire. Ma il Gip non fa pubblicare gli atti

I vescovi italiani disponevano dell’”informativa” sul caso Boffo. L`avevano ricevuta insieme con la copia del certificato generale del casellario giudiziale. Continua l’offensiva del Giornale e del suo direttore Vittorio Feltri contro Dino Boffo e quelli che definisce i “falsi moralisti”. L’articolo compare in prima pagina, sotto un titolo a nove colonne.

“Il sito internet Dagospia ha pubblicato ieri – aggiunge Il Giornale -ieri la testimonianza di “un monsignore ben addentro alle liturgie della Santa Sede”, secondo il quale “l’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari il Papa e Bertone”.

Sul tema Il Giornale ospita una dura lettera del Vescovo di Como, mons. Coletti, che definisce la pubblicazione dell’informatica “operazione pericolosa e immorale”. Mons. Coletti si chiede quali siano stati i criteri alla base della scelta di Feltri di pubblicare l’informativa: “Il fondato sospetto, confermato dalla testimonianza di tanti onesti e sconsolati giornalisti, è che fra i tanti criteri abbiano troppo spesso la prevalenza soprattutto due: far piacere all’editore di riferimento (leggi: il padrone) e vendere più copie del giornale”. “Continua ad essere pericoloso – scrive mons. Coletti – erigersi a giudici dei peccati altrui”.

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Caso Boffo, per Vian dell’Osservatore Romano editoriali di Avvenire esagerati

“E’ vero, sulle vicende private di Silvio Berlusconi non abbiamo scritto una riga. Ed è una scelta che rivendico, perché ha ottime ragioni”. Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore romano, prende le distanze da un giornalismo che “pare diventato – osserva in un colloquio pubblicato dal Corriere della sera – la prosecuzione della lotta politica con altri mezzi. Segno che la politica, in tutti i suoi schieramenti, è piuttosto debole. Infatti da alcuni mesi la contesa tra partiti – spiega – sembra svolgersi soprattutto sui giornali, che hanno assunto un ruolo non soltanto informativo, come mostrano anche le vicende degli ultimi giorni”.

Non si placano le polemiche dopo le accuse del Giornale a Dino Boffo, diretore del quotidiano Avvenire, reo, secondo il quotidiano di Feltri, di aver scritto alcuni editoriali molto duri contro il premier e la sua condotta morale. Sulla solidarietà a Dino BoffoVian non discute ma esprime qualche perplessità sulle scelte di Avvenire: “Non si è forse rivelato imprudente ed esagerato – chiede – paragonare il naufragio degli eritrei alla Shoah, come ha suggerito un editorialista del quotidiano cattolico?”.

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Il Giornale attacca Boffo, direttore di Avvenire. Berlusconi si dissocia

Il Giornale attacca il “grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire”, il dottor Dino Boffo, per una torbida vicenda a sfondo sessuale, chiusa con patteggiamento cinque anni fa. Ed è subito polemica. Nell’articolo pubblicato oggi in prima pagina sul quotidiano della famiglia Berlusconi, dal titolo “Il supermoralista condannato per molestie, il direttore Feltri sostiene che “Visti i precedenti Boffo non può permettersi di condannare i comportamenti del premier verso cui “recentemente, in più d’una occasione, si è sentito in obbligo di esprimere giudizi severi”.

Lui si difende: “È killeraggio giornalistico allo stato puro”, è “una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie”.

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Libero, Mario Giordano nuovo collaboratore

Da oggi Mario Giordano, prossimo direttore del tg Studio aperto di Italia1 ed ex direttore de Il Giornale, è un nuovo collaboratore del quotidiano Libero, diretto da Maurizio Belpietro. Il suo primo intervento, pubblicato in prima pagina, è dedicato al tema dell’immigrazione con forti critiche alla politica dell’Ue in materia.

Giordano è stato direttore de Il Giornale fino al 21 agosto scorso quando è stato sostituito da Vittorio Feltri, a sua volta ex direttore di Libero. Nel suo editoriale di commiato ai lettori Giordano scrisse: “Voglio che sappiate che non è dipeso da me. Non avrei voluto”.

La legge bavaglio passa alla camera: i giornalisti protestano

Il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni è legge per metà. Il provvedimento, blindato dalla questione di fiducia posta dalla maggioranza, è passato alla Camera. Per l’approvazione finale ora manca il sì del Senato che avverrà in settimana.

La norma, ribattezzata dagli oppositori “legge bavaglio”, pone seri limiti all’utilizzo delle intercettazioni nell’attività di indagine (potranno essere richieste solo se già sussistono “gravi indizi di colpevolezza” e solo per i reati che prevedano pene superiori a 5 anni di carcere) e alla loro divulgazione a mezzo stampa.

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Marco Travaglio non diffamò Del Noce: lo ha deciso la Cassazione

Marco Travaglio e Antonio Padellaro sono stati prosciolti definitivamente dall’accusa di aver diffamato, in un articolo pubblicato sull’Unità il 6 marzo 2007, l’ex direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce. Lo ha deciso la corte di Cassazione che ha respinto il ricorso di Del Noce il quale, senza successo, aveva chiesto alla Suprema Corte di annullare l’assoluzione.

I supremi giudici (sentenza 22659) osservano che il proscioglimento deciso dal Gip del Tribunale di Roma, lo scorso 11 dicembre, sottolinea come i fatti riportati “nella loro storicità” sono “veritieri”, con riferimento alle scelte di Del Noce “relative all’eliminazione del programma di Biagi, alla conduzione del Festival di Sanremo, allo spostamento a tarda serata del programma di Arbore”.

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“Le Monde” festeggia il numero 20000.

Le Monde brinda al suo numero 20.000. Un traguardo storico per il quotidiano transalpino, che uscì per la prima volta il 19 dicembre 1944 e oggi, per festeggiare l’anniversario, pubblica un inserto speciale con 20 copertine scelte, dal 1945 ad oggi, dalla morte di Hitler all’elezione del presidente americano Barack Obama.

E’ stato, così, possibile rispolverare storiche prime pagine, come quella del 3 maggio ’45 in cui il giornale proponeva un grande “Hitler è morto” e, in basso, più piccolo “La fine del duce”. Oppure quella dell’edizione del 24-25 novembre ’63 in cui, dopo la morte di JFK, il giornale usciva con “L’omicidio di John Kennedy solleva costernazione e preoccupazione”, mentre il 22 luglio del ’69 annunciava: “Due uomini hanno calcato il suolo della Luna”.

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Travaglio gioie e dolori, a Berlino premiato a Roma condannato

Giornata di sentimenti contrastanti, quella di ieri, per Marco Travaglio. Mentre a Berlino il giornalista torinese, collaboratore di Michele Santoro ad “Annozero”, riceveva un importante premio giornalistico dedicato alla libertà di stampa, a Roma veniva condannato in primo grado per aver diffamato, con un articolo del maggio 2007 sull’Unità, il direttore di Raiuno, Fabrizio del Noce.

Solo un caso? Certamente si, ma a ben guardare l’incrocio dei due eventi può far riflettere. Ecco i fatti: Travaglio a Berlino è stato premiato dell’associazione dei giornalisti tedeschi Djv, “per il suo coraggioso e instancabile impegno per la libertà di stampa in Italia” e “per la sua tenacia nel continuare a criticare anche là dove gli altri hanno rinunciato da tempo“. Parole e musica del presidente del Djv, Michael Konken.

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