Boffo-Feltri botta e risposta tra Giornale e Avvenire. Ma il Gip non fa pubblicare gli atti

I vescovi italiani disponevano dell’”informativa” sul caso Boffo. L`avevano ricevuta insieme con la copia del certificato generale del casellario giudiziale. Continua l’offensiva del Giornale e del suo direttore Vittorio Feltri contro Dino Boffo e quelli che definisce i “falsi moralisti”. L’articolo compare in prima pagina, sotto un titolo a nove colonne.

“Il sito internet Dagospia ha pubblicato ieri – aggiunge Il Giornale -ieri la testimonianza di “un monsignore ben addentro alle liturgie della Santa Sede”, secondo il quale “l’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari il Papa e Bertone”.

Sul tema Il Giornale ospita una dura lettera del Vescovo di Como, mons. Coletti, che definisce la pubblicazione dell’informatica “operazione pericolosa e immorale”. Mons. Coletti si chiede quali siano stati i criteri alla base della scelta di Feltri di pubblicare l’informativa: “Il fondato sospetto, confermato dalla testimonianza di tanti onesti e sconsolati giornalisti, è che fra i tanti criteri abbiano troppo spesso la prevalenza soprattutto due: far piacere all’editore di riferimento (leggi: il padrone) e vendere più copie del giornale”. “Continua ad essere pericoloso – scrive mons. Coletti – erigersi a giudici dei peccati altrui”.

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Berlusconi porta in tribunale Repubblica. Diffamatorie le “dieci domande” al premier

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intenta causa a Repubblica e chiede un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L’Espresso, oltre a una somma da stabilire “a titolo di riparazione”. Per i legali del premier, infatti, sono “diffamatorie” le ormai famose “10 domande” formulate dal quotidiano il 26 giugno scorso.

La citazione in giudizio – riferisce Repubblica – firmata il 24 agosto, riguarda anche un articolo del 6 agosto dal titolo “Berlusconi ormai ricattabile”. Invitati a comparire al Tribunale di Roma sono Giampiero Martinotti, autore del pezzo contestato, il direttore responsabile di Repubblica, Ezio Mauro, e il gruppo L’Espresso.

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Garante privacysu stupro di Primavalle: non si possono pubblicare dati sensibili di vittime di violenza

È vietato diffondere notizie e dettagli che rendano identificabili le vittime di violenza sessuale. Con questo nuovo monito il Garante della Privacy è intervenuto ancora una volta in tema di informazione e dati sensibili. L’Autorità è tornata sull’argomento, con un provvedimento di cui è stato relatore Mauro Paissan, in seguito al caso dello “stupro di Primavalle”, quello della donna aggredita e violentata il giorno di San Valentino.

Per lo stupro era stato arrestato Karol Racz, rumeno conosciuto con il soprannome di “faccia da pugile”, poi scarcerato dal Tribunale del Riesame dopo 35 giorni di carcere a Regina Coeli. L’inchiesta, ancora aperta, vede ora implicati altri connazionali dell’uomo. La vittima dello stupro si era rivolta al Garante perché i dettagli personali (dal nome all’età, dalla professione all’area dove viveva, fino al colore dei suoi capelli) forniti da alcuni quotidiani, anche via web, la rendevano inequivocabilmente identificabile.

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Pignorati i giornalisti de “I siciliani”… dopo 25 anni dalla chiusura

Si chiamava “I siciliani” ed era il periodico fondato da Giuseppe Fava, giornalista ucciso dalla mafia nel 1984 (nella foto). Nonostante l’uccisione del direttore e il rischio evidente per l’incolumità, alcuni cronisti, tra cui il figlio del direttore Claudio Fava, continuarono a pubblicare il giornale, e per altri tre anni il quotidiano fu in edicola. La coraggiosa esperienza di denuncia dei cronisti catanesi si concluse nel 1987. Oggi a circa 25 anni di distanza, il tribunale di Catania batte cassa e dispone il pignoramento dei beni dei responsabili del “I siciliani”.

Per alcuni debiti contratti all’epoca, Claudio Fava e altri giornalisti del quotidiano, nei giorni scorsi hanno ricevuto la visita dell’ufficiale giudiziario che gli ha pignorato alcuni beni. In tutto dovranno pagare circa 90 mila euro: solo una parte della somma servirà a saldare le spese del giornale e andrà agli eredi dei creditori, nel frattempo morti. Il resto servirà a pagare le spese del giudizio fallimentare e gli interessi.

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