Fnsi, i free lance ottengono una rappresentanza nel sindacato

FnsiSi chiamerà Commissione lavoro autonomo e sarà l’organo della Federazione nazionale della stampa che rappresenterà gli interessi sindacali dei giornalisti free lance. “Da oggi i giornalisti freelance hanno la loro rappresentanza sindacale permanente all’interno della Fnsi – si legge nel comunicato diffuso dal sindacato -. Il Consiglio nazionale, su proposta della Giunta esecutiva, ha infatti approvato la costituzione della commissione.”

“La nuova Commissione – continua la nota – sarà articolata a livello regionale, e verrà eletta direttamente dai colleghi freelance. La Commissione opererà in stretto collegamento con la Giunta esecutiva e la Segreteria nazionale della Fnsi per tutte le attività di tutela degli interessi professionali, contrattuali, previdenziali e assistenziali dei lavoratori autonomi”.

È stata confermata, inoltre, l’Assemblea nazionale dei freelance, alla quale la Giunta esecutiva ha conferito nuovi compiti, oltre a varare l’istituzione di Assemblee regionali dei giornalisti lavoratori autonomi. Il nuovo organo, conclude la nota “risponde alle richieste giunte dai colleghi freelance di tutta Italia, che hanno chiesto – nel corso di numerose riunioni organizzate dalla Fnsi e dalle Associazioni regionali a livello nazionale e locale – una rappresentanza sindacale nella forma di una struttura permanente all’interno della Federazione.”

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Uffici stampa, svolti a Roma gli “stati generali” contro la loro solitudine

del boca uff. stampaGli addetti stampa non sono soli. Ad assumersi l’impegno non abbandonare al proprio destino una categoria che impegna sempre più professionisti, sono stati l’Ordine dei giornalisti e la Federazione Nazionale della stampa.

In quelli che sono stati ribattezzati come gli stati generali degli uffici stampa, si è parlato della “solitudine” di questa categoria, un universo sempre più ampio ma ancora privo di tutele contrattuali condivise e in cuivige una grossa confusione a livello normativo. In particolar modo nel settore degli uffici stampa del settore privato.

Svoltosi stamani, a Palazzo Valentini sede della Provincia di Roma, il convegno, è stato organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

Il presidente dell’Oridine, Lorenzo Del Boca e il segretario della Fnsi Franco Siddi nei loro interventi hanno sottineato di comune accordo come oggi come oggi la questione uffici stampa è una questione di democrazia, di partecipazione e controllo dei cittadini amministrati alle scelte degli amministratori. Ma esiste anche un versante, hanno sottolineato altri intervenuti, molto importante e ancora largamente sconosciuto: quello rappresentato dagli uffici stampa nel settore privato, dove spesso si registrano fenomeni di confusione deontologica.

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Usa, una ricerca universitaria propone aiuti di Stato per i giornali

Torna a farsi strada negli Stati Uniti l’ipotesi di aiuti governativi alle imprese editoriali per fronteggiare la crisi del settore. Già qualche tempo fa il presidente Obama si era detto possibilista in materia, nel caso venisse presentata una proposta seria al Congresso. Ora a ribadire il concetto ci ha pensato un rapporto della Columbia University, dal titolo “The Reconstruction of American Journalism”.

Il rapporto di 36 pagine è stato stilato da Michael Shudson, docente della facoltà, e da Leonard Downie Jr., per 17 anni penna di punta e poi manager al Washington Post. Secondo i due studiosi: “la società americana si deve assumere la responsabilità collettiva di sostenere il giornalismo indipendente in un ambiente economico che è profondamente cambiato”, per questo conclude la ricerca per salvare l’informazione su carta saranno necessari sussidi pubblici.

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Crisi Usa, Obama pronto a misure salva giornali. Ma gli americani non si fidano più dei media

Barack Obama è pronto a correre in soccorso all’editoria americana in crisi. Proprio mentre una ricerca stabilisce che l’80 per cento degli statunitensi è scettico sulla credibilità dell’informazione, il presidente USA tende la mano ai media.

Intervistato nello studio ovale dalla “Pittsburgh Post-Gazette” e dal “Toledo Blade”, Obama si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali, a patto che questi accettino di ristrutturarsi come entità no profit. Finora la casa Bianca aveva sempre escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Ora la prima apertura, dettata dalla convinzione che il buon giornalismo sia “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”.

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Google studia come far pagare le news online

Rupert Murdoch ha un nuovo alleato nella sua battaglia per le news online a pagamento: Google. Il motore di ricerca americano, che proprio in questi giorni sta avendo non pochi problemi con gli editori di tutto il mondo, ha ideato un metodo di pagamento con cui far pagare l’informazione sulla rete.

A diffondere la notizia il Nieman Journalism Lab, il centro di ricerca sui media dell’Università di Harvard. Secondo il centro, il colosso di Mountain View avrebbe già sottoposto il progetto all’Associazione dei giornali americani (Naa). La proposta di Google si baserebbe sul modello dei “micropagamenti” pensato appositamente per l’industria dell’informazione. Il punto di riferimento in questo senso è il sistema analogo usato da Apple per la musica (iTunes) e le applicazioni dei cellulari (AppStore).

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Daniele Soragni è il primo giornalista in un reality

Il mondo del giornalismo sbarca sui reality show. Il primo reporter ad avere questo “onore” o, dipende dai punti di vista “disonore”, sarà Daniele Soragni, storica firma e inviato di “Tv Sorrisi e Canzoni”, che farà parte del gruppo dei tredici prescelti per “La Tribù – Missione India” (al via il prossimo 16 settembre su Canale 5 con la conduzione di Paola Perego).

Sul numero di Sorrisi, in edicola da oggi (25 agosto) il sessantunenne rivelerà i retroscena del suo ingaggio: la proposta arrivata dal direttore Alfonso Signorini, la lista del bagaglio da portare, la preparazione psicofisica per l’avventura e la lunga serie di analisi mediche alla quale si è sottoposto nei giorni scorsi, come gli altri concorrenti del reality, prima della partenza il prossimo 9 settembre.

Venezuela, Chavez prepara la legge contro i “delitti mediatici”

Ugo Chavez vuole introdurre in Venezuela la categoria dei “delitti mediatici”, con un progetto di legge che prevede dure condanne penali contro giornalisti ed editori liberi. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana sostiene con forza e con tutti gli strumenti possibili l’opposizione della Federazione dei Giornalisti dell’America Latina e dei Caraibi (Fepalc) a questa dura forma di censura.

Questo progetto, cui si aggiunge la decisione di chiudere 34 emittenze radiofoniche è una deriva da oscuro regime, quella del presidente venezuelano, che deve essere sconfitta da una incisiva azione di denuncia internazionale, cui la Fnsi partecipa attivamente con la Fepalc, che sostiene da un decennio nelle sue lotte per l’indipendenza dell’informazione, e con la IFJ, la Federazione Internazionale dei Giornalisti di cui entrambe fanno parte.

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Crisi, i Cdr di Dnews e il Messaggero sul piede di guerra

Comitati di redazione sul piede di guerra al “Messaggero” e a “Dnews”. Il Cdr del quotidiano di Caltagirone e la società editrice del giornale si sono scontrati in un botta e risposta di comunicati al vetriolo dopo il primo dei quattro giorni di sciopero dei giornalisti, che ha impedito ai lettori di trovare il giornale in edicola sabato scorso. L’organo sindacale di Dnews, invece, ha rimandato al mittente il piano di ristrutturazione proposto dall’editore.

“Il Comitato di redazione del Messaggero si scusa con i lettori – hanno scritto in un comunicato i giornalisti del Crd del quotidiano romano – che ieri non hanno potuto trovare il giornale in edicola. Abbiamo deciso uno sciopero in risposta al grave comportamento della società editrice, che ha fatto finta di aprire una trattativa con i giornalisti, per poi ribadire, dopo quaranta giorni di incontri fra le parti, la stessa strage di posti di lavoro, 48, e cioè un quarto dell’intera redazione, indicata all’inizio degli incontri per il piano di crisi. Una crisi, lo ribadiamo ancora, che certo esiste nell’editoria come in tutto il paese, ma che al Messaggero, giornale strutturalmente sano, capace di produrre 277 milioni di utili dal 2000 ad oggi, è stata ingigantita. L’azienda sembra aver fretta di portare la procedura di crisi al ministero del Lavoro, come se fosse certa di poter ottenere tutto quello che vuole”.

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