Sindacato contro Ordine dei giornalisti. E’ guerra aperta sull’accesso alla professione

Sindacato contro Ordine dei giornalisti. È guerra aperta tra i due organi istituzionali sul problema dell’accesso alla professione. Nelle ultime ore il faccia a faccia si è fatto sempre più duro e i comunicati sempre più velenosi. La Fnsi accusa l’ordine di attuare una politica “incomprensibile”, l’Ordine risponde parlando di “delirio del sindacato”.

Ma la polemica ha radici profonde. Le prime scaramuccie si erano avute il 16 gennaio scorso quando i vicesegretari della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, intervenendo in due assemblee di giornalisti free lance a Catania e Palermo, affermano: “No a nuove fabbriche di disoccupati, questa gestione dell’accesso da parte dell’Ordine nazionale dei giornalisti sta portando la professione al collasso”.

Alle accuse aveva replicato prontamente il presidente dell’ordine nazionale, Lorenzo del Boca: “Non bastano infondate accuse all’Odg per scaricarsi la coscienza”.

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Polemica sull’accesso alla professione. Del Boca risponde all’Fnsi

lorenzo_del_bocaSovrabbondanza di giornalisti e accesso “universitario” alla professione. Infiamma la polemica tra sindacato e ordine. Qualche giorno fa l’Fnsi aveva lanciato l’accusa dalla Sicilia, durante il primo convegno dei free lance dell’isola. Troppi giornalisti ad intasare un settore già saturo che portano allo sfruttamento dei lavoratori presi per il collo da una concorrenza sfrenata.

A finire nell’occhio del ciclone, ancora una volta, erano stati i meccanismi di accesso alla profesione, in particolare la via universitaria e quelle delle scuole di giornalismo gestite dall’Ordine nazionale.

La risposta dell’Odg è arrivata puntuale, attraverso le parole del suo presidente, Lorenzo Del Boca. “Non bastano infondate
accuse all’Odg per scaricarsi la coscienza – ha scritto Del Boca in un comunicato apparso sul sito dell’Ordine – “Eliminare il percorso universitario significa, invece, contraddire il dibattito che la categoria ha sviluppato negli ultimi venti anni. Una scuola che preceda l’ingresso nella professione e una solida preparazione scientifica sono stati considerati la condizione indispensabile per poter praticare il mondo dell’informazione, in costante e, qualche volta, caotica evoluzione, dominato da questioni anche lessicalmente complicate”.

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Editoriale di Minzolini al Tg1: “Manifestazione assurda”. E il Cdr sfiducia il direttore

“Mai stati schierati, il Tg1 è di tutti”. Con queste dure parole il comitato di redazione del Tg1 ha preso le distanze dal suo direttore Augusto Minzolini che, sabato sera subito dopo la manifestazione di piazza del Popolo in difesa della libertà di stampa, durante l’edizione delle 20 del Tg, aveva definito, “assurda” la protesta organizzata dal sindacato dei giornalisti.

Nel suo editoriale, Minzolini aveva definito l’informazione “teatro di uno scontro di potere” e bollato la manifestazione come simbolo della “volontà di insediare un regime mediatico”. Il giorno dopo le parole di Minzolini arriva la reazione del Cdr del Tg1 composto da Alessandro Gaeta, Claudio Pistola e Alessandra Mancuso. L’organizzazione sindacale ha chiesto ai vertici aziendali di essere convocato con urgenza “per esprimere le proprie preoccupazioni”.

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Caos Rai: Annozero, Report e Parla con me ancora nella bufera. La Vigilanza convoca Romani

La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei vertici di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.

La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’azienda nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.

Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla commissione di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il viceministro aveva avuto un colloquio privato con Zavoli, al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto viceministro al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della commissione di Vigilanza , Zavoli, che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.

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Annozero, appello di Santoro agli spettatori: “diffondete gli spot”

La Rai non fa pubblicità ad Annozero? Santoro ha deciso di farsela da solo. L’ultima idea del popolare conduttore di Raidue è quella di promuovere la sua trasmissione attraverso la rete e il passaparola degli spettatori.

In polemica con i vertici aziendali, che secondo lui starebbero evitando deliberatamente di promuovere il suo programma a pochi giorni dalla prima puntata, sul sito di Annozero spunta un appello: “Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d’inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi”. E gli spot, diffusi su facebook e youtube, si sono diffusi subito a macchia d’olio. Insomma il braccio di ferro tra Santoro e mamma Rai continua.

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Querela di Berlusconi a Repubblica. Dure reazioni della stampa estera. E Ghedini querela anche loro

La stampa estera torna a occuparsi del nostro primo ministro, Silvio Berlusconi. Il motivo del nuovo interesse non poteva che essere la notizia dell’azione legale che gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno intrapreso nei confronti del quotidiano “La Repubblica” per le famose 10 domande rimaste senza risposta. Azione che ha scatenato dure critiche dai maggiori giornali stranieri. Ampio spazio dedicato quasi da tutte le testate alla vicenda, ritenuta un vera e propria intimidazione alla libertà di stampa. Insomma il premier dopo gli scandali di festini consumate nelle sue residenze con le escort di alto borgo e il recente scontro fra Stato e Chiesa torna a far parlare di sè.

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Direzione RaiTre. I dirigenti difendono Paolo Ruffini

Dopo giorni di polemica politica, dentro e fuori la Rai sul rinnovo del vertice di Raitre, i dirigenti della rete, escono allo scoperto e in una lettera spiegano che “trovano doveroso esprimere tutto il loro stupore ed il loro sconcerto per il persistere di notizie relative alla sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini”.

“Questa ipotesi – a loro avviso – non solo non è legata ad una scadenza del mandato ma è priva di qualsiasi motivazione editoriale o professionale e avrebbe effetti fortemente negativi sull’immagine e la credibilità del servizio pubblico mettendo di fatto in discussione la continuità di una linea editoriale vincente in termini di qualità, ascolti, immagine, innovazione e rispetto delle compatibilità economiche”.

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Il Giornale attacca Boffo, direttore di Avvenire. Berlusconi si dissocia

Il Giornale attacca il “grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire”, il dottor Dino Boffo, per una torbida vicenda a sfondo sessuale, chiusa con patteggiamento cinque anni fa. Ed è subito polemica. Nell’articolo pubblicato oggi in prima pagina sul quotidiano della famiglia Berlusconi, dal titolo “Il supermoralista condannato per molestie, il direttore Feltri sostiene che “Visti i precedenti Boffo non può permettersi di condannare i comportamenti del premier verso cui “recentemente, in più d’una occasione, si è sentito in obbligo di esprimere giudizi severi”.

Lui si difende: “È killeraggio giornalistico allo stato puro”, è “una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie”.

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Rai nominati i vicedirettori di Raiuno e Tg1. I consiglieri del Pd se ne vanno

È ancora scontro in seno al Cda Rai che ieri ha nominato i vicedirettori di Rai Uno e del Tg1. Questi i nomi degli eletti: per il Tg1, i giornalisti Andrea Giubilo, Claudio Fico, Gennaro Sangiuliano, Susanna Petruni e Fabrizio Ferragni. Per Rai Uno, Vilfredo Agnese (Vicario), Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Come direttore del palinsensto è stato scelto Angelo Teodoli.

Le nomine sono avvenute in assenza dei due consiglieri di centro sinistra, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, che hanno disertato l’incontro in polemica con le scelte del Consiglio di Amministrazione. Anche il Presidente del Cda, Paolo Garimberti, si è astenuto sui nomi dei vice-direttori di Rai Uno e ha votato no alla nomina di Gianluigi Paragone, direttore pro-tempore di Libero, in quanto esterno.

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Berlusconi contro la stampa estera: attacchi del Times dovuti all’aumento dell’iva a Sky. Ma il giornale londinese non fa retromarcia

Spero che non sia così, ma l’apparenza è quella”. Con queste parole il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risposto ai microfoni di “Sky Tg24 Pomeriggio”, a chi gli chiedeva se sia realmente convinto che gli editoriali del Times, molto critici nei suoi confronti, siano dovuti al deterioramento dei suoi rapporti con Rupert Murdoch, dopo l’aumento dell’Iva a Sky Italia.

Il Times, infatti, è uno dei giornali controllati dal magnate australiano dell’editoria che dirige anche Sky Italia. Berlusconi ha approfittato dell’occasione, in qualità di ospite di di Sky, pay-tv del gruppo News Corp, per ribadire che quella sull’Iva “è stata una richiesta rivolta dall’Ue al Governo Prodi. Non c’era possibilità di non dare seguito a questa richiesta”.

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