Scritto Giovedì 22 Ottobre 2009 da Andrea Tirone
I grandi nomi del web uniti per la neutralità della rete. L’insolita alleanza è dovuta alla prossima riunione della Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, che avrà all’ordine del giorno la riscrittura delle regole di Internet. Così Google, Skype, Twitter, YouTube, Facebook, Mozilla, Linkedin (per citare solo i più conosciuti) hanno deciso di firmare una lettera, inviata al presidente della Commissione, Julius Genachowski, per ribadire la propria posizione. La richiesta è che non venga messo in pericolo il principio che fino a oggi ha garantito eguaglianza a tutti gli utenti del web, ovvero l’impossibilità, per i provider, di stabilire chi deve navigare più veloce e chi più lento, magari in base a quanto è costosa la sua connessione.
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Scritto Martedì 8 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Sono due storie molto diverse ma anche molto simili quelle che hanno accomunato in questi giorni Sayed Pervez Kambaksh e Christian Poveda. Due giornalisti, in parti diverse del mondo, finiti nei guai solo per aver fatto il proprio lavoro. Due storie con finali, purtroppo, tragicamente opposti.
Sayed Pervez Kambaksh era stato condannato a morte per blasfemia da un tribunale islamico di Maza-i-Sharif il 22 gennaio del 2008. Ora, dopo due anni di prigionia, è tornato ad essere un uomo libero. A porre fine alla sua reclusione, la grazia concessa dal presidente afghano Karzai.
La sua vicenda aveva fatto scalpore all’epoca dei fatti, tanto che anche la diplomazia internazionale si era mobilitata per la sua liberazione. Kambaksh, 24enne giornalista afghano, si era “guadagnato” la condanna a morte per aver scaricato da un sito iraniano materiale informativo sui diritti delle donne e l’Islam. La sentenza aveva provocato l’intervento delle associazioni di giornalisti di tutto il mondo e di numerosi governi, in primo luogo quello Usa con il segretario di Stato Condoleeza Rice. Anche l’Unione Italiana Cronisti aveva richiamato l’attenzione sul suo caso assegnando a Kambash l’International Award Reporter of the Year e facendo pressioni sulle autorità del afghane, italiane ed europee per la scarcerazione. Come risultato della mobilitazione, alla fine del 2008 il processo di appello aveva modificato la condanna a morte in 20 anni di carcere, tra le proteste degli islamici più intransigenti.
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Scritto Lunedì 3 Agosto 2009 da Andrea Tirone
Editoria in crisi, anche in Gran Bretagna, con grandi e piccoli giornali in perdita quando non a rischio di sopravvivenza. Ultima cattiva notizia in ordine di tempo, la possibile chiusura del quotidiano The Observer, fratello del più quotato The Guardian.
Il Guardian Media Group, che pubblica entrambe fogli d’informazione, sta programmando un piano di riduzione dei costi gestionali che potrebbe portare alla sparizione dell’Observer, almeno nella forma di newspaper. Il giornale potrebbe infatti essere trasformato in un settimanale d’opinione e approfondimento.
Il cambio di pelle di The Observer, fondato nel lontano 1791 e acquistato da Gmg nel 1993, contribuirebbe al risanamento dei conti della compagnia, che nel primo trimestre del 2009 ha registrato perdite per 36,8 milioni di sterline, da sommarsi alle perdite (pre-tasse) per 90 milioni messe a bilancio nel 2008.
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