Crisi, il New York Times taglia altri 100 posti di lavoro

Ancora tagli al New York Times. Non si calmano le acque al colosso americano dell’informazione.
Entro la fine dell’anno, infatti, la redazione di Manhattan perderà altri cento tra giornalisti e collaboratori, pari all’otto per cento del totale. L’editore offrirà “scivoli” al personale che deciderà di lasciare volontariamente e mentre ricorrerà a licenziamenti qualora non si riesca a raggiungere il numero richiesto. Il nuovo sfoltimento segue quello attuato nella primavera del 2008 quando vennero tagliati altri cento posti di lavoro, anche se in quell’occasione vennero fatte alcune assunzioni. In quell’occasione vennero licenziati, per la prima volta nella storia della prestigiosa testata, alcuni giornalisti. Attualmente lavorano al New York Times 1.250 persone. Un vero e proprio colosso se paragonato a qualsiasi altro giornale americano: nessuno supera i 750 dipendenti.
L’annuncio dei nuovi tagli è stato dato dallo stesso editore del quotidiano, la New York Times Company, dopo che nel secondo trimestre, la società fatto segnare un calo dei profitti del 42%

Crisi, il gruppo Spallanzani taglia 37 giornalisti sui 67 delle sue redazioni

Mentre dal mondo politico si sente sempre più spesso parlare di lenta “uscita dalla crisi economica” giornali e televisioni continuano a chiudere e a tagliare. L’ultima azienda editoriale a pagare dazio alla crisi, è il gruppo bolognese Spallanzani che controlla il quotidiano locale “L´Informazione-Il Domani” e il canale televisivo “Retesette-E’ Tv” emittente che trasmette a Bologna, Modena e Reggio Emilia. In totale il piano dell’azienda prevede 37 redattori in esubero sul totale di 67 che compongono le redazioni sia televisive che del quotidiano.

Un taglio del cinquanta per cento della forza lavoro, considerato necessario dai vertici aziendali per far fronte alla crisi di bilancio che ha colpito il gruppo: 3 milioni e 600 mila euro di perdite nel 2008 dichiarate per Retesette e un milione e 200 mila per L´Informazione. Per protestare contro i tagli sia il comitato redazione della televisione che quello del quotidiano hanno proclamato sette giorni di sciopero.

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Bari, giornalisti fuori dal tribunale. L’Assostampa protesta

Il Sabato il Palazzo di giustizia di Bari è off limits per i giornalisti. Così l’altro ieri i cronisti baresi si sono visti sbattere in faccia le porte del tribunale. Un gesto motivato, secondo il personale di vigilanza del palazzo, da decisioni di organi superiori, per i quali “l’accesso della stampa in Procura non sarebbe possibile di sabato in quanto giornata non feriale e nella quale non si celebrano udienze”.

Un atto definito subito “gravissimo” da parte dell’Assostampa pugliese perché, si legge in una nota, “impedisce ai giornalisti di esercitare il diritto di cronaca, garantito dalla Costituzione sempre e comunque”. In questo modo, prosegue il sindacato, “si pretende di dettare d’autorità tempi e modi di svolgimento dell’attività giornalistica. Tutto ciò è inaccettabile e si inserisce in un clima sempre più ostile, e spesso anche intimidatorio, nei confronti della stampa”.

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Perquisizione Repubblica Torino, CdR: “Fatto grave”

Il Comitato di redazione del quotidiano La Repubblica giudica grave l’episodio avvenuto mercoledì, da quando “un giornalista della redazione di Torino di Repubblica, Diego Longhin, non può svolgere il proprio lavoro di informare i lettori”.

«Cinque agenti della polizia giudiziaria della procura di Torino, su mandato del procuratore capo Gian Carlo Caselli – riferisce il Cdr in un comunicato – sono arrivati nelle sede della redazione sequestrandogli computer d’ufficio, telefoni cellulari (anche quello personale) , bloc notes e poi si sono recati nella sua abitazione sequestrandogli anche il pc personale oltre altri documenti personali. Il motivo? Non aver rivelato la fonte (accuratamente verificata e giudicata attendibile) su un’inchiesta della procura su uno scandalo che riguarda i vigili urbani di Torino”.

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Crisi, in gran Bretagna il Trinity Mirror chiude 9 settimanali. E dal Wall Street juornal arrivano nuove proposte anticrisi

La crisi dell’editoria sbarca oltremanica. A dover affrontare conti in rosso e tagli al personale ora tocca anche ai grossi gruppi editoriali britannici come il “Trinity Mirror” proprietario, tra gli altri, del “Daily Mirror”. I vertici dell’azienda hanno annunciato la necessità di chiudere ben nove dei suoi settimanali locali nelle Midlands.

Tra le testate interessate il “Loughborough Trader Xtra”, il “Lichfield Post”, il “Tamworth Times”, il “Burton Trader”, l’ “Ashby Trader & Echo”, il “Coalville Echo” ed il “Walsall Observer newspaper”. Il ridimensionamento, provocato dalla drastica riduzione degli introiti pubblicitari, segue la chiusura di altre 27 testate edite dalla Trinity, avvenute nel corso dello scorso anno. La manovra, volta a ridurre i costi, prevede anche la chiusura degli uffici che l’azienda possiede a Burton, Trent e Walsall.

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Crisi editoria, situazione critica a “Il Mattino” di Napoli. L’editore Caltagirone: “Il governo intervenga”

La crisi non guarda in faccia nessuno. Ad essere assillato da piani di riorganizzazione e tagli al personale, ora si è aggiunto anche “Il Mattino”, quotidiano napoletano edito da Caltagirone. La settimana scorsa il direttore del giornale, Mario Orfeo è stato sfiduciato dal cdr di redazione che aveva bocciato il piano di riorganizzazione del quotidiano.

Il piano prevederebbe l’uscita di 37 giornalisti, la chiusura della redazione romana e il ridimensionamento dello storico quotidiano. “E’ inaccettabile che una testata storica come il Mattino diventi la copia napoletana del Messaggero” è stato il commento del comitato di redazione della testata napoletana al voto di sfiducia ad Orfeo.

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Rai, dopo Santoro tocca alla Gabanelli: deferita al comitato etico. E la censura Rai finisce al Consiglio D’Europa

Milena Gabanelli, conduttrice Report.La Gabanelli come Santoro. Dopo le polemiche sulle puntate di “Annozero” dedicate al terremoto d’Abruzzo, ecco la notizia che la conduttrice di “Report”, Milena Gabanelli, sarebbe stata deferita al Comitato Etico della Rai per la puntata di Report della settimana settimana scorsa, dedicata alla “social card” e ai costi enormi che questa sarebbe costata alle casse dello Stato. L’inchiesta sembra non sia piaciuta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervistato durante la puntata, che avrebbe sollevato in prima persona la questione al Comitato etico della televisione di Stato.

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Rai, il Cda approva il bilancio 2008: perdite ridotte

cavallo raiIl consiglio di amministrazione della Rai ha approvato il progetto di bilancio per l’esercizio 2008.

“L’esercizio 2008 del Gruppo Rai chiude con una perdita pari a 7,1 milioni di euro, in linea con il consuntivo dell’esercizio precedente che peraltro non risentiva dell’impatto rilevante degli oneri correlati ai grandi eventi sportivi di Servizio Pubblico (Europei di Calcio e Olimpiadi) per circa 180 milioni di euro”. A sottolinearlo è una nota dell’azienda, che rileva anche come nel complesso i risultati siano “in netto miglioramento rispetto al budget iniziale“.

In linea generale – spiega la nota dell’azienda – il risultato del Gruppo per l’esercizio 2008 risente della pesante flessione degli introiti pubblicitari - verificatasi a partire dall’ultimo trimestre dell’anno – in conseguenza della crisi finanziaria internazionale. Gli introiti da canone hanno viceversa registrato un incremento per l’effetto dell’aumento del canone unitario. In termini complessivi la dinamica dei costi esterni – al netto dei citati eventi sportivi – ha registrato un rilevante decremento rispetto all’esercizio precedente: circa 70 milioni di euro in meno.

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Crisi editoria, tagli e contratti di solidarietà al New York Times

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Il “New York Times” sempre più in difficoltà. Dopo la vendita del suo edificio storico e il l’azzeramento dei dividenti, dal quotidiano della grande mela arrivano nuovi tagli per cercare di far fronte alla crisi.

L’ultima notizia è che al giornale di Manhattan si stanno introducendo i contratti disolidarietà. In poche parole, questo significa che il salario di quasi tutti i dipendenti sarà tagliato del 5% per nove mesi in cambio di dieci giorni di licenza dal lavoro. Previsto inoltre il taglio netto del posto di lavoro per altri 100 dipendenti di tutta la Company ed altre drastiche riduzione delle spese. Lo ha annunciato lo stesso quotidiano sul suo sito on line.

La riduzione salariale sarà una decisione unilaterale “per la maggior parte dei dipendenti non sindacalizzati, compresi i principali manager” e toccherà anche il “Boston Globe”, testata di proprietà del quotidiano newyorkese. Per quanto riguarda i dipendenti iscritti alla Guild, il sindacato interno, si aprirà tra poco la trattativa. Il piano scatterà immediatamente, dal primo aprile, e resterà in vigore fino a dicembre.

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