Fondi per l’editoria, a rischio i 70 milioni per i giornali di idee e di cooperative

giornali4Cattive notizie per i cosiddetti giornali di idee o gestiti da cooperative. I settanta di euro stanziati in loro favore dal Parlamento per gli anni 2009 e 2010 sono a rischio. Anzi per la verità pare che proprio non ci siano.

Gli stanziamenti in questione erano stati approvati con la legge 99 dello scorso luglio, ma ora sembrano essere scomparsi. A riportare a galla il tema spinoso una interrogazione parlamentare bipartisan dello scorso 20 ottobre, presentata dai senatori Vincenzo Vita e Luigi Lusi del Pd insieme ad Alessio Butti del Pdl e Roberto Mura della Lega, oltre all’onorevole Giuseppe Giulietti del gruppo Misto alla Camera.

“La notizia – si legge in una nota della Fnsi – circola da qualche giorno ed è fonte di grande preoccupazione, non solo per le imprese interessate ma anche per i loro dipendenti e quindi anche per i giornalisti. È in gioco la solidità imprenditoriale e talvolta la stessa sopravvivenza di alcune testate come, ad esempio, Avvenire, Il Riformista, Il Manifesto, Europa, La Padania, il Secolo d’Italia, Liberazione, La Voce Repubblicana, alcune delle quali peraltro già vivono più pesantemente di altre le ripercussioni della di settore”.

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UE, bocciate le risoluzioni sulla libertà di stampa

L’Unione Europea sceglie di non scegliere. Il parlamento europeo ha entrambe le risoluzioni sulla libertà di stampa in Italia e nei paesi dell’Unione. Le due mozioni erano opposte, ma comunque nessuna delle due è stata approvata.

Prima è stata bocciata quella presentata dal centro destra che sosteneva l’assenza di una situazione di minaccia della libertà di in Italia. Successivamente è mancata l’approvazione anche per la risoluzione proposta dai gruppi di centro sinistra, in cui si denunciavano anomalie nel bel paese e pressioni governative su media nazionali e stranieri.

La prima ha raccolto 297 voti favorevoli e 322 contrari, con 25 astensioni; la seconda, invece, 335 pro e 338 contro, con 13 astenuti. La risoluzione del centro sinistra, quindi, ha perso per soli 3 voti e infuria la polemica. Tre irlandesi avrebbero evitato di esprimersi a causa di pressioni “ad alto livello”, come riporta online. L’eurodeputato Vincenzo Iovine, dell’Italia dei Valori, invece, sostiene di avere erroneamente premuto il pulsante sbagliato e dichiara di avere già fatto domanda di rettifica del proprio voto.

Rai, il Cda convoca Minzolini e Mazza per l’editoriale sulla manifestazione dell’Fnsi

Continua a far discutere l’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, contro la manifestazione per la libertà di stampa di sabato scorso. Ieri in un acceso Consiglio di amministrazione Rai, i consiglieri ne hanno parlato a lungo, esprimendo posizioni opposte. Alla fine si è deciso di convocare la settimana prossima, sia Minzolini sia il direttore di Raiuno, Mauro Mazza.

L’audizione, fanno sapere dal Cda, riguarderà anche la situazione degli ascolti, in calo, della rete. La notizia della convocazione di Minzolini in Cda si unisce a quella già diffusa di una sua prossima audizione in commissione di Vigilanza. Quest’ultima, infatti, ha disposto un fitto calendario di incontri che prenderà il via proprio con il direttore del Tg1. Poi, a stretto giro di posta, toccherà ai direttori di testata, i direttori di rete e i conduttori di programmi che si occupano di informazione (Santoro, Vespa, Gabanelli, Floris, Iacona tra gli altri).

Sull’editoriale di sabato la polemica resta aperta. In Consiglio di amministrazione le posizioni sono state molto diverse: il presidente della Rai, Paolo Garimberti, avrebbe ribadito le sue perplessità, che lo avevano già spinto a definire l’intervento “irrituale” e a richiamare al buon senso e alla moderazione. Al contrario il direttore generale, Mauro Masi, avrebbe difeso Minzolini, ricordando però anche la lettera inviata a tutti i direttori dei tg per richiamarli al rispetto della completezza e del pluralismo dell’informazione. Divisi i consiglieri, con la maggioranza a difendere il direttore del Tg1 e l’opposizione a criticarlo, sollevando dubbi sull’intera gestione del telegiornale, ormai trasformato da notiziario istituzionale a filogovernativo.

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Crisi Usa, Obama pronto a misure salva giornali. Ma gli americani non si fidano più dei media

Barack Obama è pronto a correre in soccorso all’editoria americana in crisi. Proprio mentre una ricerca stabilisce che l’80 per cento degli statunitensi è scettico sulla credibilità dell’informazione, il presidente USA tende la mano ai media.

Intervistato nello studio ovale dalla “Pittsburgh Post-Gazette” e dal “Toledo Blade”, Obama si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali, a patto che questi accettino di ristrutturarsi come entità no profit. Finora la casa Bianca aveva sempre escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Ora la prima apertura, dettata dalla convinzione che il buon giornalismo sia “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”.

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Dopo Repubblica tocca all’Unità. Berlusconi la querela per tre milioni di euro

Nel giorno delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, c’è un altro direttore in difficoltà. Concita De Gregorio, guida dell’Unità, si è vista citare per diffamazione insieme ad altri quattro del quotidiano, dal presidente del Silvio Berlusconi.

La richiesta di risarcimento è di quelle che fanno tremare le gambe: 3 milioni di euro. Due milioni al giornale e 200.000 euro ciascuno ai cinque giornalisti chiamati in causa. Ad essere sotto accusa sono, in particolare, due numeri del giornale, quelli del 13 luglio e del 6 agosto 2009. In quelle edizioni la direttrice De Gregorio e le giornaliste Natalia Lombardo, Federica Fantozzi, l’editorialista Maria Novella Oppo e la scrittrice Silvia Ballestra avevano firmato alcuni articoli sugli scandali sessuali che hanno coinvolto il premier quest’estate.

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Fnsi, incontro pubblico contro il Ddl intercettazioni

Nessun passo indietro dei giornalisti nella protesta contro le “leggi bavaglio”. La sospensione della del silenzio non significa che il mondo del giornalismo abbandoni la campagna di opposizione all’approvazione del Ddl Alfano sulle intercettazioni. Lo sciopero dell’informazione, temporaneamente bloccato per lo slittamento a settembre dell’approvazione del decreto in Senato e per alcuni segnali di dimostrati dal mondo politico, è stato sostituito da un incontro pubblico, che si terrà domani nella sede di Roma dell’Fnsi, nello stesso giorno in cui avrebbe dovuto celebrarsi l’astensione dal lavoro di tutta la stampa.

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Relazione AgCom, Calabrò fa il punto della situazione sull’informazione

La relazione annuale del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, ha evidenziato nodi nevralgici che devono essere sciolti: dalla riforma della Rai, a quella dell’intero sistema televisivo, a una nuova legislazione per le telecomunicazioni, per fermarsi all’amara considerazione che per quanto riguarda l’editoria la riforma è ferma ai blocchi di partenza”. Con queste parole il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ha commentato la periodica relazione del garante per le telecomunicazioni al parlamento.

“Infatti – prosegue Siddi – su questo tema siamo fermi alla politica degli annunci. Riforme incisive sono necessarie in tutti i settori del sistema dell’informazione italiana. Lo diciamo da tempo, non da soli. E’ apprezzabile che il Garante delle comunicazioni abbia sottolineato la portata dei problemi. Ma è sempre più indispensabile andare oltre”.

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Il garante privacy: “No a sanzioni per giornalisti che pubblicano intercettazioni”

No alle sanzioni penali per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche. La presa di posizione in difesa dei cronisti è di Francesco Pizzetti, garante per la protezione dei dati personali, che ha espresso le sue perplessità sui nuovi limiti imposti dal decreto alla pubblicabilità di notizie acquisite dai giudici, nella annuale relazione al Parlamento sull’attività 2008 dell’autority.

Pizzetti sottolinea che “una nuova disciplina è opportuna” ma ribadisce “perplessità sul ricorso a sanzioni penali a carico degli operatori dell’informazione”. Il garante ha anche aggiunto che “non tocca all’Autorità fissare le regole che presiedono al rispetto della libertà di informazione garantita dalla Costituzione, se non quando siano concretamente in discussione eventuali e puntuali violazioni della riservatezza dei cittadini”.

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Rai, dopo Santoro tocca alla Gabanelli: deferita al comitato etico. E la censura Rai finisce al Consiglio D’Europa

Milena Gabanelli, conduttrice Report.La Gabanelli come Santoro. Dopo le polemiche sulle puntate di “Annozero” dedicate al terremoto d’Abruzzo, ecco la notizia che la conduttrice di “Report”, Milena Gabanelli, sarebbe stata deferita al Comitato Etico della Rai per la puntata di Report della settimana settimana scorsa, dedicata alla “social card” e ai costi enormi che questa sarebbe costata alle casse dello Stato. L’inchiesta sembra non sia piaciuta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervistato durante la puntata, che avrebbe sollevato in prima persona la questione al Comitato etico della televisione di Stato.

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Assmblea Fieg, Malinconico presenta la ricetta per uscire dalla crisi. Bonaiuti lo rassicura

malinconico fiegPer permettere all’editoria di affrontare le sfide future, “occorrono interventi di sistema, tanto più che di una legge di riforma dell’editoria si parla da tempo ma senza che i governi che si sono susseguiti siano riusciti a portare a termine il disegno riformatore”. E’ questa la ricetta per far uscire il settore dell’editoria dalla , secondo il presidente della , Carlo Malinconico.

La relazione del presidente del sindacato degli editori sulle linee di rilancio del settore, è stata presentata oggi all’interno dell’ della , che si è tenuta nella sede romana dell’organizzazione. Presenti in sala i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e il nuovo capo del Dipartimento editoria .

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