Scritto Giovedì 28 Gennaio 2010 da Andrea Tirone
L’editoria online è al bivio. Testate e portali del web devono ancora capire quale strada intraprendere: far pagare le notizie o continuare con l’informazione libera. Proprio quando la via sembrava segnata, con la decisione del New York Times di introdurre il pagamento delle news, e molti in tutto il mondo cominciavano ad accodarsi, arrivano le dichiarazioni controtendenza di Alan Rusbridger, responsabile editoriale di “The Guardian”.
Il direttore del quotidiano londinese, durante una lectio magistralis in onore del giornalista Hugh Cudlipp, ha ribadito la propria fede nell’informazione libera sul web, dichiarando che introdurre delle sezioni a pagamento online sarebbe un fallimento. Secondo Rusbridger “i paywalls limiterebbero gli investimenti pubblicitari sulle testate web, a causa della diminuzione del traffico” e questo arresterebbe la “potenziale crescita dell’editoria digitale”.
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Scritto Lunedì 25 Gennaio 2010 da Andrea Tirone
Dopo il clamoroso annuncio del New York Times di far pagare le notizie online, ecco l’ultima trovata in tema di contenuti in rete. Il Financial Times ha intenzione di introdurre un abbonamento giornaliero per la lettura degli articoli del suo sito intenet.
La trovata dell’“abbonamento 24 ore” è una novità assoluta in questo ambito, cui nessuno aveva ancora pensato. La testata finanziaria anglosassone, in relazione a questa formula, sta studiando un metodo di micro-pagamenti che dovrebbe agevolare l’utenza nella fruizione dei contenuti non-free.
La dirigenza del quotidiano crede fermamente nel nuovo progetto: “È ragionevole pensare che ci siano molte persone felici di pagare per un singolo giorno, ma che non sono disposte a firmare una sottoscrizione per un anno” ha detto Robert Grimshaw, managing director di Ft.com, presentando la novità.
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Scritto Mercoledì 2 Dicembre 2009 da Andrea Tirone
Per ora la Fininvest non dovrà pagare. La seconda corte d’appello civile di Milano ha confermato la sospensione dell’esecutività della sentenza che obbliga la società a un maxi risarcimento di 750 milioni di euro nei confronti della Cir di Carlo De Benedetti, per la vicenda del Lodo Mondadori.
La sentenza emessa lo scorso 3 ottobre dall’ormai famoso giudice Raimondo Mesiano, aveva condannato la holding della famiglia Berlusconi al risarcimento della Cir per danno patrimoniale, nella “vicenda corruttiva” che aveva portato la Fininvest all’acquisizione della Mondadori.
“Spargere sangue in questa fase non è utile, sia a noi sia a Cir interessa una decisione a breve nel merito”, è stato il commento dell’avvocato Romano Vaccarella, uno dei legali Fininvest, all’armistizio sancito dalla corte d’appello.“Abbiamo la necessità di giocare a bocce ferme” – ha precisato Vaccarella aggiungendo che lo scontro per lo scontro in questo momento avrebbe finito per danneggiare tutti. La Fininvest, nel frattempo, ha sottoscritto una fidejussione per lo stesso importo a garanzia dell’eventuale risarcimento.
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Scritto Venerdì 16 Ottobre 2009 da Andrea Tirone
L’editoria d’informazione si schiera contro gli internauti libertini, i giornalisti web e gli aggregatori di notizie online, nel Media-World Summit di Pechino. Gli strali più duri sono quelli di Associated Press e di Rupert Murdoch, che rilanciano la sfida ai nuovi media e ribadiscono la necessità di introdurre modelli a pagamento per l’accesso alle notizie.
Uno scontro frontale con i motori di ricerca e i siti che spesso riprendono (gratuitamente) stralci dei contenuti dei grandi marchi dell’informazione.
“Noi creatori di contenuti siano stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, YouTube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim’ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali – ha dichiarato Tom Curley, Ceo di AP, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger – Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l’attività”.
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Scritto Mercoledì 30 Settembre 2009 da Andrea Tirone
La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei vertici di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.
La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’azienda nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.
Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla commissione di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il viceministro aveva avuto un colloquio privato con Zavoli, al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto viceministro al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della commissione di Vigilanza , Zavoli, che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.
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Scritto Venerdì 18 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Ci sarebbe anche l’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti, tra le casse privatizzate in difficoltà. Il futuro di alcuni enti è incerto e dopo le innovazioni normative varate con la Finanziaria 2007 che ha spostato – ma non per l’Inpgi1 – in avanti (da 15 a 30 anni) le proiezioni attuariali, la previdenza dei professionisti ha bisogno urgente di attuare una serie di riforme proprio per far fronte alla norma della manovra.
Proprio per trovare una soluzione a questi problemi ieri (giovedì 17 settembre) si è tenuto un incontro tra il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi e i presidenti dei principali enti previdenziali. Alla riunione, che si è tenuta presso la sede del ministero del Welfare mancava, però, l’Adepp, ovvero l’associazione degli enti privatizzati guidata da Maurizio de Tilla. L’incontro di ieri è venuto dopo una serie di riunioni preparatorie e è stato dedicato “all’esame dei profili formali e sostanziali di stabilità delle Casse di previdenza nel medio-lungo periodo”.
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Scritto Giovedì 10 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Rupert Murdoch ha un nuovo alleato nella sua battaglia per le news online a pagamento: Google. Il motore di ricerca americano, che proprio in questi giorni sta avendo non pochi problemi con gli editori di tutto il mondo, ha ideato un metodo di pagamento con cui far pagare l’informazione sulla rete.
A diffondere la notizia il Nieman Journalism Lab, il centro di ricerca sui media dell’Università di Harvard. Secondo il centro, il colosso di Mountain View avrebbe già sottoposto il progetto all’Associazione dei giornali americani (Naa). La proposta di Google si baserebbe sul modello dei “micropagamenti” pensato appositamente per l’industria dell’informazione. Il punto di riferimento in questo senso è il sistema analogo usato da Apple per la musica (iTunes) e le applicazioni dei cellulari (AppStore).
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Scritto Martedì 8 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Era riuscita ad evitare la frusta Lubna Ahmed al Hussein, la giornalista sudanese arrestata a Khartum il 3 luglio scorso per aver indossato i pantaloni in un luogo pubblico, ma non contenta ha rifiutato di pagare anche la multa di 200 dollari stabilita dai giudici.
“Sono innocente – ha dichiarato la giornalista alla Afp – Non pagherò. Piuttosto vado in prigione”. E così è andata. Lubna è stata trasferita in cella dove, se non si deciderà a pagare, dovrà scontare un mese.
Dalla padella nella brace, verrebbe da dire. Ma quello di Lubna è un gesto di grande coraggio nella battaglia per la conquista dei diritti civili delle donne islamiche. È una sfida alle istituzioni e alle tradizioni più radicate di questa cultura.
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Scritto Martedì 25 Agosto 2009 da Andrea Tirone
L’informazione costa e anche le news on-line vanno pagate. Altrimenti, secondo James Murdoch, amministratore delegato di Europe and Asia News Corporation, “verrà penalizzata la qualità”.
Tale padre, tale figlio verrebbe da dire. Dal Meeting di Comunione e liberazione a Rimini, James figlio di Rupert Murdoch e fondatore di News Corporation, ritorna sul pagamento delle notizie diffuse su internet. “Nel settore della carta stampata – dice James Murdoch, nel suo primo incontro pubblico in Italia – il problema reale risiede nell’abitudine di far pagare il prezzo del quotidiano e allo stesso tempo di dare ‘free’ l’informazione on-line”.
Per questo, secondo il presidente di Sky “il giornalismo digitale non si vergognare di far pagare un prezzo equo a fronte del grande investimento che viene fatto per produrre informazione, altrimenti verrà penalizzata la qualità”.
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Scritto Venerdì 24 Luglio 2009 da Andrea Tirone
L’Associated Press sceglie la linea dura per bloccare la pubblicazione senza permesso delle sue notizie sui siti internet e sui motori di ricerca on line. E annuncia che ogni articolo sarà presto munito di uno speciale software che notifica all’agenzia come la notizia è utilizzata, oltre a mostrare i limiti ai diritti di utilizzo.
Per il presidente e amministratore delegato dell’Ap, Tom Curley, la posizione dell’azienda è facile da spiegare e chiara: anche il minimo uso degli articoli on line richiede un accordo di distribuzione con l’agenzia. Obiettivo della stretta – aggiunge in un’intervista al New York Times – non è quello di limitare l’uso degli articoli, ma quello di farsi pagare per ogni utilizzo.
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