Notizie online a pagamento, il Guardian controtendenza

guardian newspaperL’editoria online è al bivio. Testate e portali del web devono ancora capire quale strada intraprendere: far pagare le notizie o continuare con l’informazione libera. Proprio quando la via sembrava segnata, con la decisione del New York Times di introdurre il pagamento delle news, e molti in tutto il mondo cominciavano ad accodarsi, arrivano le dichiarazioni controtendenza di Alan Rusbridger, responsabile editoriale di “The Guardian”.

Il direttore del quotidiano londinese, durante una lectio magistralis in onore del giornalista Hugh Cudlipp, ha ribadito la propria fede nell’informazione libera sul web, dichiarando che introdurre delle sezioni a pagamento online sarebbe un fallimento. Secondo Rusbridger “i paywalls limiterebbero gli investimenti pubblicitari sulle testate web, a causa della diminuzione del traffico” e questo arresterebbe la “potenziale crescita dell’editoria digitale”.

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Financial Times introduce l’abbonamento giornaliero alle news online

financial-timesDopo il clamoroso annuncio del New York Times di far pagare le notizie online, ecco l’ultima trovata in tema di contenuti in rete. Il Financial Times ha intenzione di introdurre un abbonamento giornaliero per la lettura degli articoli del suo sito intenet.

La trovata dell’“abbonamento 24 ore” è una novità assoluta in questo ambito, cui nessuno aveva ancora pensato. La testata finanziaria anglosassone, in relazione a questa formula, sta studiando un metodo di micro-pagamenti che dovrebbe agevolare l’utenza nella fruizione dei contenuti non-free.

La dirigenza del quotidiano crede fermamente nel nuovo progetto: “È ragionevole pensare che ci siano molte persone felici di pagare per un singolo giorno, ma che non sono disposte a firmare una sottoscrizione per un anno” ha detto Robert Grimshaw, managing director di Ft.com, presentando la novità.

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Google apre alle news a pagamento… ma solo in America

google-newsGli editori italiani bocciano l’iniziativa di Google di far pagare, almeno in parte, le notizie dei giornali lette attraverso il motore di ricerca di Mountain View. O meglio li lascia indifferenti.

La novità, infatti, non li riguarda, avendo valore solo negli USA e non trovando, dunque, applicazione oltreoceano dove gli internauti potranno continuare a leggere gratuitamente le notizie tramite Google.

A confermarlo in un’intervista rilasciata a “MF -Milano” finanza, è il presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Carlo Malinconico. “Da un lato l’annuncio americano è una cosa positiva – ha spiegato Malinconico – perché in un certo modo viene riconosciuto il fatto che il contenuto editoriale costa, ha un lavoro e investimenti alle spalle; dall’altra parte siamo ancora lontani da quello che gli editori desiderano che è esattamente la compartecipazione agli utili pubblicitari”.

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Fondi per l’editoria, a rischio i 70 milioni per i giornali di idee e di cooperative

giornali4Cattive notizie per i cosiddetti giornali di idee o gestiti da cooperative. I settanta milioni di euro stanziati in loro favore dal Parlamento per gli anni 2009 e 2010 sono a rischio. Anzi per la verità pare che proprio non ci siano.

Gli stanziamenti in questione erano stati approvati con la legge numero 99 dello scorso luglio, ma ora sembrano essere scomparsi. A riportare a galla il tema spinoso una interrogazione parlamentare bipartisan dello scorso 20 ottobre, presentata dai senatori Vincenzo Vita e Luigi Lusi del Pd insieme ad Alessio Butti del Pdl e Roberto Mura della Lega, oltre all’onorevole Giuseppe Giulietti del gruppo Misto alla Camera.

“La notizia – si legge in una nota della Fnsi – circola da qualche giorno ed è fonte di grande preoccupazione, non solo per le imprese interessate ma anche per i loro dipendenti e quindi anche per i giornalisti. È in gioco la solidità imprenditoriale e talvolta la stessa sopravvivenza di alcune testate come, ad esempio, Avvenire, Il Riformista, Il Manifesto, Europa, La Padania, il Secolo d’Italia, Liberazione, La Voce Repubblicana, alcune delle quali peraltro già vivono più pesantemente di altre le ripercussioni della crisi di settore”.

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Al media-world summit, Murdoch e Ap contro aggregatori di notizie

L’editoria d’informazione si schiera contro gli internauti libertini, i giornalisti web e gli aggregatori di notizie online, nel Media-World Summit di Pechino. Gli strali più duri sono quelli di Associated Press e di Rupert Murdoch, che rilanciano la sfida ai nuovi media e ribadiscono la necessità di introdurre modelli a pagamento per l’accesso alle notizie.

Uno scontro frontale con i motori di ricerca e i siti che spesso riprendono (gratuitamente) stralci dei contenuti dei grandi marchi dell’informazione.

“Noi creatori di contenuti siano stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, YouTube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim’ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali – ha dichiarato Tom Curley, Ceo di AP, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger – Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l’attività”.

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Arriva Fast Flip, il nuovo aggregatore di notizie di Google

Si chiama “Fast flip”, l’ultima novità di casa Google, studiata negli uffici di Mountain View. Fast flip è il nuovo aggregatore di notizie online che metterà insieme le news dei principali siti di informazione come la Bbc, il New York Times e il Washington Post.

Saranno trenta in tutto i siti web d’informazione da cui si potranno leggere le notizie in modo semplice e immediato. Il nuovo programma, presentato nel corso della conferenza sulle tecnologie “TechCrunch50” a San Francisco e sviluppato da Krishna Bharat, permetterà agli utenti di navigare velocemente attraverso le notizie, sfogliando le pagine come se fosse un giornale virtuale, con la possibilità di selezionare gli argomenti più letti o quelli consigliati e di condividerli con gli amici.

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Google studia come far pagare le news online

Rupert Murdoch ha un nuovo alleato nella sua battaglia per le news online a pagamento: Google. Il motore di ricerca americano, che proprio in questi giorni sta avendo non pochi problemi con gli editori di tutto il mondo, ha ideato un metodo di pagamento con cui far pagare l’informazione sulla rete.

A diffondere la notizia il Nieman Journalism Lab, il centro di ricerca sui media dell’Università di Harvard. Secondo il centro, il colosso di Mountain View avrebbe già sottoposto il progetto all’Associazione dei giornali americani (Naa). La proposta di Google si baserebbe sul modello dei “micropagamenti” pensato appositamente per l’industria dell’informazione. Il punto di riferimento in questo senso è il sistema analogo usato da Apple per la musica (iTunes) e le applicazioni dei cellulari (AppStore).

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Boffo-Feltri botta e risposta tra Giornale e Avvenire. Ma il Gip non fa pubblicare gli atti

I vescovi italiani disponevano dell’”informativa” sul caso Boffo. L`avevano ricevuta insieme con la copia del certificato generale del casellario giudiziale. Continua l’offensiva del Giornale e del suo direttore Vittorio Feltri contro Dino Boffo e quelli che definisce i “falsi moralisti”. L’articolo compare in prima pagina, sotto un titolo a nove colonne.

“Il sito internet Dagospia ha pubblicato ieri – aggiunge Il Giornale -ieri la testimonianza di “un monsignore ben addentro alle liturgie della Santa Sede”, secondo il quale “l’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari il Papa e Bertone”.

Sul tema Il Giornale ospita una dura lettera del Vescovo di Como, mons. Coletti, che definisce la pubblicazione dell’informatica “operazione pericolosa e immorale”. Mons. Coletti si chiede quali siano stati i criteri alla base della scelta di Feltri di pubblicare l’informativa: “Il fondato sospetto, confermato dalla testimonianza di tanti onesti e sconsolati giornalisti, è che fra i tanti criteri abbiano troppo spesso la prevalenza soprattutto due: far piacere all’editore di riferimento (leggi: il padrone) e vendere più copie del giornale”. “Continua ad essere pericoloso – scrive mons. Coletti – erigersi a giudici dei peccati altrui”.

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James Murdoch come il padre: “News online a pagamento”

L’informazione costa e anche le news on-line vanno pagate. Altrimenti, secondo James Murdoch, amministratore delegato di Europe and Asia News Corporation, “verrà penalizzata la qualità”.

Tale padre, tale figlio verrebbe da dire. Dal Meeting di Comunione e liberazione a Rimini, James figlio di Rupert Murdoch e fondatore di News Corporation, ritorna sul pagamento delle notizie diffuse su internet. “Nel settore della carta stampata – dice James Murdoch, nel suo primo incontro pubblico in Italia – il problema reale risiede nell’abitudine di far pagare il prezzo del quotidiano e allo stesso tempo di dare ‘free’ l’informazione on-line”.

Per questo, secondo il presidente di Sky “il giornalismo digitale non si vergognare di far pagare un prezzo equo a fronte del grande investimento che viene fatto per produrre informazione, altrimenti verrà penalizzata la qualità”.

La crisi presenta il conto, fatturati in grande calo per tutti i più importanti gruppi editoriali

Si è chiuso il primo semestre dell’anno orribilis dell’editoria italiana. Conti in rosso e perdite si sono registrati in tutti i grandi gruppi editoriali.

Rcs mediagroup archivia la prima metà dell’anno con una perdita netta di 65 milioni di euro contro l’utile di 36,5 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso a causa della “pesante fase recessiva” che continua a comprimere il settore.

Non va tanto meglio al gruppo editoriale “24 Ore” che chiude il primo semestre con una perdita di 9,2 milioni di euro, un risultato in netto peggioramento rispetto all’utile di 21,6 milioni dei primi sei mesi dell’anno scorso.

Leggermente meglio, ma fino ad un certo punto, la situazione del gruppo “Mondadori” che chiude i primi sei mesi del 2009, con un utile di 7,3 milioni, dopo aver registrato una perdita (-1,8 milioni) nel primo trimestre dell’anno. Il dato è comunque in forte calo rispetto all’utile di 36,7 milioni del primo semestre 2008.

Da Rcs fanno sapere che il gruppo ha già avviato un’incisiva serie di misure di contenimento dei costi anche se si rileva che nonostante i benefici del piano saranno superiori a quelli pianificati “la scarsa visibilità sulla dinamiche della raccolta pubblicitaria e l’indeterminatezza congiunturale di breve periodo fanno ipotizzare che nel 2009 il gruppo registri risultati significativamente negativi”.

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