Scritto Giovedì 24 Settembre 2009 da Andrea Tirone
Sono andate letteralmente a ruba le 100 mila copie in cui è stato stampato il primo numero del “Fatto Quotidiano”, il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro. In poche ore il quotidiano era esaurito in tutte le edicole, tanto che nel pomeriggio è stata diffusa, a Milano, una ristampa di 50 mila copie. Un successo forse inaspettato, ma che segue la valanga di abbonamenti, oltre 28 mila, sottoscritti dai lettori fin da quest’estate ancora prima di vedere il giornale.
In tilt, ieri mattina anche i telefoni della redazione, presi d’assalto da lettori che richiedevano la loro copia del giornale, tanto che in molti si sono presentati direttamente nella sede romana del Fatto, per cercare la copia che non avevano trovato in edicola. E oggi il secondo numero verrà stampato in 250 mila copie per cercare di soddisfare la richiesta.
Era riuscita ad evitare la frusta Lubna Ahmed al Hussein, la giornalista sudanese arrestata a Khartum il 3 luglio scorso per aver indossato i pantaloni in un luogo pubblico, ma non contenta ha rifiutato di pagare anche la multa di 200 dollari stabilita dai giudici.
“Sono innocente – ha dichiarato la giornalista alla Afp – Non pagherò. Piuttosto vado in prigione”. E così è andata. Lubna è stata trasferita in cella dove, se non si deciderà a pagare, dovrà scontare un mese.
Dalla padella nella brace, verrebbe da dire. Ma quello di Lubna è un gesto di grande coraggio nella battaglia per la conquista dei diritti civili delle donne islamiche. È una sfida alle istituzioni e alle tradizioni più radicate di questa cultura.
E’ un silenzio assoluto o quasi quello che arriva dall’Iran sulle proteste che continuano a divampare nel Paese dopo le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahomud Ahmadinejad alla presidenza. Le notizie diffuse dai media sono sempre più rare e arrivano solo dai canali ufficiali di Teheran.
Niente più filmati su YouTubea testimoniare cosa sta accadendo in piazza, sospeso da giorni il servizio di messaggi sms, interrotto il normale servizio di chiamate con i cellulari e anche da Twitter i messaggi istantanei arrivano a rilento. Perfino i bloggers, che finora avevano continuato a riportare testimonianze su scontri e manifestazioni, sembrano essere finiti tra le maglie della censura. Alla fine, il regime di Ahmadinejad sembra essere riuscito nel suo scopo di ridurre tutti al silenzio.
Doveva essere il giorno della grande protesta dei giornalisti iraniani contro la censura imposta dal regime di Mahomud Ahmadionejad. Invece la giornata di ieri è trascorsa con le ormai solite limitazioni alla libertà di stampa. Il giornale “Sedaie Edalat” (La Voce della Giustizia) così come “Etemad Melli” (Fiducia del Popolo) non sono potuti uscire. Secondo fonti della radio iraniana Radio Farda, anche il giornale “Hayate Nou” (Nuova Vita) non è andato in vendita.
La protesta è stata annullata dagli stessi giornalisti locali che, per bocca della presidentessa del sindacato di categoria, Badr Sadat Mofidi, hanno detto di non scendere in piazza in segno di solidarietà con i colleghi incarcerati dal regime e per denunciare la presenza costante della polizia nelle redazioni e nelle tipografie.
Si fa sempre più dura la censura iraniana contro gli organi di informazione di tutto il mondo, volta ad impedire la diffusione di notizie sui duri scontri che continuano dal 12 giugno, giorno delle elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahmud Ahmadinejad alla guida del Paese mediorientale.
Secondo “Reporter senza frontiere” sarebbero almeno 33 i giornalisti e i blogger arrestati dalle autorità iraniane dall’inizio delle proteste. “La repressione – si legge in una nota dell’agenzia – si è accentuata ancora di più venerdì dopo la conferma da parte della guida spirituale iraniana Ali Khamenei, del risultato delle elezioni”.
L’Italia è retrocessa nella categoria dei paesi “parzialmente liberi”, nell’annuale classifica sulla libertà di stampa stilata dall’organizzazione internazionale Freedom House. Tra le cause della retrocessione, relativa agli eventi dell’anno 2008, il rapporto cita il ritorno al governo di Silvio Berlusconi, un aumento di azioni legali contro i giornalisti e le minacce del crimine organizzato.
Il rapporto 2009, presentato ieri a Washington, vede l’Italia come unico paese europeo, insieme alla Turchia, a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà è “parziale”.
Sarà Yelena Isinbayeva, la più forte specialista al mondo del salto con l’asta, ad inaugurare il 72° Congresso Internazionale della Stampa Sportivacon una conferenza stampa, in programma giovedì 30 aprile alle ore 10.30 presso l’hotel Marriott di Milano, quartier generale del Congresso che dal 29 aprile al 3 maggio eleggerà il nuovo presidente e il Consiglio Esecutivo.
Votata “Atleta dell’Anno A.I.P.S” dai giornalisti sportivi di tutto il mondo, la fuoriclasse russa, primatista mondiale dell’asta, due volte olimpionica ed iridata, si racconterà attraverso una conferenza stampa che anticiperà di un’ora la cerimonia d’inizio ufficiale del Congresso, in programma per le 11.30.
Le “berlusconerie” arrivano anche in Belgio. Il sito del maggior quotidiano belga di lingua francese, “Le Soir”, ha pubblicato nella sua home page un servizio dedicato al terremoto in Abruzzo corredato da una rubrica chiamata “Les Berlusconneries” nella quale sono illustrate, con foto e filmati, le frasi più note e le gaffeper le quali il presidente del Consiglio è stato notato dal quotidiano belga e per cui è famoso in tutto il mondo.
L’idea prende spunto dalle parole pronunciate ieri dal premier davanti ad una tendopoli per sfollati in Abruzzo, in cui il Berlusconi invitava le persone del campo a vivere queste giornate come se stessero facendo un campeggio, ed elenca quindici episodi, illustrandoli con foto o filmati.
“Ascolti record in tutte le edizioni del Tg1 nella giornata del terremoto in Abruzzo. Il Tg1 ha registrato uno share intorno al 30% nelle edizioni delle 6,30, delle 7 e delle 8 con un picco del 43,1% nell’edizione delle 9,30. L’edizione straordinaria delle 11, durata oltre un’ora, ha realizzato uno share del 33% e l’edizione delle 13,30 il 32,4 con 5,7 milioni di ascoltatori. La straordinaria dalle 15,00 alle 16,00 ha avuto un ascolto del 21. L’edizione principale delle 20,00 si è confermata leader dell’informazione con uno share del 33,9%, con un ascolto medio di 8,7 milioni di ascoltatori e picchi di quasi 10 milioni. Lo speciale Tg1 Porta a porta, condotto da Bruno Vespa con David Sassoli, inviato nelle zone del disastro, ha avuto uno share del 27 per cento e una media di 6,7 milioni di ascoltatori. Record anche per l’edizione online del Tg1 che raccoglie le offerte di aiuto e volontariato. Il Tg1 è presente in Abruzzo con 8 inviati e 9 operatori dall’alba di lunedì”.
La notizia del terremoto in Abruzzo sin da questa notte ha fatto il giro del mondo, occupando l’apertura dei siti di quotidiani e tv internazionali. Pubblichiamo una panoramica di quello che è stato raccontato del sisma al di fuori dello stivale.
In Francia il sito del quotidiano -”Le Monde” ha aperto una pagina on line sulle testimonianze dei lettori che vivono in Italia. Sotto al titolo “Il terremoto avvertito fino a Roma”, Stefano P. racconta l’esperienza vissuta dai genitori della sua compagna che vivono all’Aquila. “E’ un miracolo che siano fuori pericolo. Il muro della camera da letto è caduto dall’altra parte e non su di loro. Sono scappati dalla finestra del primo piano. Siamo riusciti a raggiungerli solo questa mattina”.
E ancora Vincent Le Rouvillois che vive a Napoli (230 chilometri di distanza) scrive “di aver avvertito chiaramente il terremoto… I mobili ballavano, i lampadari oscillavano e gli allarmi delle automobili suonavano”.
“Liberation” pubblica on line una serie di foto che arrivano direttamente dall’Abruzzo. “Gli abitanti, timorosi, temono altre repliche del sisma” con il racconto dell’inviato del giornale.