Ddl intercettazioni verso l’approvazione. L’opposizione della Fnsi

Il Ddl Alfano sulle intercettazioni è pronto a riprendere il suo cammino verso l’approvazione definitiva. O almeno è quello che auspica il suo promotore, il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

La speranza, espressa dal ministro a Venezia a margine del congresso del notariato, non è però condivisa dalla Federazione nazionale della stampa: “Ieri come oggi abbiamo il fortissimo sospetto che chi innalza la nobile bandiera della riservatezza – ha detto il presidente Roberto Natale nel corso della presentazione a Milano del libro di Alberto Spampinato “C’erano bei cani molto seri” – e oggi succede a proposito del Ddl sulle intercettazioni che nelle prossime settimane purtroppo riprenderà il suo cammino al Senato, abbiamo il fortissimo sospetto che lo faccia non per proteggere i diritti della sfera personale ma per evitare che cronisti scrupolosi possano indagare su vicende di assoluto rilievo pubblico, di assoluta rilevanza generale”.

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Rai, il Cda convoca Minzolini e Mazza per l’editoriale sulla manifestazione dell’Fnsi

Continua a far discutere l’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, contro la manifestazione per la libertà di stampa di sabato scorso. Ieri in un acceso Consiglio di amministrazione Rai, i consiglieri ne hanno parlato a lungo, esprimendo posizioni opposte. Alla fine si è deciso di convocare la settimana prossima, sia Minzolini sia il direttore di Raiuno, Mauro Mazza.

L’audizione, fanno sapere dal Cda, riguarderà anche la situazione degli ascolti, in calo, della rete. La notizia della convocazione di Minzolini in Cda si unisce a quella già diffusa di una sua prossima audizione in commissione di Vigilanza. Quest’ultima, infatti, ha disposto un fitto calendario di incontri che prenderà il via proprio con il direttore del Tg1. Poi, a stretto giro di posta, toccherà ai direttori di testata, i direttori di rete e i conduttori di programmi che si occupano di informazione (Santoro, Vespa, Gabanelli, Floris, Iacona tra gli altri).

Sull’editoriale di sabato la polemica resta aperta. In Consiglio di amministrazione le posizioni sono state molto diverse: il presidente della Rai, Paolo Garimberti, avrebbe ribadito le sue perplessità, che lo avevano già spinto a definire l’intervento “irrituale” e a richiamare al buon senso e alla moderazione. Al contrario il direttore generale, Mauro Masi, avrebbe difeso Minzolini, ricordando però anche la lettera inviata a tutti i direttori dei tg per richiamarli al rispetto della completezza e del pluralismo dell’informazione. Divisi i consiglieri, con la maggioranza a difendere il direttore del Tg1 e l’opposizione a criticarlo, sollevando dubbi sull’intera gestione del telegiornale, ormai trasformato da notiziario istituzionale a filogovernativo.

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Libertà di informazione. All’europarlamento Italia al centro del dibattito

L’Italia e la situazione di salute della sua informazione sono stati al centro di un acceso dibattito al Parlamento europeo. Una seduta che aveva generato molte polemiche già prima di avere inizio e che non ha “deluso le attese”. Invettive, fischi e scenate più o meno teatrali hanno fatto da sfondo al dibattito che ha visto gli animi infervorarsi fin dalle prime battute.

La seduta era stata messa all’ordine del giorno su iniziativa di un gruppo di europarlamentari italiani d’opposizione, sostenuti da un ampio schieramento di eurodeputati, dopo l’intensificarsi degli attacchi agli organi di informazione da parte del premier Silvio Berlusconi. Lo schieramento di eurodeputati italiani della destra aveva tentato fino all’ultimo di togliere questo argomento dalla lista di quelli in discussione. Senza riuscirci.

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Trecentomila per la libertà di stampa a piazza del Popolo. Cronaca di una giornata intensa

Trecentomila persone secondo gli organizzatori, circa sessantamila secondo la questura. Sono questi i numeri della manifestazione in difesa della libertà di stampa che si è svolta a Roma in piazza del Popolo. Una grande folla, a prescindere dalla solita guerra di cifre, colorata e variegata che ha riempito ogni centimetro quadrato della piazza ma anche delle vie limitrofe. Gente di ogni età ed estrazione sociale, giunta da tutta Italia con ogni mezzo per esprimere il proprio dissenso contro le restrizioni imposte dalla politica all’informazione.

In mezzo alla folla tanti i cartelli, gli striscioni e le magliette con gli slogan più diversi e fantasiosi, tantissimi i palloncini e le bandiere a colorare la piazza e ad indicare le appartenenze, da quelle dei partiti dell’opposizione a quelle dei sindacati che hanno aderito alla protesta.

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Caos Rai: Annozero, Report e Parla con me ancora nella bufera. La Vigilanza convoca Romani

La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei vertici di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.

La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’azienda nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.

Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla commissione di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il viceministro aveva avuto un colloquio privato con Zavoli, al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto viceministro al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della commissione di Vigilanza , Zavoli, che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.

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Inpgi, salve le pensioni dei giornalisti. Proficuo l’incontro con Sacconi

Le pensioni dei giornalisti sono al sicuro. Almeno per il momento. È questa la certezza maturata dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, durante l’incontro con il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, sulle difficoltà degli enti previdenziali privatizzati. “Un incontro proficuo e chiarificatore – ha commentato Camporese – che sgombra il campo definitivamente da qualsiasi ipotesi di commissariamento per alcuni Enti previdenziali, ipotesi che non ha mai trovato conferma in sede istituzionale”.

Per il presidente la situazione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti non desta preoccupazioni: “L’Inpgi, in base alle proiezioni attuariali vagliate dal Ministero può contare su un patrimonio accantonato che non si esaurisce mai, garantendo una sostanziale continuità delle prestazioni previdenziali per i prossimi 50 anni”.

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Due storie, due destini. Giornalista afghano liberato dopo due anni, uno salvadoregno ucciso dalla malavita

Sono due storie molto diverse ma anche molto simili quelle che hanno accomunato in questi giorni Sayed Pervez Kambaksh e Christian Poveda. Due giornalisti, in parti diverse del mondo, finiti nei guai solo per aver fatto il proprio lavoro. Due storie con finali, purtroppo, tragicamente opposti.

Sayed Pervez Kambaksh era stato condannato a morte per blasfemia da un tribunale islamico di Maza-i-Sharif il 22 gennaio del 2008. Ora, dopo due anni di prigionia, è tornato ad essere un uomo libero. A porre fine alla sua reclusione, la grazia concessa dal presidente afghano Karzai.

La sua vicenda aveva fatto scalpore all’epoca dei fatti, tanto che anche la diplomazia internazionale si era mobilitata per la sua liberazione. Kambaksh, 24enne giornalista afghano, si era “guadagnato” la condanna a morte per aver scaricato da un sito iraniano materiale informativo sui diritti delle donne e l’Islam. La sentenza aveva provocato l’intervento delle associazioni di giornalisti di tutto il mondo e di numerosi governi, in primo luogo quello Usa con il segretario di Stato Condoleeza Rice. Anche l’Unione Italiana Cronisti aveva richiamato l’attenzione sul suo caso assegnando a Kambash l’International Award Reporter of the Year e facendo pressioni sulle autorità del afghane, italiane ed europee per la scarcerazione. Come risultato della mobilitazione, alla fine del 2008 il processo di appello aveva modificato la condanna a morte in 20 anni di carcere, tra le proteste degli islamici più intransigenti.

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Scudo fiscale, l’insulto di Tremonti ad un giornalista straniero

“che testa di cazz..” E’ stata questa la replica stizzita del ministro dell’Economia a un giornalista straniero durante la conferenza stampa sullo “scudo fiscale”. L’insulto doveva essere un commento non ufficiale rivolto al collega Calderoli ma i microfoni erano aperti e l’insulto è giunto in diretta ai telespettatori e al giornalista. Il protagonista involontario di questa brutta figura è Giulio Tremonti che ha reagito stizzito a una domanda “scomoda” di un cronista straniero durante la conferenza stampa di presentazione del Dpef e dello “scudo fiscale”.

Il giornalista aveva chiesta al ministro se la sanatoria fiscale non fosse in contrasto con l’etica finanziaria promossa durante il G20, ma evidentemente Tremonti l’ha ritenuta troppo “provocatoria” e, dopo una risposta degna di un funambolo della dialettica, ha detto chiaramente a Calderoli cosa pensasse del suo interlocutore.

Report, Tremonti contro la Gabanelli: doppio esposto a Agcom e Commissione di Vigilanza

Non c’è pace per Milena Gabanelli e la sua trasmissione Report. Al centro delle polemiche ancora una volta la puntata dedicata alla social card, che aveva fatto imbestialire il ministro dell’ecomonia Giulio Tremonti. Il ministro ha infatti rivolto un doppio esposto al garante delle comunicazioni e alla commissione di vigilanza Rai per criticare la filosofia del programma. A suo avviso, l’impostazione e la tecnica di montaggio, che hanno caratterizzato la puntata che lo rigurdava, sono fuorvianti per lo spettatore e lo inducono a credere in una tesi precostituita dalla redazione. Il ministro lamenta, ad esempio, il riutilizzo e l’assemblaggio di frasi estrapolate dal proprio contesto.

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Cda Rai, nominati due direttori: Minzolini al Tg1 e Mazza a RaiUno

Augusto Minzolini è il nuovo direttore del Tg1, Maura Mazza il direttore di RaiUno. Sono questi i verdetti più importanti usciti dal Consiglio di amministrazione della Rai che ha dato il via libera alle nomine proposte dal direttore generale Mauro Masi.

Nominati anche i quattro vicedirettori generali che saranno Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano.

Le investiture sono avvenute in assenza dei consiglieri dell’opposizione che hanno lasciato la riunione nel momento in cui si è iniziato a parlare di nomine. La riunione è comunque proseguita con gli altri consiglieri, il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale. Tutti i presenti hanno votato a favore.

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