Reggio Calabria, data alle fiamme l’auto del giornalista Monteleone

monteleoneAncora un caso di intimidazioni di stampo mafioso a danni di giornalisti. Questa volta la brutta esperienza è toccata ad Antonino Monteleone, trentenne giornalista free lance calabrese che collabora con numerosi organi di stampa. Tra le sue collaborazioni più importanti “Il Fatto Quotidiano” ed “Il Punto”, mentre per quanto riguarda la televisive, “Report” di Milena Gabanelli. Sulla rete, Monteleone cura dal 2006 un blog molto seguito.

La minaccia al cronista è arrivata con un atto tipico della malavita organizzata: l’incendio dell’auto. Il fattaccio è avvenuto a Reggio Calabria venerdì sera (5 febbraio) per mano di persone di cui non si conosce ancora l’identità.

La vettura, una Fiat Idea, che è stata prima cosparsa con liquido infiammabile, e poi data alle fiamme, è stata completamente distrutta. Monteleone ha denunciato immediatamente l’intimidazione alla Polizia.

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Due storie, due destini. Giornalista afghano liberato dopo due anni, uno salvadoregno ucciso dalla malavita

Sono due storie molto diverse ma anche molto simili quelle che hanno accomunato in questi giorni Sayed Pervez Kambaksh e Christian Poveda. Due giornalisti, in parti diverse del mondo, finiti nei guai solo per aver fatto il proprio lavoro. Due storie con finali, purtroppo, tragicamente opposti.

Sayed Pervez Kambaksh era stato condannato a morte per blasfemia da un tribunale islamico di Maza-i-Sharif il 22 gennaio del 2008. Ora, dopo due anni di prigionia, è tornato ad essere un uomo libero. A porre fine alla sua reclusione, la grazia concessa dal presidente afghano Karzai.

La sua vicenda aveva fatto scalpore all’epoca dei fatti, tanto che anche la diplomazia internazionale si era mobilitata per la sua liberazione. Kambaksh, 24enne giornalista afghano, si era “guadagnato” la condanna a morte per aver scaricato da un sito iraniano materiale informativo sui diritti delle donne e l’Islam. La sentenza aveva provocato l’intervento delle associazioni di giornalisti di tutto il mondo e di numerosi governi, in primo luogo quello Usa con il segretario di Stato Condoleeza Rice. Anche l’Unione Italiana Cronisti aveva richiamato l’attenzione sul suo caso assegnando a Kambash l’International Award Reporter of the Year e facendo pressioni sulle autorità del afghane, italiane ed europee per la scarcerazione. Come risultato della mobilitazione, alla fine del 2008 il processo di appello aveva modificato la condanna a morte in 20 anni di carcere, tra le proteste degli islamici più intransigenti.

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Sicilia, giornalista minacciato per aver raccontato una storia d’usura

Minacciato di morte per aver raccontato la storia disperata di un artigiano rimasto solo per aver denunciato gli usurai e che, senza un più un soldo, vuole vendere un rene per curare il figlio malato. È l’incredibile storia di Michele Guccione, cronista del quotidiano “La Sicilia” e addetto stampa della Confindustria isolana. Una vicenda impensabile in qualsiasi parte del mondo, all’ordine del giorno nel nostro meridione.

“Il caso Raimondi”, questo il nome dell’artigiano vittima degli usurai, è stato portato agli onori della cronaca a marzo, sul settimanale gratuito “Nell’attesa…” di cui Guccione è direttore. Come se non bastasse, oltre a minacciare di morte il giornalista autore dell’inchiesta, la malavita locale ha pensato bene di minacciare lo stesso Raimondi, reo di aver “cantato”.

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