Ancora un caso di intimidazioni di stampo mafioso a danni di giornalisti. Questa volta la brutta esperienza è toccata ad Antonino Monteleone, trentenne giornalista free lance calabrese che collabora con numerosi organi di stampa. Tra le sue collaborazioni più importanti “Il Fatto Quotidiano” ed “Il Punto”, mentre per quanto riguarda la televisive, “Report” di Milena Gabanelli. Sulla rete, Monteleone cura dal 2006 un blog molto seguito.
La minaccia al cronista è arrivata con un atto tipico della malavita organizzata: l’incendio dell’auto. Il fattaccio è avvenuto a Reggio Calabria venerdì sera (5 febbraio) per mano di persone di cui non si conosce ancora l’identità.
La vettura, una Fiat Idea, che è stata prima cosparsa con liquido infiammabile, e poi data alle fiamme, è stata completamente distrutta. Monteleone ha denunciato immediatamente l’intimidazione alla Polizia.
“Mai stati schierati, il Tg1 è di tutti”. Con queste dure parole il comitato di redazione del Tg1 ha preso le distanze dal suo direttore Augusto Minzolini che, sabato sera subito dopo la manifestazione di piazza del Popolo in difesa della libertà di stampa, durante l’edizione delle 20 del Tg, aveva definito, “assurda” la protesta organizzata dal sindacato dei giornalisti.
Nel suo editoriale, Minzolini aveva definito l’informazione “teatro di uno scontro di potere” e bollato la manifestazione come simbolo della “volontà di insediare un regime mediatico”. Il giorno dopo le parole di Minzolini arriva la reazione del Cdr del Tg1 composto da Alessandro Gaeta, Claudio Pistola e Alessandra Mancuso. L’organizzazione sindacale ha chiesto ai vertici aziendali di essere convocato con urgenza “per esprimere le proprie preoccupazioni”.
Le autorità iraniane pongano fine all’intimidazione dei giornalisti nella Repubblica islamica. È l’appello lanciato dalla Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), dopo la chiusura, la scorsa notte, dell’Associazione dei giornalisti iraniani di Teheran, i cui uffici, lamenta un comunicato di Ifj, “sono stati perquisiti e sigillati da uomini armati”, su ordine del procuratore generale del governo, Saeid Mortazavi.
Secondo la Federazione internazionale, alcuni dei leader dell’Associazione, che stava preparando l’assemblea generale, devono adesso restere nascosti per salvaguardare la propria sicurezza. Questa mattina il segretario generale della Federazione, Aidan White, ha incontrato l’ambasciatore iraniano presso l’Ue e il Belgio. Nell’incontro, riferisce la nota, White “ha affermato che i giornalisti arrestati, almeno 42, devono essere liberati e che deve esser consentito di funzionare all’Associazione dei giornalisti iraniani, affiliata all’Ifj”.
I metodi repressivi delle forze dell’ordine cinesi sono arrivati anche in Italia. A saggiare le maniere forti del servizio d’ordine cinese sono stati alcuni fotoreporter italiani che seguivano la visita di Hu Jintao a Venezia. Insultati, spintonati e presi a calci per impedire di fotografare e riprendere il presidente della repubblica popolare a Piazza San Marco e tra i canali veneziani.
Il fattaccio è accaduto durante la passeggiata di Hu Jintao e moglie lungo la riva degli schiavoni. Mentre il corteo presidenziale sostava sul ponte della Paglia, con prospettiva sul ponte dei Sospiri, i fotogiornalisti italiani sono stati tenuti a distanza con le cattive dal personale di sicurezza cinese, mentre i fotografi dagli occhi a mandorla, hanno avuto libero accesso agli scatti della coppia presidenziale.
Lidia Povolo, pubblicista, direttore responsabile dell’emittente televisiva vicentina Canale 68, è stata radiata dall’Albo professionale al termine di una lunga istruttoria del Consiglio dell’Ordine del Veneto. Sulla base dei numerosi elementi raccolti, il Consiglio ha ritenuto che il comportamento tenuto dalla Povolo non sia compatibile con la permanenza nell’Ordine dei giornalisti.
La pubblicista è stata ritenuta responsabile di una serie di comportamenti deontologicamente non corretti, elencati in sette capi d’inputazione. La delibera di radiazione – composta di oltre 60 pagine – ha contestato alla Povolo, tra l’altro, di aver consentito per anni ad un non giornalista di gestire la redazione giornalistica della televisione sostituendosi di fatto a lei nel ruolo di direttore e, comunque, ricoprendo un ruolo equivalente a quello di un capo redattore; di aver utilizzato stabilmente personale non iscritto all’Ordine dei giornalisti; di aver instaurato, o comunque consentito che si instaurasse un clima di minacce, intimidazioni e maltrattamenti nei confronti dei giornalisti; di aver messo in atto una commistione tra pubblicità e informazione. Il tutto in violazione dei doveri imposti dall’articolo 2 della legge professionale e delle carte deontologiche della professione giornalistica.
Sembra non avere pace Pino Maniaci, direttore di Telejato, piccola tv privata di Partinico. Dopo le polemiche per la sua non appartenenza all’Ordine dei giornalisti e il relativo processo per esercizio abusivo della professione, si apprende ora che il giornalista siciliano avrebbe subito nuove minacce di stampo mafioso.
Proprio quando il polverone suscitato dalla questione del suo tesserino professionale, per il quale il cronista si era deciso a fare richiesta, sembrava placarsi, ecco che si viene a sapere delle nuove intimidazioni. La notizia è stata diffusa dal quotidiano Terra in edicola mercoledì. Nell’articolo si legge che l’ordine di zittire Maniaci sarebbe venuto dal territorio di Cinisi.
L’Italia è retrocessa nella categoria dei paesi “parzialmente liberi”, nell’annuale classifica sulla libertà di stampa stilata dall’organizzazione internazionale Freedom House. Tra le cause della retrocessione, relativa agli eventi dell’anno 2008, il rapporto cita il ritorno al governo di Silvio Berlusconi, un aumento di azioni legali contro i giornalisti e le minacce del crimine organizzato.
Il rapporto 2009, presentato ieri a Washington, vede l’Italia come unico paese europeo, insieme alla Turchia, a retrocedere dalla categoria dei “paesi liberi” a quella dei paesi dove la libertà è “parziale”.