Nuovi venti di censura da Venezuela e Estonia

Una pagina del blog satirico venezuelano

Una pagina del blog satirico venezuelano

Tutto il mondo è paese. Dall’Europa dell’est al Sudamerica sono in tanti a dover fare i conti con governi autoritari che impongo la censura. Succede così che in Venezuela il presidente Chavez si è dovuto affrettare a smentire le voci di imminenti provvedimenti per limitare internet, dopo che un blog satirico, curato da tre giovani venezuelani, aveva suscitato le ire del presidente colonnello e le conseguenti minacce di restrizioni.

Nel frattempo dall’altra parte del mondo, in Estonia, i sei principali quotidiani nazionali uscivano nelle edicole con una pagina completamente bianca per protesta contro un progetto di legge che vorrebbe imporre ai giornalisti di rivelare le loro fonti di informazione quando richiesto dall’autorità giudiziaria.

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Venezuela, Chavez applica la censura contro radio e tv non governative

Hugo Chavez come Mahmud Ahmadinejad. Il Venezuela come l’Iran. Ad unire i regimi dei due presidenti così lontani geograficamente, l’utilizzo di una dura censura mediatica. La denuncia arriva dall’associazione Reporter sans Frontières, l’organizzazione per la libertà di stampa nel mondo.

Secondo Rsf il governo di Chávez sta adottando drastiche misure per limitare l’attività di canali non statali. In particolare è finita nel mirino della censura Globvisiòn, canale televisivo privato di informazione, che rischia il ritiro della concessione a trasmettere via etere. Ma una “valutazione di legalità” sta già riguardando ben 240 stazioni radio.

Secondo Reporter senza frontiere le modifiche legislative e regolamentari annunciate in queste ultime settimane dal governo venezuelano, al solo scopo di punire i mass media per una linea editoriale giudicata contraria agli scopi governativi, sarebbero molto pericolose. “Queste manovre legislative regolamentari e giudiziarie – denuncia l’organizzazione – recano l’obiettivo di “proteggere la salute mentale” della popolazione. Le norme e le leggi, che un governo cambia o interpreta nuovamente per imporre ciò che giudica essere la sola verità mediatica possibile, sono soltanto gli strumenti di una crociata ideologica iniziata già da tempo. Chiamiamo il governo a sospendere le misure contrarie ai principi costituzionali fondamentali ed alla giurisprudenza interamericana in materia di libertà d’espressione”.

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