Milleproroghe, sbloccati i fondi all’editoria

Camera_DeputatiTornano i fondi all’editoria per il 2010. La Camera dei deputati ha approvato l’emendamento al decreto Milleproroghe che sancisce il ripristino, solo per quest’anno, del “diritto soggettivo” ai contributi da parte delle testate. L’infinita querelle su questi emolumenti sembra così avere un lieto fine. Si salvano, almeno per quest’anno, i giornali di cooperative, di idee e di partito che con questi fondi possono accedere al credito bancario e assicurarsi la sopravvivenza.

Ora il provvedimento dovrà tornare in Senato in tempi brevissimi ed essere approvato entro il 28 febbraio, giorno in cui scadono i termini di conversione in legge del decreto. In attesa della sbandierata riorganizzazione del settore e dei criteri di assegnazione che, il sottosegretario Paolo Bonaiuti assicura arriverà entro l’autunno.

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Fondi editoria, problema risolto. Tremonti fa retromarcia

tremontiTutto risolto. I fondi per l’editoria saranno ripristinati entro gennaio attraverso un nuovo decreto. La rassicurazione arriva direttamente dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, contattato telefonicamente dal Gianfranco Fini, mentre riceveva nel suo studio di Montecitorio alcuni dei direttori delle testate a rischio chiusura in caso di taglio dei .

Il taglio delle sovvenzioni era stato sancito, venerdì scorso, con l’approvazione in Commissione bilancio, del maxi- del Governo alla finanziaria. Ieri la retromarcia di Tremonti. Il titolare del Tesoro nell’annunciare il provvedimento ad hoc, che sarà inserito nel decreto “mille proroghe” o in quello sullo sviluppo, ha convenuto con Fini e con i direttori sulla necessità di salvaguardare le testate politiche, con una loro rilevante storia e presenza anche culturale, le quali hanno tutt’ora mercato, fatto che le distingue dalle pubblicazioni la cui loro sola ragione di vita è quella di incassare le sovvenzioni pubbliche.

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Libertà di informazione. All’europarlamento Italia al centro del dibattito

L’Italia e la situazione di salute della sua informazione sono stati al centro di un acceso dibattito al Parlamento europeo. Una seduta che aveva generato molte polemiche già prima di avere inizio e che non ha “deluso le attese”. Invettive, fischi e scenate più o meno teatrali hanno fatto da sfondo al dibattito che ha visto gli animi infervorarsi fin dalle prime battute.

La seduta era stata messa all’ordine del giorno su iniziativa di un gruppo di europarlamentari italiani d’opposizione, sostenuti da un ampio schieramento di eurodeputati, dopo l’intensificarsi degli attacchi agli organi di informazione da parte del premier Silvio Berlusconi. Lo schieramento di eurodeputati italiani della destra aveva tentato fino all’ultimo di togliere questo argomento dalla lista di quelli in discussione. Senza riuscirci.

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Caos Rai: Annozero, Report e Parla con me ancora nella bufera. La Vigilanza convoca Romani

La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.

La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’azienda nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.

Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla commissione di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il viceministro aveva avuto un colloquio privato con , al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto viceministro al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della commissione di Vigilanza , , che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.

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Rai ancora nella bufera: prima puntata di Ballarò cancellata per far posto a Vespa in prima serata

E’ ancora bufera su Raitre e questa volta al delle polemiche c’é Ballarò, il programma di Giovanni Floris che doveva tornare martedì prossimo e che viene fatto slittare di alcuni giorni da una decisione della direzione generale della Rai per far spazio ad una prima serata di Porta a Porta su Raiuno in occasione della riconsegna delle prime case ai terremotati di Onna.

Per Floris è un “atto immotivato”, per Vespa un “giusto ” per l’impegno di Porta a Porta nella raccolta di fondi per i terremotati. Per la Fnsi invece il governo vuole un “megafono politico” mentre i consiglieri Rai Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten parlano rispettivamente di “normalizzazione delle diversità” e di un modo per “compiacere Silvio Berlusconi”. Pier Luigi Bersani rimanda ogni discussione alla manifestazione di sabato prossimo a Roma sulla libertà di informazione e l’altro candidato alla segreteria del Pd, Ignazio Marino, parla di “palinsesti e corretti e riscritti fuori da Viale Mazzini”.

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Caso Boffo, per Vian dell’Osservatore Romano editoriali di Avvenire esagerati

“E’ vero, sulle vicende private di Silvio Berlusconi non abbiamo scritto una riga. Ed è una scelta che rivendico, perché ha ottime ragioni”. Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore romano, prende le distanze da un giornalismo che “pare diventato – osserva in un colloquio pubblicato dal Corriere della sera – la prosecuzione della lotta politica con altri mezzi. Segno che la politica, in tutti i suoi schieramenti, è piuttosto debole. Infatti da alcuni mesi la contesa tra partiti – spiega – sembra svolgersi soprattutto sui giornali, che hanno assunto un ruolo non soltanto informativo, come mostrano anche le vicende degli ultimi giorni”.

Non si placano le polemiche dopo le accuse del Giornale a Dino Boffo, diretore del quotidiano Avvenire, reo, secondo il quotidiano di Feltri, di aver scritto alcuni editoriali molto duri contro il premier e la sua condotta morale. Sulla solidarietà a Dino BoffoVian non discute ma esprime qualche perplessità sulle scelte di Avvenire: “Non si è forse rivelato imprudente ed esagerato – chiede – paragonare il naufragio degli eritrei alla Shoah, come ha suggerito un editorialista del quotidiano cattolico?”.

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Il Giornale attacca Boffo, direttore di Avvenire. Berlusconi si dissocia

Il Giornale attacca il “grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano ”, il dottor Dino Boffo, per una torbida vicenda a sfondo sessuale, chiusa con patteggiamento cinque anni fa. Ed è subito polemica. Nell’articolo pubblicato oggi in prima pagina sul quotidiano della famiglia Berlusconi, dal titolo “Il supermoralista condannato per molestie, il direttore Feltri sostiene che “Visti i precedenti Boffo non può permettersi di condannare i comportamenti del premier verso cui “recentemente, in più d’una occasione, si è sentito in obbligo di esprimere giudizi severi”.

Lui si difende: “È killeraggio giornalistico allo stato puro”, è “una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie”.

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Crisi, Via libera del governo al prepesionamento per 290 giornalisti

I dell’Economia, , e quello del Welfare, Maurizio Sacconi, danno il via libera a 290 prepensionamenti di giornalisti. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del 24 luglio si procederà al prepensionamento nelle aziende editoriali per il 2009 in base all’articolo 37 della legge 416 del 1981.

Lo Stato spenderà 20 milioni di euro. Se ne serviranno di più, i maggiori oneri cadranno sugli editori. Potranno andare in prepensionamento i giornalisti con 58 anni di età e almeno 18 anni di contributi, ai quali l’Inpgi ne aggiungerà altri cinque. Sono 516 i giornalisti che hanno i requisiti per il prepensionamento.

Di Pietro contro la Rai: “è una costola di Mediaset”

“La cambi nome perché non è più una televisione di Stato ma una costola di Mediaset governata da portaborse alla corte dei partiti”. E’ tranchant il giudizio di Antonio Di Pietro che, sul suo blog, afferma: “Dopo le nomine dei controllori della Commissione di Vigilanza, dopo la spartizione del CdA, dopo l`occupazione delle dirigenze, rinnovate a prescindere dalla meritocrazia e dall`operato degli uscenti, stiamo assistendo all`ultimo scandaloso show sul ritardo nelle nomine di Tg3 e Raitre”.

“Il temporeggiamento – afferma il leader dell’Idv – è dovuto all`attesa del congresso del Pd perché, se vincesse uno piuttosto che l`altro, la scelta dei portaborse per ricoprire le due poltrone vacanti sarebbe differente. Il Pdl, che si indigna per questo contrattempo, ha piazzato già da tempo i propri chihuahua praticamente in tutte le altre posizioni!”.

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Clinton ottiene la liberazione delle giornaliste di current prigioniere in Corea

Ieri, con una missione diplomatica apposita, Bill Clinton ha convinto le autorità nordcoreane a rilasciare le due giornaliste americane di Current Tv, arrestate per spionaggio e poi condannate a dodici anni di .

Laura Ling e Euna Lee sono dunque state graziate dal governo di Pyongyang, dopo quasi cinque mesi di prigionia. Le reporter di Current Tv, il network fondato dal vicepresidente sotto Clinton, Al Gore, sembravano aver ormai abbandonato ogni speranza di liberazione, ma le trattative tra il governo americano e quello nordcoreano sono proseguite per tutta l’estate.

La missione dell’ex presidente era alquanto delicata, considerato i difficili rapporti tra i due paesi. La Casa Bianca, ufficialmente non coinvolta nelle trattative, ha fatto sapere che le sanzioni americane nei confronti della Corea del Nord restano in vigore, ribadendo la volontà di inasprire l’isolamento di Pyongyang qualora procedesse nello sviluppo del suo programma nucleare.

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