Proiettile a giornalista di Epolis. Interrogazione in parlamento sull’aumento delle minacce

Epolis Friuli

Epolis Friuli

È sempre più teso il clima intorno alla classe giornalistica. Minacce e intimidazioni si susseguono di giorno in giorno. L’ultima vittima è un giornalista della redazione di Udine del quotidiano EPolis Friuli, che si è visto recapitare una lettera anonima contentente un proiettile.

“Un chiaro atto di intimidazione – ha subito dichiarato l’Assostampa Friuli -, criminale e vile, nei confronti di un giornalista e di una redazione impegnati a fornire all’opinione pubblica regionale un’ completa e trasparente. L’Assostampa locale, nel formulare l’auspicio che le forze dell’ordine identifichino al più presto il responsabile o i responsabili del vile atto, in modo che questo reato trovi anche nelle sedi giudiziarie, si dice “certa che il collega e la redazione non si lasceranno intimidire e proseguiranno il proprio lavoro con l’onestà e l’impegno di sempre”.

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Cassazione, rubare fascicoli per inchieste giornalistiche non è reato

cassazioneRubare fascicoli di atti di processi per dimostrare il malfunzionamento dei pubblici uffici e dei tribunali si può fare, purché la rimozione sia assolutamente “momentanea” e non si configuri alcuna “sottrazione”. È la sentenza 4699 del 2010 con cui la sesta sezione della Cassazione ha prosciolto un giornalista e un fotografo di Pavia, dall’accusa di “violazione della pubblica custodia di cose”.

Non si può, però, invocare il diritto di cronaca se per documentare la sua inchiesta il giornalista si rende egli stesso responsabile di reati. I due cronisti in questione, infatti, sono stati assolti solo perché la rimozione dei fascicoli e la ricollocazione all’interno dell’armadio stesso erano stati immediati così da dare all’inchiesta giornalistica un “fine dimostrativo e sociale” che è quello che dovrebbero avere tutte le inchieste.

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Reggio Calabria, data alle fiamme l’auto del giornalista Monteleone

monteleoneAncora un caso di intimidazioni di stampo a danni di giornalisti. Questa volta la brutta esperienza è toccata ad Antonino Monteleone, trentenne giornalista free lance calabrese che collabora con numerosi organi di stampa. Tra le sue collaborazioni più importanti “ Quotidiano” ed “Il Punto”, mentre per quanto riguarda la televisive, “Report” di Milena Gabanelli. Sulla rete, Monteleone cura dal 2006 un blog molto seguito.

La minaccia al cronista è arrivata con un atto tipico della malavita organizzata: l’incendio dell’auto. Il fattaccio è avvenuto a Reggio Calabria venerdì sera (5 febbraio) per mano di persone di cui non si conosce ancora l’identità.

La vettura, una Fiat Idea, che è stata prima cosparsa con liquido infiammabile, e poi data alle fiamme, è stata completamente distrutta. Monteleone ha immediatamente l’intimidazione alla Polizia.

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Travaglio Vs Previti: la corte d’appello annulla la condanna

travaglioSecondo atto della battaglia legale tra il giornalista Marco Travaglio e . La corte d’Appello di Roma ha annullato la condanna inflitta dal Tribunale al cronista torinese lo scorso anno.

Il secondo round se lo aggiudica, così, il collaboratore di Michele Santoro ad “Annozero”, dopo che in primo grado era stato condannato alla pena detentiva di otto mesi per aver diffamato il braccio destro di Berlusconi in un articolo comparso sull’Espresso il 3 ottobre del 2002.

Per quell’articolo era stata condannata a cinque mesi di carcere anche il direttore del settimanale, Daniela Hamaui. Anche per lei la corte d’Appello ha cancellato la pena. L’articolo incriminato, per cui Previti aveva denunciato i due giornalisti, riguardava i rapporti tra Forza Italia e la mafia. Dopo l’appello, della condanna di primo grado restano una multa di mille euro per Travaglio e di 800 per Daniela Hamaui.

Afghanistan: uccisa una giornalista canadese, rapiti due francesi

michelle langAncora giornalisti nelle mire dei Talebani in . Negli ultimi giorni due giornalisti francesi del canale televisivo “France 3” sono stati rapiti mentre una inviata canadese del “Calgary Herald” è stata uccisa in un attentato.

Michelle Lang, 34 anni, era “embedded”, cioè si spostava per l’ aggregata ad una unità militare. La Lang si trovava insieme a otto soldati canadesi in una zona relativamente sicura di Kandahar quando il mezzo blindato su cui viaggiavano è stato investito dallo scoppio di una bomba. La cronista del “Calgary Herald” è il primo cittadino canadese ucciso in dall’inizio del conflitto. Morti anche quattro dei militari che facevano parte del convoglio.

La Lang era arrivata nel Paese a metà dicembre ed avrebbe dovuto fermarsi per sei settimane. Al suo rientro in Canada si sarebbe dovuta sposare.

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Iran, scarcerato dopo 131 giorni Mohammad Quciani

Etemad e MelliEra stato arrestato il 18 giugno scorso, pochi giorni dopo le elezioni presidenziali in Iran. Ora dopo 131 giorni di carcere, e senza che gli siano mai stati comunicati i capi d’accusa, Mohammad Quciani è tornato in libertà. Quciani nella vita fa il direttore di un quotidiano riformista, che si chiama “Etemade Melli”.

In Iran, la sua patria nativa, è un molto conosciuto che, nonostante la giovane età ha già diretto importanti quotidiani, come “Sharq”, “Hammihan” e, appunto, “Etemad Melli”.

Il suo arresto era avvenuto insieme a quello di altri 80 giornalisti e personalità del fronte riformista, accusati di aver pianificato una “rivoluzione di velluto”. Adesso finalmente la notizia della liberazione dopo 113 giorni di reclusione.

A riferire la lieta notizia è stata l’agenzia del lavoratori iraniani, la Ilna, che ha ricordato come Quciani era stato era tra gli imputati dei processi in diretta tv organizzati dall’autorità giudiziaria iraniana seguiti alle elezioni.

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Condannata a 60 frustate. Giornalista saudita graziata dal Re

saudiking_abdullahGraziata dal Re. A poche ore dalla condanna alla flagellazione con 60 frustate la giornalista araba Rozana Al Yami è stata salvata dal suo sovrano, il re dell’Arabia Saudita, .

La aveva subito la barbara pena per aver lavorato part-time per il canale satellitare libanese Lbc, colpevole di aver mandato in onda una trasmissione nella quale un saudita si vantava della sua vita sessuale.

Il re Abdullah, intercedendo personalmente in favore della giornalista “ha chiesto al ministero della giustizia di abbandonare la condanna alla flagellazione e di passare la questione al ministero dell’Informazione”, ha detto un portavoce del governo, Abdel Rahmane al-Hazaa. Anche il dossier su un’altra giornalista di Lbc è stato trasferito, sempre su ordine del Re, al ministero dell’Informazione, che dovrà decidere come e se punire le due professioniste.

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Una vita da precario. In una ricerca dell’Odg i numeri da incubo del precariato giornalistico

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Novemila testate clandestine; 20mila giovani sfruttati che guadagnano una media di 8 euro a pezzo; 2 euro il compenso minimo per servizio. Questi dati sconcertanti sono il risultato di una indagine condotta dall’Ordine nazionale dei giornalisti, sulla situazione del precariato in ambito giornalistico.

“Una vita da (giornalista) precario”, questo il titolo dell’indagine, è un’analisi condotta a tutto campo e sviluppata su più fronti per avere un panorama più ampio possibile della situazione. La ricerca si è avvalsa della collaborazione degli Ordini e delle Associazioni sindacali locali che hanno permesso di ricavare dati e informazioni da tutte le regioni della penisola.

A completare l’indagine tante testimonianze di giornalisti che stanno vivendo sulla loro pelle i disagi del precariato. Le tante interviste video, allegate alla ricerca, hanno lo scopo di renderla più viva e reale, evitando il solito susseguirsi di fredde “cifre”. Scopo pienamente raggiunto, grazie alle esperienze, alcune veramente agghiaccianti, testimoniate dalle immagini.

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Caso Mesiano, non si placano le polemiche

Non si sgonfiano le polemiche intorno al “caso Mesiano”. Il servizio mandato in onda da “Mattino 5” continua a provocare reazioni. Non sono bastate le scuse del di , testata a cui fa capo la trasmissione di Canale 5, per chiudere il caso.

Claudio Brachino, in diretta, ha chiesto scusa al giudice Mesiano “se alcuni termini usati nel servizio lo hanno offeso”, ma allo stesso tempo si è scagliato contro le critiche, ritenute strumentali, di gran parte della stampa, Repubblica in testa. Il ha voluto anche difendere la giornalista autrice del servizio, Annalisa Spinoso, divenuta “oggetto di pressioni e di insulti”.

Brachino si è assunto “la responsabilità giornalistica del pezzo” ed ha invocato la solidarietà del sindacato. Sostegno che non è tardato ad arrivare: “Nemmeno la critica più radicale alla fattura del pezzo – ha dichiarato il presidente dell’Fnsi, Roberto Natale – può legittimare insulti e minacce: né alla collega che ha firmato il pezzo, né al di , Claudio Brachino”. “È chiarissimo – continua Natale – il limite che separa il dissenso sulle scelte professionali dei giornalisti dalla violenza, verbale e non solo. Questo limite nessuno deve permettersi di varcarlo”.

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Caos all’ordine del Piemonte. Il presidente si dimette, poi smentisce

È giallo intorno alla notizia delle dimissioni di Sergio Miravalle dalla carica di presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte. La notizia prima diffusa dalle agenzie è stata in un secondo momento smentita dal diretto interessato. Il giornalista cinquantasettenne, dipendente del quotidiano torinese “La Stampa”, sembrava essersi dimesso in conseguenza delle dimissioni “irrevocabili” del segretario dell’ordine piemontese, Emanuela Banfo, 51 anni, giornalista della sede torinese dell’Ansa, per gravi “dissidi all’interno della cosiddetta maggioranza”.

La notizia sembrava certa tanto che erano già stati diffusi i particolari della vicenda: Miravalle avrebbe rimesso in sede di consiglio il proprio mandato rinviando la ricostituzione degli incarichi ordinistici ad una successiva seduta. Miravalle, a questo punto, con altri due della maggioranza, avrebbe anche lasciato il consiglio facendo mancare il numero legale.

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