“Domande del ca…”, Di Pietro prima sbotta poi si scusa con giornalista del Tg1

di pietroUn mazzo di rose e tulipani bianchi con un biglietto scritto di proprio pugno, alla giornalista del Tg1 che gli aveva chiesto di spiegare le foto che lo ritraevano ad una cena con l’ex funzionario del Sismi, Bruno Contrada. Così Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, si è scusato per l’incidente diplomatico avvenuto ieri mattina nella sala stampa di Montecitorio.

“Il Tg1 fa domande del ca… Non ce l’ho con lei ma con il suo amico Minzolini. Fuori ci sono i lavoratori dell’Alcoa che rischiano di perdere il posto e mi fate queste domande?”. Questa la frase incriminata, rivolta dal leader dell’Idv alla giornalista Rai, Ida Peritore, che gli aveva chiesto del “dossier” fotografico difuso da Libero e dal Corriere della Sera.

Davanti alle telecamere Di Pietro aveva risposto con ironia: “Parliamo di cose serie – aveva scherzato l’ex Pm di mani pulite – . Prima facevo parte della Cia, poi sono passato al controspionaggio russo e sono diventato il capo dei comunisti. Sono il più grande: James Tonino Bond”. Poi a telecamere spente lo sfogo: “Ma come, ci sono i problemi del lavoro e mi fate queste domande del ca…?”.

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Condé Nast, la crisi non fa sconti al lusso

La crisi non fa sconti a nessuno, neppure alle testate più glamour del pianeta. A dover fare i conti con le ristrettezze economiche, infatti, è toccato al gruppo editoriale Condé Nast, potentissima casa editrice leader mondiale dell’editoria superpatinata.

Riviste che vendono lusso con l’acqua alla gola. Una situazione a dir poco paradossale. Secondo un rapporto stilato dai revisori dei conti della McKinsey per far quadrare i conti l’azienda editoriale avrebbe la necessità di una drastica riduzione delle note spese, almeno del 25%, cui si aggiungeranno anche inevitabili licenziamenti.

Questo significa che testate del calibro di Vogue, Glamour e Vanity Fair, tra le più famose edite dal gruppo, dovranno stringere la cinghia. Certo non sarà facile ridurre le spese di alcuni direttori di questi giornali, ormai vere e proprie celebrità. Personaggi come Anna Wintour, al timone di “Vogue”, o Graydon Carter di “Vanity Fair”, difficilmente manderanno a casa la macchina con autista sempre a loro disposizione.

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Due storie, due destini. Giornalista afghano liberato dopo due anni, uno salvadoregno ucciso dalla malavita

Sono due storie molto diverse ma anche molto simili quelle che hanno accomunato in questi giorni Sayed Pervez Kambaksh e Christian Poveda. Due giornalisti, in parti diverse del mondo, finiti nei guai solo per aver fatto il proprio lavoro. Due storie con finali, purtroppo, tragicamente opposti.

Sayed Pervez Kambaksh era stato condannato a morte per blasfemia da un tribunale islamico di Maza-i-Sharif il 22 gennaio del 2008. Ora, dopo due anni di prigionia, è tornato ad essere un uomo libero. A porre fine alla sua reclusione, la grazia concessa dal presidente afghano Karzai.

La sua vicenda aveva fatto scalpore all’epoca dei fatti, tanto che anche la diplomazia internazionale si era mobilitata per la sua liberazione. Kambaksh, 24enne giornalista afghano, si era “guadagnato” la condanna a morte per aver scaricato da un sito iraniano materiale informativo sui diritti delle donne e l’Islam. La sentenza aveva provocato l’intervento delle associazioni di giornalisti di tutto il mondo e di numerosi governi, in primo luogo quello Usa con il segretario di Stato Condoleeza Rice. Anche l’Unione Italiana Cronisti aveva richiamato l’attenzione sul suo caso assegnando a Kambash l’International Award Reporter of the Year e facendo pressioni sulle autorità del afghane, italiane ed europee per la scarcerazione. Come risultato della mobilitazione, alla fine del 2008 il processo di appello aveva modificato la condanna a morte in 20 anni di carcere, tra le proteste degli islamici più intransigenti.

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Ecco le dieci domande di Repubblica a Berlusconi

Pubblichiamo di seguito le 10 domande di Repubblica al presidente del Consiglio che hanno portato alla querela nei confronti del quotidiano e alla richiesta di 1 milione di euro di riscarcimento danni. Le domande, a cui il premier non ha mai risposto sono pubblicate tutti i giorni sul quotidiano dal 14 maggio scorso, in una prima versione, e poi da 26 giugno nella versione definitiva, in seguito agli scandali che hanno coinvolto il premier sui suoi rapporti con l’allora minorenne Noemi Letizia e sui festini hot nelle sue ville.

Ecco le domande dello scandalo:

1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

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Villa Certosa, i carabinieri sequestrano foto di quattro reporter appostati

Dopo le foto dello scandalo del fotografo zappadù, che hanno dato origine al polverone di polemiche sulle feste del premier Berlusconi, a Villa Certosa non è più così semplice lavorare per i fotoreporter. Quattro fotografi appostati vicino alla Villa del premier sono stati bloccati dai carabinieri, denunciati per violazione della privacy e i loro scatti sequestrati.

“E’ legittimo garantire la tutela della privacy e la sicurezza, ma il sequestro delle schede delle macchine fotografiche dei quattro fotografi avvenuta oggi a Porto Rotondo allo stato, è una incomprensibile misura di prevenzione”. E’ il commento di Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, dopo l’episodio.

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Privacy, il garante ai giornalisti: massima attenzione alle informazione prese da Facebook

”E’ necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network”. Questo il contenuto di una lettera inviata dal Garante per la Protezione dei dati perdonali al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e alla Fieg e contenuta nella newsletter dell’Authority.

”Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati – si legge nella missiva -. Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati. La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca”.

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Visita Hu Jintao a Venezia. Aggrediti fotoreporter

I metodi repressivi delle forze dell’ordine cinesi sono arrivati anche in Italia. A saggiare le maniere forti del servizio d’ordine cinese sono stati alcuni fotoreporter italiani che seguivano la visita di Hu Jintao a Venezia. Insultati, spintonati e presi a calci per impedire di fotografare e riprendere il presidente della repubblica popolare a Piazza San Marco e tra i canali veneziani.

Il fattaccio è accaduto durante la passeggiata di Hu Jintao e moglie lungo la riva degli schiavoni. Mentre il corteo presidenziale sostava sul ponte della Paglia, con prospettiva sul ponte dei Sospiri, i fotogiornalisti italiani sono stati tenuti a distanza con le cattive dal personale di sicurezza cinese, mentre i fotografi dagli occhi a mandorla, hanno avuto libero accesso agli scatti della coppia presidenziale.

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Scontri al G8 di Torino, Assostampa Piemonte rifiuta di consegnare le foto alla Questura

I delegati dei giornalisti piemontesi, riuniti a fine maggio per il Congresso regionale dell’Associazione stampa subalpina, hanno rigettato le richieste presentate a giornali e tv dalla Questura di Torino, che voleva acquisire fotografie e filmati sugli scontri tra studenti e polizia del 19 maggio a Torino, in concomitanza con il “G8 dell’Università”.

La decisione, formalizzata in un documento inviato alla Questura torinese e pubblicato in questi ultimi giorni dal sito web di “Autonomia e Solidarietà” del Piemonte, affronta un problema che è tra i più delicati della professione, perché pone il singolo giornalista davanti alla non facile scelta tra i doveri della disciplina professionale e quelli stabiliti dalle leggi dello Stato.

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Si apre ad Atri il primo festival del reportage

Immagini parole e storie. È il titolo della prima edizione dell’Atri Festival Reportage, manifestazione interamente dedicata a questa forma di racconto giornalistico che prenderà il via nella cittadina medievale abruzzese. Un fitto programma di eventi, mostre e spettacoli, che proseguiranno per un mese esatto, fino al 18 agosto. Il tema del reportage sarà trattato, approfondito e illustrato in ogni sua forma: dalla fotografia alla radio, dalla carta stampata al video.

Le quattro giornate d’apertura del festival (dal 18 al 21 giugno) saranno quelle più ricche di appuntamenti con l’inaugurazione delle mostre, che proseguiranno per tutto il mese, i workshop e ben 32 eventi tra dibattiti, proiezioni, letture di libri e spettacoli. Tra gli incontri in programma: “Il racconto delle catastrofi. Invadenza e testimonianza: i media di fronte alla tragedia”; “Il Dna della cronaca nera”; “Il reportage al tempo del web 2.0” e “La pelle dei media”. A discutere di questi ed altri argomenti, circa 100 tra esponenti del giornalismo nazionale e internazionale (tra carta stampata, tv, radio, web, cinema, fotografia) esponenti scientifici e delle istituzioni, artisti e narratori, tutti capeggiati dal direttore del festival, il giornalista del Tg5 Toni Capuozzo.

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Il Pais non si fa intimorire: pubblicate due nuove foto

Il Pais non si fa intimidire dalle querele del presidente del Consiglio e pubblica due nuove foto del via vai di ragazze a villa Certosa. “Nella villa di Papi” è il titolo del nuovo articolo del quotidiano iberico che così risponde senza arretrare di un centrimetro alle minacce del premier. Le foto, come quelle pubblicate precedentemente, sono visibili a tutti su Internet: due ragazze in topless che fanno la doccia insieme e un altro paio di giovani donne, con il volto coperto, in minigonna riprese mentre si trovano nei giardini della villa.

L‘articolo che le accompagna non è tenero con Berlusconi, e tra le altre cose definisce villa Certosa “una residenza geriatrica ricolma di corpi stupendi”. E ancora: “Benvenuti in Berluscolandia - si legge nel pezzo – il Paese in cui tutte le ragazzine vogliono diventare veline”. Le nuovo foto, tutte appartenenti allo stock del fotografo Antonello Zappadu posto sotto sequestro dalla magistratura italiana, sono aggiunte a quelle già pubblicate dal quotidiano spagnolo nei giorni scorsi.

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