Rai, Ruffini vince anche il secondo ruond contro l’azienda

Il direttore di Raitre, Ruffini

Il direttore di Raitre, Ruffini

resta alla direzione di Raitre. Il tribunale del lavoro di Roma ha, infatti, rigettato il reclamo presentato dall’azienda di viale Mazzini contro la decisione di reintegrare il giornalista alla direzione della terza rete.

Era stato lo stesso tribunale del lavoro, nel maggio scorso, a sancire il ritorno del giornalista al vertice della rete, da cui il Cda dell’azienda lo aveva allontanato nel novembre del 2009 destinandolo ad altro incarico. Al posto di Ruffini era stato nominato Antonio Di Bella che però, a seguito della prima sentenza aveva lasciato l’incarico di direttore di RaiTre rimanendo a disposizione del direttore generale .

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Intercettazioni, emendamento del governo allenta il bavaglio

Operatore durante una intercettazione

Operatore durante una intercettazione

Il governo allenta il bavaglio sulle intercettazioni. Ieri in commissione Giustizia l’esecutivo ha presentato un emendamento che prevede l’instaurazione della cosiddetta “udienza filtro”, che deciderà della pubblicabilità o meno delle intercettazioni telefoniche. Fino a quel momento le registrazioni dovranno rimanere coperte da segreto.

La proposta, presentata dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, prevede che spetterà al magistrato nel corso dell’udienza selezionare le intercettazioni considerate rilevanti e che potranno essere pubblicate “per riassunto” da quelle, non pubblicabili, relativi a fatti, circostanze e persone estranee alle indagini.

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Intercettazioni, Siddi: “Piccoli emendamenti inutili”

Il segretario dell'ordine Franco Siddi

Il segretario dell'ordine Franco Siddi

Ancora non si conoscono esattamente gli emendamenti di modifica dell sulle , che già vengono bocciati dal dei e dall’Associazione nazionale magistrati. Il pensiero dei due organi è chiaro: dei piccoli aggiustamenti al testo non bastano, è tutto l’impianto della legge che va cambiato.

In particolare il segretario della Fnsi, Franco Siddi, in un comunicato ha ribadito che “i numerosi emendamenti che sono già stati presentati alla Camera sul testo app0rovato dal Senato non possono trovare apprezzamento se si limitano ad una semplice riduzione del livello sanzionatorio”. Il messaggio è chiaro: non basta diminuire le sanzioni a ed editori per mettere a tacere la protesta. La critica del segretario si concentra in particolare sulle sanzioni agli editori: “È opportuno – continua Siddi – che si rifletta attentamente sull’ipotesi di innovazione legislativa che vede l’introduzione di sanzioni pecuniarie a carico degli editori. Ancorché tali sanzioni fossero ridotte a termini irrisori, la norma resterebbe comunque iniqua e inaccettabile perché introduce un principio che altera irrevocabilmente il nostro sistema dell’informazione. Tutto il quadro normativo esistente si basa, infatti, sul principio della divisione tra la gestione amministrativa, che è di competenza dell’editore, e la gestione dell’informazione che è di competenza esclusiva dei e dei direttori. Penalizzare gli editori per responsabilità che attengono esclusivamente ai , significherebbe cancellare la separatezza di competenze e sottoporre i al diretto controllo dei proprietari dei media”.

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Fnsi, oggi la manifestazione anti-bavaglio

Il logo Fnsi, organizzatrice della manifestazione

Il logo Fnsi, organizzatrice della manifestazione

Ci siamo. Oggi è il giorno della grande mobilitazione della stampa contro il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. Dalle 17 alle 21 e persone della società civile manifesteranno il loro dissenso contro quella che definiscono una legge che metterà definitivamente il bavaglio all’informazione.

Il fulcro della protesta sarà a , a piazza Navona, ma il no al andrà in scena in altre undici piazze in tutto il Paese e anche all’estero. Quelli che sono stati già ribattezzati i “presidi per la libertà di stampa” saranno a Milano, Torino, Padova, Bari, Palermo, Parma. Ma anche in provincia di Foggia, a Lucera, e di Ravenna, a Conselice. E, all’estero, ci saranno sit-in a Londra, davanti alla sede della Bbc, e Parigi, sulla scalinata dell’Operà Bastille.

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Nasce l’osservatorio sui Telegiornali nazionali

I loghi dei principali Tg nazionali

I loghi dei principali Tg nazionali

Come costruiscono i principali telegiornali pubblici e privati le scalette quotidiane? Quale criterio nella scelta dei titoli e delle priorità da offrire agli utenti? A rispondere a queste e ad altre domande ci penserà dalla prossima settimana l’Osservatorio sui telegiornali nazionali. L’iniziativa era stata lanciata dall’associazione “Articolo 21” nel corso della propria assemblea annuale di gennaio ed ora sarà realizzata da “Reporter Senza Rete”, un’associazione di giornalisti freelance con la collaborazione della facoltà di della Sapienza.

L’osservatorio, illustrato ieri in una conferenza stampa alla Camera, avrà il compito di capire e far capire come informa la televisione nazionale e magari come, talvolta, deforma o disinforma. Ma l’osservatorio servirà anche per segnalare le eccellenze: da lunedì al venerdì si metteranno a confronto i Tg di Rai, Mediaset, La7 e, da settembre, anche Rainews24 e SkyTg24.

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Ddl intercettazioni, il 1 luglio manifestazione della Fnsi

Lo slogan della manifestazione del 1 luglio

Lo slogan della manifestazione del 1 luglio

a gran voce “tagli e bavagli”.È questo lo scopo della nuova grande manifestazione di piazza indetta dalla Federazione nazionale della stampa, insieme ad altre organizzazioni, per il primo luglio a piazza Navona, a Roma. Dopo la giornata del silenzio della stampa, indetta per il 9 luglio si moltiplicano di giorno in giorno le iniziative contro il sulle intercettazioni.

L’adunata di piazza Navona, che avverrà in contemporanea anche in altre località d’Italia, sarà “una grande mobilitazione”, dicono dal , e sarà “un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese”. Al centro delle manifestazioni del primo luglio, oltre al provvedimento sulle intercettazioni anche gli interventi del governo “per punire la cultura italiana con la restrizione dei fondi per musica, cinema, teatro, danza; il rischio di sparizione di giornali ed emittenti colpiti dalla drastica e indiscriminata riduzione del finanziamento pubblico; il concreto pericolo che drammatiche vicende come quelle di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi possano in futuro rimanere a lungo ignote all’opinione pubblica e la perdurante difficoltà del mondo del lavoro ad ottenere l’attenzione dei media e a veder rappresentati gli effetti della crisi”.

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San Marino, giornalista scomodo minacciato di morte

Un'immagine della Repubblica di San Marino

Un'immagine della Repubblica di San Marino

Ancora un giornalista minacciato di morte per le sue denunce e per aver svolto onestamente il suo lavoro di cronista. Solo che questa volta l’intimidazione non arriva dalla Calabria né dalla Sicilia, come ci si potrebbe aspettare, ma dalla “irreprensibile” Repubblica di San Marino. La vittima della minaccia è David Oddone, cronista de “L’informazione di San Marino”, che da tempo si sta occupando del caso spinoso che ha preso il nome di “licenzopoli”.

Si tratta di licenze industriali per i locali di aziende, necessarie agli imprenditori per insediarsi con la propria attività nella repubblica sanmarinese, concesse illegalmente in “multiproprietà” a più imprenditori contemporaneamente. Per la legge di San Marino, infatti, le imprese necessitano di una sede reale e non fittizia, onde evitare che aziende non in territorio di sanmarinese ne ottengano i vantaggi fiscali.

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Il Ddl intercettazioni passa il vaglio della commissione giustizia del Senato. Dure proteste

Il ministro Alfano

Il ministro Alfano

Ddl Alfano, via libera della commissione Giustizia del Senato. L’approvazione è stata possibile solo alle tre del mattino, grazie anche a un segnale di apertura del governo. Un segnale, però, in cui l’opposizione ha una fiducia molto limitata. Il ministro della Giustizia in persona, Angelino Alfano, si è presentato ieri sera in Commissione per promuovere l’approvazione di un “aperto” a ulteriori modifiche.

È stata una proposta inaspettata e confermata dai capigruppo del Popolo della libertà alla Camera e al Senato, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Secondo il approvato ieri sera, comunque, i media non possono più pubblicare né le ordinate e raccolte dai pubblici ministeri che conducono le inchieste né il contenuto degli altri atti, con l’eccezione delle richieste e delle ordinanze di custodia cautelare, fino al termine delle indagini preliminari.

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Chiuso il “Meeting dei giornalisti del Mediterraneo” a Cagliari

Un momento del meeting di Calgiari

Un momento del meeting di Calgiari

Si è chiuso con l’approvazione della “Carta di Cagliari” il decimo “Meeting dei giornalisti del Mediterraneo” che si è tenuto nel capoluogo sardo. Dopo quattro giorni di lavori, i rappresentanti delle organizzazioni dei giornalisti provenienti dai 30 paesi del Mediterraneo hanno approvato il documento che ha l’obiettivo di segnare un percorso per creare nuove forme di solidarietà ed unità.

La carta, intitolata “Sicurezza, diversità e dialogo: costruire fiducia nel giornalismo mediterraneo” dichiara che: “i giornalisti mediterranei lavoreranno uniti per creare la fiducia del pubblico nel giornalismo e creare nuove forme di dialogo e di solidarietà. In particolare, il meeting rifiuta le politiche di divisione, di manipolazione e d’intolleranza e sostiene un programma d’azione sui seguenti temi: il giornalismo per la diversità e la tolleranza, sostenere il ruolo dei giornalisti nella costruzione di società democratiche e nella promozione della pace, la riconciliazione e lo sviluppo duraturo”.

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Stagisti al posto delle sostituzioni. L’allarme della Fnsi

Il logo della Fnsi

Il logo della Fnsi

L’estate si avvicina e le redazioni si riempiono di stagisti. Un rituale che si ripete regolarmente di anno in anno. I giornali si svuotano per le ferie dei redattori e a sostituirli vengono chiamati giovani stagisti, smaniosi di fare esperienza e, soprattutto, senza pretese economiche. Come ogni anno la Federazione nazionale dei giornalisti è intervenuta a ricordare ai Comitati di redazione di vigilare su queste situazioni, per evitare che sostituzioni estive e stage si sovrappongano.

Gli stagisti, infatti, in base al protocollo d’intesa del 7 giugno 1993 tra Fnsi e Fieg, non instaurano “alcun rapporto giuridico con l’azienda”. Di conseguenza lo stagista, non essendo a nessun effetto un lavoratore, non può svolgere alcuna attività lavorativa utilizzabile nella produzione del giornale. Cosa che invece avviene regolarmente con, in alcuni casi, stagisti che firmano tranquillamente i loro pezzi.

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