Crisi, ad di Epolis fa appello ai giornalisti per tornare a lavoro

“Chiedo con fiducia alla nostra redazione di continuare anch’essa nel consueto spirito di disponibilità e collaborazione fino a qui dimostrato e di tornare a lavorare il 28 agosto, in maniera da permettere alla nostra azienda di continuare il suo cammino”. Con queste parole Sara Cipollini, amministratore delegato della società editrice E Polis spa, ha invitato i giornalisti della redazione del quotidiano free press E Polis ad adoperarsi affinché il giornale possa riprendere le pubblicazioni lunedì prossimo, dopo un’interruzione di 4 settimane.

E ciò nonostante la dichiarata impossibilità dell’azienda fondata dall’imprenditore Nicola Grauso di pagare, al momento, gli stipendi dello scorso mese di luglio. Come scrive la stessa Cipollini, la “momentanea situazione di crisi finanziaria (…)” che sta attraverso l’azienda e “che si protrarrà fino alla ultimazione del piano di ristrutturazione in atto e relativo aumento di capitale (…), ci sta spingendo come azienda a fare il massimo sforzo per far sì che il nostro quotidiano esca regolarmente il 31 agosto prossimo”.

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Iran, annullata la giornata di protesta dei giornalisti contro la censura

Doveva essere il giorno della grande protesta dei giornalisti iraniani contro la censura imposta dal regime di Mahomud Ahmadionejad. Invece la giornata di ieri è trascorsa con le ormai solite limitazioni alla libertà di stampa. Il giornale “Sedaie Edalat” (La Voce della Giustizia) così come “Etemad Melli” (Fiducia del Popolo) non sono potuti uscire. Secondo fonti della radio iraniana Radio Farda, anche il giornale “Hayate Nou” (Nuova Vita) non è andato in vendita.

La protesta è stata annullata dagli stessi giornalisti locali che, per bocca della presidentessa del sindacato di categoria, Badr Sadat Mofidi, hanno detto di non scendere in piazza in segno di solidarietà con i colleghi incarcerati dal regime e per denunciare la presenza costante della polizia nelle redazioni e nelle tipografie.

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La legge bavaglio passa alla camera: i giornalisti protestano

Il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni è legge per metà. Il provvedimento, blindato dalla questione di fiducia posta dalla maggioranza, è passato alla Camera. Per l’approvazione finale ora manca il sì del Senato che avverrà in settimana.

La norma, ribattezzata dagli oppositori “legge bavaglio”, pone seri limiti all’utilizzo delle intercettazioni nell’attività di indagine (potranno essere richieste solo se già sussistono “gravi indizi di colpevolezza” e solo per i reati che prevedano pene superiori a 5 anni di carcere) e alla loro divulgazione a mezzo stampa.

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