Incontro Gheddafi Berlusconi. Natale chiede libero accesso ai giornalisti in Libia

Il presidente della Fnsi, Roberto Natale

Il presidente della Fnsi, Roberto Natale

Libero accesso per i giornalisti italiani in Libia. È la richiesta ferma del presidente della Federazione della stampa , Roberto Natale a Silvio Berlusconi, in vista del prossimo incontro tra il nostro premier e il leader libico Gheddafi.

“Lunedì prossimo – ricorda Natale in una nota – sarà a Roma il colonnello Gheddafi, per celebrare il secondo anniversario del Trattato di amicizia italo-libica. Un Trattato che ha avuto, tra i suoi principali effetti, la drastica riduzione del numero delle persone in arrivo dal paese nordafricano, come sottolinea il ministro dell’Interno Maroni, e delle domande di asilo. Le politiche dello Stato italiano in materia le decidono governo e Parlamento, naturalmente, e non i giornalisti. All’informazione, però, deve essere data la possibilità di verificare in autonomia quali siano le conseguenze di queste scelte, tanto più quando esse toccano la vita stessa degli esseri umani e un diritto fondamentale come l’asilo, tutelato dalla nostra Costituzione all’articolo 10”.

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Intercettazioni, il ddl slitta a settembre

Operatore intento ad intercettare

Operatore intento ad intercettare

“Non abbassare la guardia”. Con questo monito la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno accolto la notizia dello slittamento a settembre del voto sul ddl intercettazioni. A sancire lo spostamento a dopo la pausa estiva è stata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che ha deciso che l’aula della Camera, nell’ultimo giorno prima della pausa estiva dei lavori parlamentari, avviasse solo la discussione generale sul ddl intercettazioni ma non votasse il testo.

Un successo per gli oppositori di questa legge definita “bavaglio”, una mezza sconfitta per il governo che fino all’ultimo sperava di poter votare il testo prima dell’estate. Ma questo successo parziale non tranquillizza né l’Ordine dei giornalisti né la Fnsi, che annunciano di non volersi fermare. Il sindacato dei giornalisti ha ribadito che la mobilitazione contro il ddl “non va mai in vacanza”.

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Crisi, giornalisti in ferie forzate al Giornale

Il direttore del Giornale Vittorio Feltri

Il direttore del Giornale Vittorio Feltri

Tempo di vacanze per molti, non per la crisi. Anzi proprio le ferie sono diventate un’arma in mano agli editori per risparmiare qualche soldo. Al Giornale diretto da Vittorio Feltri, infatti, la società editrice ha deciso di mettere in ferie forzate per ben due mesi consecutivi i giornalisti della redazione romana e di altre pagine locali, interrompendone di fatto le pubblicazioni. Una decisione unilaterale che di fatto anticipa una parte del piano di ristrutturazione presentato alla Fnsi e alle Associazioni regionali.

Di certo l’avvio dello stato di crisi per il quotidiano milanese non parte sotto i migliori auspici, se la prima mossa è un provvedimento, come definisce la Fnsi “sbattuto in faccia al sindacato prima ancora che si apra una vera e propria trattativa”. Il sindacato ha definito la decisione delle ferie forzate “un atto di provocazione nei confronti della redazione e della sua rappresentanza sindacale e di grave irresponsabilità”. La Fnsi fa notare che “il piano di ristrutturazione dell’azienda è arrivato sul tavolo per la trattativa alla cognizione delle parti, assistite dalle organizzazioni nazionali e territoriali. Forzare la situazione e anticipare soluzioni non concordate non aiuta né ad accelerare né a favorire una intesa. Non è, inoltre, accettabile e anzi può compromettere gli esiti del confronto”.

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Nomine Rai, il 28 maggio manifestazione in difesa del pluralismo e del servizio pubblico

Una giornata in difesa dell’autonomia dell’informazione in Italia e nel servizio pubblico. L’hanno organizzata il sindacato dei giornalisti, l’FNSI, e l’USIGRAI per il 28 maggio prossimo. Anche la Cgil ha comuincato la sua adesione alla manifestazione.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Usigrai spiegano in un comunicato le motivazioni di questa scelta: “Il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio - si legge nel documento congiunto – rende più grave di sempre la tradizionale e pesante subordinazione della Rai ai voleri della politica. Il primo pacchetto di nomine, varato l’altro giorno, porta il segno offensivo di una decisione maturata fuori da viale Mazzini, con l’aggiunta del consueto scarso rispetto per le professionalità interne e con moltiplicazioni degli incarichi incompatibili con un’organizzazione razionale.”

“E’ rimasto inascoltato – continua la nota – l’appello del Presidente della Vigilanza, che evidentemente per alcuni va apprezzato ed elogiato solo finché le sue parole non toccano gli interessi concreti di qualche parte politica. Queste prime decisioni degli amministratori Rai contribuiscono a rendere ancora più scuro il quadro dell’autonomia dell’informazione in Italia, già esposto ai rischi di una limitazione del diritto di cronaca con il ddl Alfano o alle reazioni minacciose nelle quali incorre il giornalismo che ancora si ostini a fare domande. Anche per questo gli organismi internazionali continuano a guardare con preoccupazione all’anomalia italiana”.

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