D’Alema querela “Il Giornale” dopo aver partecipato alla manifestazione sulla libertà di stampa

Sconcerto e solidarietà ai del Giornale. Sono questi i concetti espressi dal sindacato unitario dei e dall’ nazionale in relazione alla querela sporta dall’onorevole Massimo D’Alema contro il quotidiano diretto da Vittorio Feltri.

Il contrasto alle “querele intimidatorie” non conosce colore politico e così, dopo aver censurato quelle del premier contro “La Repubblica”, le due associazioni più importanti della categoria esprimono tutto il loro dissenso contro l’ultima presentata dal dirigente del Partito democratico contro “Il Giornale”. La denuncia per diffamazione a mezzo stampa è stata presentata per un articolo apparso sul quotidiano della famiglia lo scorso giugno, intitolato “Tutte le escort del clan D’Alema”. Il pezzo in questione riguardava la vicenda della malasanità in e il presunto giro di prostitute di alto borgo che gravitava intorno al gruppo dirigente del Pd pugliese, su cui sta indagando la procura di Bari.

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Annozero, oltre 7 milioni di spettatori per la D’addario. Ancora polemiche roventi

Ancora un successo di ascolti per Annozero. La seconda puntata della trasmissione di Santoro, con la contestatissima presenza della escort Patrizia D’Addario, ieri sera ha superato i sette milioni (7.338.000) di spettatori col 28,92% di share, vincendo il prime time. Su Raiuno le due puntate di Don Matteo hanno fatto 21,87% di media con 5.773.000 e le due di Doctor House su Canale 5 con il 15,93% e 4.840.000.

Già prima della messa in onda, la seconda puntata di Annozero era stata preceduta da innumerevoli polemiche legate alla partecipazione in studio della escort barese Patrizia D’Addario, principale protagonista dell’inchiesta che vede coinvolto il premier Silvio Berlusconi. Presenza che aveva provocato la mancata partecipazione dei rappresentanti del Pdl. In forte dubbio fino all’ultimo, alla fine la D’Addario ha parlato ai microfoni di Annozero.

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Bari, giornalisti fuori dal tribunale. L’Assostampa protesta

Il Sabato il di Bari è off limits per i giornalisti. Così l’altro ieri i cronisti baresi si sono visti sbattere in faccia le porte del tribunale. Un gesto motivato, secondo il personale di vigilanza del palazzo, da decisioni di organi superiori, per i quali “l’accesso della stampa in Procura non sarebbe possibile di sabato in quanto giornata non feriale e nella quale non si celebrano udienze”.

Un atto definito subito “gravissimo” da parte dell’Assostampa pugliese perché, si legge in una nota, “impedisce ai giornalisti di esercitare il , garantito dalla Costituzione sempre e comunque”. In questo modo, prosegue il sindacato, “si pretende di dettare d’autorità tempi e modi di svolgimento dell’attività giornalistica. Tutto ciò è inaccettabile e si inserisce in un clima sempre più ostile, e spesso anche intimidatorio, nei confronti della stampa”.

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Berlusconi – D’addario, le conversazioni bollenti pubblicate sui giornali stranieri

Le conversazioni “bollenti” tra il premier Silvio Berlusconi e Patrizia D’addario arrivano all’etero. Si riaccende, così, il ciclone intorno al premier italiano, dopo la pubblicazione sull’Espresso delle conversazioni consegnate dalla testimone barese alla . Confermata la versione data dalla donna fin dall’inizio, la notizia infiamma i stranieri. Il presidente del Consiglio: sono tutte montature.

“Silvio Berlusconi coinvolto in un nuovo scandalo di sesso dopo la pubblicazione su Internet delle registrazioni audio della ragazza-escort”: è questo il titolo che compare sul Daily Mail di ieri. La stampa di tutto il mondo è di nuovo all’attacco di Silvio Berlusconi, quindi, dopo che il settimanale L’Espresso ha reso note le conversazioni che Patrizia D’Addario serbava all’interno di microcassette, già da tempo consegnate ai magistrati che indagano sui giri di appalti truccati e di prostitute che farebbero capo all’imprenditore Gianpaolo Tarantini.

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Tg1, ancora polemiche: calano gli ascolti. Richiesta indagine Commissione di vigilanza

Ancora guai al Tg1. Dopo le polemiche sul presunto “oscuramento” dell’inchiesta di Bari su festini ed escort nelle ville del premier Silvio Berlusconi, ora arriva un netto calo di ascolti che ha permesso il sorpasso del “rivale” Tg5.

Le due vicende sono l’una la conseguenza dell’altra? La pensano così al Partito democratico: “Come era facilmente prevedibile, alla gravità politica e alla plateale violazione del pluralismo, il Tg1 di Minzolini aggiunge la bocciatura degli utenti” – ha dichiarato Vincenzo Vita, senatore democratico e membro della commissione di Vigilanza Rai. “Sono diversi giorni infatti – aggiunge – che il principale concorrente, il Tg5, supera in ascolti il telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico. Senza nulla togliere alle qualità del telegiornale di Canale 5, è però un giudizio che non può essere rimosso e la dice lunga sulla situazione in cui versa il Tg1”.

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Bufera sul Tg1. Il Pd: “Minzolini ha oscurato inchista di Bari su Berlusconi”

E’ appena arrivato alla direzione del Tg1 ed è già al centro di una bufera politica. Augusto Minzolini starebbe “oscurando” l’inchiesta di Bari sul giro di escort e modelle che avrebbe partecipato, dietro compenso, a diverse feste nelle ville del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

L’accusa arriva dagli esponenti del Partito Democratico, che hanno sollecitato un intervento in merito da parte del presidente Rai, Paolo Garimberti, ma anche della Commissione di vigilanza e della Corte dei conti. “Dopo giorni di ripetuti oscuramenti da parte del Tg1, principale telegiornale del servizio pubblico – si legge in una nota di Michele Meta, capogruppo del centro-sinistra in commissione trasporti e telecomunicazioni della Camera – sul filone dell’inchiesta di Bari che vedrebbe coinvolto il presidente del Consiglio, chiediamo che il Presidente di garanzia della Rai, Paolo Garimberti, convochi il Consiglio di amministrazione per audire il Direttore del Tg1 e per affrontare in maniera approfondita il tema dell’informazione e del nei telegiornali Rai, i cui principi di obiettività, trasparenza e imparzialità sono chiaramente indicati nel Codice Etico dell’azienda”.

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