Germania, provverdimento rafforza libertà di stampa

Il parlamento tedesco

Il parlamento tedesco

Italia e hanno idee diverse in materia di libertà di stampa. Mentre nel nostro Paese si continua a parlare di inasprimento delle sanzioni per i giornalisti che pubblicano intercettazioni telefoniche ad indagini in corso, in si approva una legge che proteggerà maggiormente i cronisti, rafforzando, così, la libertà di stampa nel paese.

Il , approvato oggi dal dei Ministri tedesco, stabilisce, infatti, che i reporter non saranno più perseguibili in caso di concorso nella pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi. Ad essere perseguita legalmente sarà solo la la fonte del giornalista, cioè la persona che passa le informazioni ai media.

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Editoria, ecco il nuovo regolamento sulle provvidenze

Una pila di giornali

Una pila di giornali

Regole più precise e maggior rigore nell’assegnazione dei contributi pubblici all’editoria. Sono le linee guida del nuovo , messo a punto dal Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio guidato da Elisa Grande, che riordinerà i criteri di assegnazione dei fondi.

Il testo del nuovo , anticipato dall’agenzia di stampa Asca, sarà messo all’ordine del giorno per l’approvazione definitiva in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri. Il nuova disciplina nella concessione dei contributi, basata sulla legislazione esistente, vincola l’assegnazione dei fondi alle effettive vendite di giornali e periodici, e non sarà più basata suo criterio della semplice “diffusione”. La vecchia norma prevedeva che potessero richiedere i contributi le testate che diffondevano almeno il 25% della loro tiratura complessiva per quelli nazionali e il 40% per quelli locali. Ora si è sostituita il concetto di diffusione con quello di , specificando che per copie distribuite “si intendono quelle poste in in edicola o presso punti non esclusivi, entrambi tramite contratti con società di distribuzione esterne” e quelle distribuite in abbonamento a pagamento. Non potranno, inoltre, essere inserite nel calcolo le copie vendute in blocco a un prezzo inferiore a quello indicato sulla testata.

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Editoria, anche la Germania soffre

Una rotativa in azione

Una rotativa in azione

Soffre anche l’editoria tedesca. Nel primo trimestre del 2010 la stampa tedesca ha infatti, visto calare del 2,7% il numero globale delle copie vendute. Così anche la , considerata dagli esperti il Paese europeo che ha reagito meglio alla crisi economica, nell’editoria si trova ad affrontare le difficoltà già conosciute in gran parte del mondo.

Secondo l’Associazione nazionale degli editori tedeschi (Bdzv), che ha diffuso i dati, tra gennaio e marzo di quest’anno sono stati venduti un totale di 24,7 milioni di giornali contro i 25,3 dell’anno precedente. Un calo che preoccupa, sia per la diminuzione evidente di lettori, sia per la flessione del mercato pubblicitario, che quest’anno è calato del 15,9%. Stessa sorte per il fatturato dell’industria del settore, che già nel 2009 aveva perso il 7%, scendendo a 8,46 milioni di euro.

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Editoria, si blocca la trattiva per le tariffe postali

Il logo della Fieg

Il logo della

La trattativa tra ed editori per trovare una soluzione allo stop delle tariffe postali agevolate per le aziende editoriali, si è interrotta. Il brusco stop ai colloqui è stato annunciato dalla Federazione italiana editori che, annuncia in un comunicato, “esaminando l’esito degli incontri tecnici tenuti nei giorni scorsi con “Poste italiane” presso la presidenza del Consiglio dei ministri a seguito del tavolo politico del 7 aprile a Palazzo Chigi, ha dovuto constatare con grande preoccupazione la sospensione delle trattative”.

La si dice molto preoccupata per lo stallo delle trattative, dal momento che, “è passato quasi un mese dall’innovazione tariffaria del 1 aprile che comporta per gli editori, e in prospettiva per gli abbonati, aumenti dei costi di spedizione pari, in media, al 120% per i quotidiani e del 100% per i periodici, e non si vede ancora una via d’uscita”.

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Editoria, il decreto Scajola sospende le tariffe postali agevolate

Il logo delle poste italiane

Il logo delle poste italiane

Nuova mazzata per l’editoria italiana. Da ieri sono sospese tutte le agevolazioni postali riservate all’editoria libraria, quotidiana e periodica. Lo stabilisce un decreto dello ministero dello Sviluppo economico, approvato in tutta fretta e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 31 marzo 2010. Da questa data è scattato lo stop agli “sconti” tariffari previsti per la spedizione dei prodotti editoriali. La decisione è dovuta, secondo il ministro Scajola che ha ideato il decreto, all’impossibilità di sostenere ulteriormente gli oneri, a carico dell’erario, per i rimborsi a “Poste italiane”.

Lo Stato stringe la cinghia e a farne le spese è l’editoria, un settore già in grossa difficoltà. La notizia ha colpito tra capo e collo le realtà del settore che, inutile dirlo, sono insorte contro il decreto. “Siamo profondamente indignati per un improvviso, non annunciato e che, per la sua applicazione immediata, sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell’editoria libraria”, è il duro commento del presidente dell’Associazione Italiana (Aie) Marco Polillo.

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Radio locali in protesta contro i tagli ai fondi

uno speaker radiofonico

uno speaker radiofonico

Un messaggio diffuso in contemporanea contro i tagli ai fondi per l’editoria. È la protesta di 200 radio locali italiane andata in onda oggi (18 marzo) alle 12.30 con cui si è cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica contro la decisione contenuta nel decreto Milleproroghe e approvato dai due rami del Parlamento, con il quale sono stati soppressi i contributi all’emittenza locale e ridotti del 50% quelli destinati ai giornali editi e diffusi all’estero ed ai giornali dei consumatori.

”Si tratta di un provvedimento che mette a repentaglio la sopravvivenza di centinaia di testate dell’emittenza locale ed alcune decine di piccoli – si legge in una nota dell’Agenzia di stampa Area che si è fatta promotrice dell’iniziativa – Altrettanto grave, e senza precedenti, la decisione di intervenire retroattivamente, sui bilanci aziendali dell’anno passato”.

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Sindacato contro Ordine dei giornalisti. E’ guerra aperta sull’accesso alla professione

Sindacato contro Ordine dei giornalisti. È guerra aperta tra i due organi istituzionali sul problema dell’accesso alla professione. Nelle ultime ore il faccia a faccia si è fatto sempre più duro e i comunicati sempre più velenosi. La Fnsi accusa l’ordine di attuare una politica “incomprensibile”, l’Ordine risponde parlando di “delirio del sindacato”.

Ma la polemica ha radici profonde. Le prime scaramuccie si erano avute il 16 gennaio scorso quando i vicesegretari della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, intervenendo in due assemblee di giornalisti free lance a Catania e Palermo, affermano: “No a nuove fabbriche di disoccupati, questa gestione dell’accesso da parte dell’ dei giornalisti sta portando la professione al collasso”.

Alle aveva replicato prontamente il presidente dell’, Lorenzo del Boca: “Non bastano infondate all’Odg per scaricarsi la coscienza”.

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Notizie online a pagamento, il Guardian controtendenza

guardian newspaperL’editoria online è al bivio. Testate e portali del devono ancora capire quale strada intraprendere: far le notizie o continuare con l’informazione libera. Proprio quando la via sembrava segnata, con la decisione del New York Times di introdurre il pagamento delle news, e molti in tutto il mondo cominciavano ad accodarsi, arrivano le dichiarazioni controtendenza di Alan Rusbridger, responsabile editoriale di “The Guardian”.

Il direttore del londinese, durante una lectio magistralis in onore del giornalista Hugh Cudlipp, ha ribadito la propria fede nell’informazione libera sul , dichiarando che introdurre delle sezioni a pagamento online sarebbe un fallimento. Secondo Rusbridger “i paywalls limiterebbero gli sulle testate , a causa della diminuzione del traffico” e questo arresterebbe la “potenziale crescita dell’editoria digitale”.

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New York Times: l’articolo? Lo sovvenziona il lettore

new york timesArticoli a spese dei lettori. È questa l’ultima trovata del New York Times tra le molte iniziative intraprese dal giornale nel tentativo di uscire dalla crisi che sta investendo da tempo il mondo dell’editoria. Quest’ultima novità, però, è decisamente la più innovativa e stravagante. Per pubblicare articoli su temi tralasciati dai grandi media ma a cui i cittadini sono direttamente interessati, il quotidiano newyorkese ha pensato di utilizzare i soldi degli stessi lettori, raccolti attraverso legalmente ricevute con raccolte fondi.

Il primo articolo pubblicato mettendo le mani nelle tasche dei lettori ha riguardato l’accumulo dei rifiuti nell’Oceano Pacifico, inserito nella sezione Scienza. Il pezzo del giornalista, ovviamente freelance, si conclude così: “I costi del viaggio sono stati sostenuti dai lettori di .us, un’organizzazione no-profit che appoggia il giornalismo indipendente”.

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Insediato il comitato paritetico per la gestione degli stati di crisi nell’editoria

CamporeseAndrea Camporese, presidente dell’Inpgi, è stato eletto presidente del Comitato paritetico per la gestione del fondo previsto dal nuovo contratto nazionale di giornalistico per i prepensionamenti e gli stati di crisi.

Il comitato che riunisce Fnsi, Fieg e Inpgi si è insediato presso la sede romana dell’ente previdenziale dei giornalisti (Inpgi), celebrando la sua prima seduta, in cui, oltre all’elezione di Camporese, è stato approvato all’unanimità il regolamento di gestione.

Compito del organismo sarà monitorare l’andamento della spesa sui prepensionamenti, l’afflusso dell’aliquota del 30 per cento posta a carico degli editori che utilizzeranno questo ammortizzatore sociale in base alla legge 416 e la dinamica del contributo straordinario (0,60% di cui 0,10 a carico dei giornalisti) destinato alle prestazioni di cassa integrazione e mobilità.

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