Privacy, il Pdl propone modfica all’articolo 21

Il deputato del Pdl, Salvatore Torrisi

Il deputato del Pdl, Salvatore Torrisi

La legge sulle intercettazioni potrebbe non essere l’ultimo atto di questo governo in materia di privacy. Mentre impazzano ancora polemiche e proteste dopo l’approvazione in Senato del decreto 1611, l’esecutivo prepara già la prossima mossa. Nelle sue mire, stavolta c’è l’articolo 21 della Costituzione. Già dal 16 marzo scorso, infatti, il deputato del Pdl Salvatore Torrisi, ha presentato una proposta di legge costituzionale (la numero 3317), che mira a modificare l’articolo della nostra Costituzione che tutela la libertà di stampa.

Il testo contiene un solo articolo che precisa: “Art. 1. Al sesto comma dell’articolo 21 della Costituzione dopo le parole: contrarie al buon costume sono inserite le seguenti: o lesive della dignità della persona o del diritto alla riservatezza”. Il comma che verrebbe modificato è quello che limita le pubblicazioni vietando quelle, appunto, “contrarie al buon costume”. L’aggiunta di queste poche parole modificherebbe sostanzialmente il senso dell’articolo attribuendo, sostanzialmente, una maggiore importanza alla tutela della privacy piuttosto che al diritto di cronaca. L’iter per ora è solo all’inizio. La proposta è stata assegnata in sede referente alla I commissione (Affari Costituzionali) l’11 maggio, attende ancora il parere delle Commissioni II (Giustizia) e VII (Cultura, Scienza e Istruzione).

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“Mattino 5″ pedina il giudice Mesiano. Scoppia il caso

Un servizio di “Mattino 5” su Raimondo Mesiano, il giudice del processo Fininvest-Cir, e si scatena il caso. Lo scoop andato in onda su Canale 5 è un video di pochi minuti sulla vita privata del magistrato che, non più tardi di due settimane fa, ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per l’annullamento del lodo Mondadori risolto nel 1990 a favore del biscione in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.

Le immagini, che riprendono di nascosto il giudice nella sua vita privata durante una passeggiata domenicale, e il testo del servizio, che dipinge Mesiano come un tipo strano e stravagante per il fatto di indossare indumenti con combinazioni di colori inconsuete, hanno dato il via alla bufera. Durissime le critiche dell’Associazione nazionale magistrati che ha definito “una vergogna” far seguire il magistrato dalle telecamere mentre si fa radere dal barbiere o fuma una sigaretta seduto su una panchina di un giardino pubblico. Per il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini si tratta di “un’intollerabile intromissione nella privacy di una persona”.

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Bari, giornalisti fuori dal tribunale. L’Assostampa protesta

Il Sabato il Palazzo di giustizia di Bari è off limits per i giornalisti. Così l’altro ieri i cronisti baresi si sono visti sbattere in faccia le porte del tribunale. Un gesto motivato, secondo il personale di vigilanza del palazzo, da decisioni di organi superiori, per i quali “l’accesso della stampa in Procura non sarebbe possibile di sabato in quanto giornata non feriale e nella quale non si celebrano udienze”.

Un atto definito subito “gravissimo” da parte dell’Assostampa pugliese perché, si legge in una nota, “impedisce ai giornalisti di esercitare il diritto di cronaca, garantito dalla Costituzione sempre e comunque”. In questo modo, prosegue il sindacato, “si pretende di dettare d’autorità tempi e modi di svolgimento dell’attività giornalistica. Tutto ciò è inaccettabile e si inserisce in un clima sempre più ostile, e spesso anche intimidatorio, nei confronti della stampa”.

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Villa Certosa, i carabinieri sequestrano foto di quattro reporter appostati

Dopo le foto dello scandalo del fotografo zappadù, che hanno dato origine al polverone di polemiche sulle feste del premier Berlusconi, a Villa Certosa non è più così semplice lavorare per i fotoreporter. Quattro fotografi appostati vicino alla Villa del premier sono stati bloccati dai carabinieri, denunciati per violazione della privacy e i loro scatti sequestrati.

“E’ legittimo garantire la tutela della privacy e la sicurezza, ma il sequestro delle schede delle macchine fotografiche dei quattro fotografi avvenuta oggi a Porto Rotondo allo stato, è una incomprensibile misura di prevenzione”. E’ il commento di Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, dopo l’episodio.

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Scontri al G8 di Torino, Assostampa Piemonte rifiuta di consegnare le foto alla Questura

I delegati dei giornalisti piemontesi, riuniti a fine maggio per il Congresso regionale dell’Associazione stampa subalpina, hanno rigettato le richieste presentate a giornali e tv dalla Questura di Torino, che voleva acquisire fotografie e filmati sugli scontri tra studenti e polizia del 19 maggio a Torino, in concomitanza con il “G8 dell’Università”.

La decisione, formalizzata in un documento inviato alla Questura torinese e pubblicato in questi ultimi giorni dal sito web di “Autonomia e Solidarietà” del Piemonte, affronta un problema che è tra i più delicati della professione, perché pone il singolo giornalista davanti alla non facile scelta tra i doveri della disciplina professionale e quelli stabiliti dalle leggi dello Stato.

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Garante privacysu stupro di Primavalle: non si possono pubblicare dati sensibili di vittime di violenza

È vietato diffondere notizie e dettagli che rendano identificabili le vittime di violenza sessuale. Con questo nuovo monito il Garante della Privacy è intervenuto ancora una volta in tema di informazione e dati sensibili. L’Autorità è tornata sull’argomento, con un provvedimento di cui è stato relatore Mauro Paissan, in seguito al caso dello “stupro di Primavalle”, quello della donna aggredita e violentata il giorno di San Valentino.

Per lo stupro era stato arrestato Karol Racz, rumeno conosciuto con il soprannome di “faccia da pugile”, poi scarcerato dal Tribunale del Riesame dopo 35 giorni di carcere a Regina Coeli. L’inchiesta, ancora aperta, vede ora implicati altri connazionali dell’uomo. La vittima dello stupro si era rivolta al Garante perché i dettagli personali (dal nome all’età, dalla professione all’area dove viveva, fino al colore dei suoi capelli) forniti da alcuni quotidiani, anche via web, la rendevano inequivocabilmente identificabile.

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Processi in Tv, un nuovo codice per evitare la giustizia spettacolo

Vita breve per i processi spettacolo in radio e televisione. Il nuovo “Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive” stabilisce le nuove regole da rispettare per la trasmissione di questi importanti avvenimenti della vipa publica di un Paese. L’accordo, che mira ad evitare “trasferimenti” illeciti dei processi dalle aule di tribunale negli studi televisivi (ma allo stesso tempo vuole sancire l’inderogabile diritto di cronaca dei giornalisti) è stato firmato a Roma nella sede dell’AGCOM.

A siglare il documento sono state le principali emittenti nazionali (Rai, Mediaset e Telecom Italia Media), insieme alla Federazione Radio Televisioni, l’Associazione Aeranti-Corallo, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa e la stessa AGCOM.

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Nomine Rai, il 28 maggio manifestazione in difesa del pluralismo e del servizio pubblico

Una giornata in difesa dell’autonomia dell’informazione in Italia e nel servizio pubblico. L’hanno organizzata il sindacato dei giornalisti, l’FNSI, e l’USIGRAI per il 28 maggio prossimo. Anche la Cgil ha comuincato la sua adesione alla manifestazione.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Usigrai spiegano in un comunicato le motivazioni di questa scelta: “Il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio - si legge nel documento congiunto – rende più grave di sempre la tradizionale e pesante subordinazione della Rai ai voleri della politica. Il primo pacchetto di nomine, varato l’altro giorno, porta il segno offensivo di una decisione maturata fuori da viale Mazzini, con l’aggiunta del consueto scarso rispetto per le professionalità interne e con moltiplicazioni degli incarichi incompatibili con un’organizzazione razionale.”

“E’ rimasto inascoltato – continua la nota – l’appello del Presidente della Vigilanza, che evidentemente per alcuni va apprezzato ed elogiato solo finché le sue parole non toccano gli interessi concreti di qualche parte politica. Queste prime decisioni degli amministratori Rai contribuiscono a rendere ancora più scuro il quadro dell’autonomia dell’informazione in Italia, già esposto ai rischi di una limitazione del diritto di cronaca con il ddl Alfano o alle reazioni minacciose nelle quali incorre il giornalismo che ancora si ostini a fare domande. Anche per questo gli organismi internazionali continuano a guardare con preoccupazione all’anomalia italiana”.

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Libertà di stampa in Italia, in una mozione la preoccupazione della Federazione Europea dei Giornalisti

La Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ) lancia l’allarme sulla libertà di stampa in Italia. Durante il meeting annuale dell’associazione, che si è appena concluso nella città bulgara di Varna, è stata approvata all’unanimità una mozione in cui si “esprime preoccupazione per i continui attacchi del governo italiano all’autonomia dei giornalisti”.

L’EFJ, che è la più grande organizzazione giornalistica in Europa rappresentando circa 280mila giornalisti in 30 Paesi, nella mozione ribadisce la pericolosità del conflitto d’interessi sull’indipendenza del giornalismo e afferma il suo sostegno al sindacato italiano nella lotta contro la concentrazione di potere politico e mediatico in atto.

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