Reggio Calabria, data alle fiamme l’auto del giornalista Monteleone

monteleoneAncora un caso di intimidazioni di stampo mafioso a danni di giornalisti. Questa volta la brutta esperienza è toccata ad Antonino Monteleone, trentenne giornalista free lance calabrese che collabora con numerosi organi di stampa. Tra le sue collaborazioni più importanti “Il Fatto Quotidiano” ed “Il Punto”, mentre per quanto riguarda la televisive, “Report” di Milena Gabanelli. Sulla rete, Monteleone cura dal 2006 un blog molto seguito.

La minaccia al cronista è arrivata con un atto tipico della malavita organizzata: l’incendio dell’auto. Il fattaccio è avvenuto a Reggio Calabria venerdì sera (5 febbraio) per mano di persone di cui non si conosce ancora l’identità.

La vettura, una Fiat Idea, che è stata prima cosparsa con liquido infiammabile, e poi data alle fiamme, è stata completamente distrutta. Monteleone ha denunciato immediatamente l’intimidazione alla Polizia.

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Google Cina, attaccate caselle Email di giornalisti stranieri

google-chinaAncora problemi tra Google e la Cina. Dopo la denuncia da parte della società di Mountain View di attacchi informatici contro alcune caselle di posta appartenenti ad attivisti cinesi per i diritti umani e le successive minacce di abbandonare il Paese asiatico, arrivano nuove accuse e schermaglie diplomatiche.

Secondo il Foreign Correspondent’ Club of China (Fccc), l’associazione professionale dei giornalisti stranieri con base a Pechino, alcune caselle di posta elettronica di Google, appartenenti a diversi corrispondenti, avrebbero subito attacchi informatici.

La denuncia degli minacce alle caselle Gmail dei giornalisti, comparsa sul sito internet dell’associazione, non rasserena un clima già molto teso tra le due parti. A riprova di ciò la decisione della compagnia americana di rinviare il lancio di due suoi nuovi modelli di telefoni cellulari nel paese della grande muraglia. Un rinvio, ha fatto sapere Marsha Wang, portavoce di Google Cina, “a data da destinarsi”.

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Travaglio Vs Previti: la corte d’appello annulla la condanna

travaglioSecondo atto della battaglia legale tra il giornalista Marco Travaglio e Cesare Previti. La corte d’Appello di Roma ha annullato la condanna inflitta dal Tribunale al cronista torinese lo scorso anno.

Il secondo round se lo aggiudica, così, il collaboratore di Michele Santoro ad “Annozero”, dopo che in primo grado era stato condannato alla pena detentiva di otto mesi per aver diffamato il braccio destro di Berlusconi in un articolo comparso sull’Espresso il 3 ottobre del 2002.

Per quell’articolo era stata condannata a cinque mesi di carcere anche il direttore del settimanale, Daniela Hamaui. Anche per lei la corte d’Appello ha cancellato la pena. L’articolo incriminato, per cui Previti aveva denunciato i due giornalisti, riguardava i rapporti tra Forza Italia e la mafia. Dopo l’appello, della condanna di primo grado restano una multa di mille euro per Travaglio e di 800 per Daniela Hamaui.

D’Alema querela “Il Giornale” dopo aver partecipato alla manifestazione sulla libertà di stampa

Sconcerto e solidarietà ai giornalisti del Giornale. Sono questi i concetti espressi dal sindacato unitario dei giornalisti e dall’Ordine nazionale in relazione alla querela sporta dall’onorevole Massimo D’Alema contro il quotidiano diretto da Vittorio Feltri.

Il contrasto alle “querele intimidatorie” non conosce colore politico e così, dopo aver censurato quelle del premier contro “La Repubblica”, le due associazioni più importanti della categoria esprimono tutto il loro dissenso contro l’ultima presentata dal dirigente del Partito democratico contro “Il Giornale”. La denuncia per diffamazione a mezzo stampa è stata presentata per un articolo apparso sul quotidiano della famiglia Berlusconi lo scorso giugno, intitolato “Tutte le escort del clan D’Alema”. Il pezzo in questione riguardava la vicenda della malasanità in Puglia e il presunto giro di prostitute di alto borgo che gravitava intorno al gruppo dirigente del Pd pugliese, su cui sta indagando la procura di Bari.

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La gente di piazza del Popolo. Slogan, magliette e tanti colori alla manifestazione contro il guinzaglio alla stampa

“Siamo tutti farabutti” e “Adesso denuncia anche me”. Sono solo alcuni degli slogan che campeggiano sulle magliette dei manifestanti che gremiscono piazza del Popolo per manifestare contro il “bavaglio” all’informazione. Appunto, il bavaglio. Tantissimi manifestanti hanno qualcosa davanti alla bocca per segnalare l’impossibilità di parlare. C’è chi ha messo un cerotto, chi una cerniera a lampo, chi ancora ha indossato bandane e fasce di ogni tipo a tappare la bocca.

È una folla coloratissima e molto fantasiosa quella che manifesta sotto il sole di Roma. Tanti i cartelli, con scritte e vignette che riconducono al tema della libertà di stampa. Molti simpatici, altri irripetibili. C’è chi va in giro con un guinzaglio rigido cui ha legato un giornale e chi si è travestito da pinocchio. C’è persino un omone mascherato da Obelix che gira per la piazza trascinando un carretto in cui un pupazzo con le sembianze di Berlusconi tiene un cartello con su scritto: “Ho risposto alle 10 domande…le ho sbagliate tutte”.

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Caos Rai: Annozero, Report e Parla con me ancora nella bufera. La Vigilanza convoca Romani

La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei vertici di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.

La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’azienda nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.

Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla commissione di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il viceministro aveva avuto un colloquio privato con Zavoli, al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto viceministro al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della commissione di Vigilanza , Zavoli, che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.

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Skype dichiara guerra a eBay: denunciata per “violazione di copyright”

Skype dichiara guerra a eBay. Niklas Zennstrom e Janus Friis, fondatori del software peer-to- peer di telefonia via web, hanno citato in giudizio il famoso sito di aste, con l’accusa di violazione del copyright.

Ebay sarebbe colpevole di alterare e diffondere codici di programmazione Skype, di cui Zennstrom e Friis sono tuttora proprietari. Secondo i due informatici, infatti, l’accordo che aveva portato all’acquisto di Skype da parte di eBay non comprendeva anche la tecnologia utilizzata per far funzionare il servizio VoIP, che resterebbe di proprietà di Joltid, la società fondata da Friis e Zennstrom.

Ora, dopo aver acquistato Skype nel settembre del 2005 con una manovra di 2,6 miliardi di dollari, eBay ne ha rivenduto il 65% agli inizi di questo mese ad un gruppo di investitori privati. La cessione sarebbe, quindi, irregolare.

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Report a rischio chiusura. La Rai non gli rinnoverebbe la copertura legale

Ancora guai per Milena Gabanelli e la sua trasmissione Report. Secondo diverse fonti la Rai, attraverso il suo direttore generale Masi, avrebbe annunciato di non garantire più ai giornalisti della fortunata trasmissione di RaiTre, condotta da Milena Gabanelli, la necessaria copertura legale. Il che tradotto in parole semplici, significherebbe che il Report rischia di non tornare in tv. Senza la copertura legale gli inviati della trasmissione dovrebbero provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi reporter, vanno continuamente incontro.

La Rai, invece di risolvere la questione della direzione di Raitre ancora vacante, o anche quella di Annozero, programma minacciato di doppia conduzione “equa” (Santoro affiancato da un collega di destra) in nome della par condicio, avrebbe deciso di dedicare la sua attenzione alla trasmissione della Gabanelli, che già lo scorso hanno gli aveva dato non pochi grattacapi con i palazzi del potere. Così ha deciso di affrontare salomonicamente la questione, mettendo la popolare trasmissione nelle condizioni di chiudere.

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Dopo Repubblica tocca all’Unità. Berlusconi la querela per tre milioni di euro

Nel giorno delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, c’è un altro direttore in difficoltà. Concita De Gregorio, guida dell’Unità, si è vista citare per diffamazione insieme ad altri quattro colleghi del quotidiano, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La richiesta di risarcimento è di quelle che fanno tremare le gambe: 3 milioni di euro. Due milioni al giornale e 200.000 euro ciascuno ai cinque giornalisti chiamati in causa. Ad essere sotto accusa sono, in particolare, due numeri del giornale, quelli del 13 luglio e del 6 agosto 2009. In quelle edizioni la direttrice De Gregorio e le giornaliste Natalia Lombardo, Federica Fantozzi, l’editorialista Maria Novella Oppo e la scrittrice Silvia Ballestra avevano firmato alcuni articoli sugli scandali sessuali che hanno coinvolto il premier quest’estate.

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Boffo-Feltri botta e risposta tra Giornale e Avvenire. Ma il Gip non fa pubblicare gli atti

I vescovi italiani disponevano dell’”informativa” sul caso Boffo. L`avevano ricevuta insieme con la copia del certificato generale del casellario giudiziale. Continua l’offensiva del Giornale e del suo direttore Vittorio Feltri contro Dino Boffo e quelli che definisce i “falsi moralisti”. L’articolo compare in prima pagina, sotto un titolo a nove colonne.

“Il sito internet Dagospia ha pubblicato ieri – aggiunge Il Giornale -ieri la testimonianza di “un monsignore ben addentro alle liturgie della Santa Sede”, secondo il quale “l’informativa è la classica minuta preparata per la Segreteria di Stato, destinatari il Papa e Bertone”.

Sul tema Il Giornale ospita una dura lettera del Vescovo di Como, mons. Coletti, che definisce la pubblicazione dell’informatica “operazione pericolosa e immorale”. Mons. Coletti si chiede quali siano stati i criteri alla base della scelta di Feltri di pubblicare l’informativa: “Il fondato sospetto, confermato dalla testimonianza di tanti onesti e sconsolati giornalisti, è che fra i tanti criteri abbiano troppo spesso la prevalenza soprattutto due: far piacere all’editore di riferimento (leggi: il padrone) e vendere più copie del giornale”. “Continua ad essere pericoloso – scrive mons. Coletti – erigersi a giudici dei peccati altrui”.

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