Vittorio Feltri a giudizio dall’ordine dei giornalisti della Lombardia. L’Organo giornalistico lombardo ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del direttore de “Il Giornale”. A Feltri vengono contestati gli articoli scritti nello scorso settembre sul ex-direttore di “Avvenire”, Dino Boffo, e aver fatto scrivere, prima su “Libero” e poi su “Il Giornale”, Renato Farina, radiato nel 2007 dall’Ordine nazionale, ora parlamentare del Pdl.
La notizia, uscita da indiscrezioni di stampa ma in teoria riservata fino al termine del procedimento, è stata confermata dal presidente lombardo Letizia Gonzales che però ha sottolineato che “non è stata presa, ovviamente, alcuna decisione visto che l’istruttoria non è completata e Feltri non é stato ancora sentito”.
Feltri, contattato telefonicamente dall’ANSA, ha spiegato che “l’Ordine fa il suo mestiere, non ce l’ho con nessuno e non posso fare commenti; dico solo che cercherò di dimostrare la mia innocenza: ho la coscienza a posto e so di essermi comportato correttamente”. “Il 22 febbraio – ha aggiunto – sarò sentito, ho ricevuto la notifica del provvedimento disciplinare, dopo un esposto mi pare di un’associazione romana, e c’è una istruttoria in corso”.
“Mai stati schierati, il Tg1 è di tutti”. Con queste dure parole il comitato di redazione del Tg1 ha preso le distanze dal suo direttore Augusto Minzolini che, sabato sera subito dopo la manifestazione di piazza del Popolo in difesa della libertà di stampa, durante l’edizione delle 20 del Tg, aveva definito, “assurda” la protesta organizzata dal sindacato dei giornalisti.
Nel suo editoriale, Minzolini aveva definito l’informazione “teatro di uno scontro di potere” e bollato la manifestazione come simbolo della “volontà di insediare un regime mediatico”. Il giorno dopo le parole di Minzolini arriva la reazione del Cdr del Tg1 composto da Alessandro Gaeta, Claudio Pistola e Alessandra Mancuso. L’organizzazione sindacale ha chiesto ai vertici aziendali di essere convocato con urgenza “per esprimere le proprie preoccupazioni”.
Ancora guai al Tg1. Dopo le polemiche sul presunto “oscuramento” dell’inchiesta di Bari su festini ed escort nelle ville del premier Silvio Berlusconi, ora arriva un netto calo di ascolti che ha permesso il sorpasso del “rivale” Tg5.
Le due vicende sono l’una la conseguenza dell’altra? La pensano così al Partito democratico: “Come era facilmente prevedibile, alla gravità politica e alla plateale violazione del pluralismo, il Tg1 di Minzolini aggiunge la bocciatura degli utenti” – ha dichiarato Vincenzo Vita, senatore democratico e membro della commissione di VigilanzaRai. “Sono diversi giorni infatti – aggiunge – che il principale concorrente, il Tg5, supera in ascolti il telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico. Senza nulla togliere alle qualità del telegiornale di Canale 5, è però un giudizio che non può essere rimosso e la dice lunga sulla situazione in cui versa il Tg1”.
Augusto Minzolini è il nuovo direttore del Tg1, Maura Mazza il direttore di RaiUno. Sono questi i verdetti più importanti usciti dal Consiglio di amministrazione della Rai che ha dato il via libera alle nomine proposte dal direttore generale Mauro Masi.
Nominati anche i quattro vicedirettori generali che saranno Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano.
Le investiture sono avvenute in assenza dei consiglieri dell’opposizione che hanno lasciato la riunione nel momento in cui si è iniziato a parlare di nomine. La riunione è comunque proseguita con gli altri consiglieri, il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale. Tutti i presenti hanno votato a favore.
E’ un coro di consensi quello che ha accompagnato l’accordo tra maggioranza e opposizione sul nome di Paolo Garimberti alla presidenza Rai. Tra i primi a parlare il presidente della Camera, Gianfranco Fini che, ieri sera, è intervenuto al Tg1 quando ancora non si aveva la certezza dell’intesa. “Mi auguro che non sia un’ipotesi ma una notizia – ha commentato Fini – e sarebbe una bella notizia perché la persona indicata ha tutte le garanzie di professionalità”.
Positivo anche il giudizio del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparriche però ha voluto lanciare una frecciatina ai detrattori della sua legge: “E’ molto divertente per me, ma anche motivo di soddisfazione, vedere che la legge Gasparri non solo non è stata modificata, ma è stata giudicata conforme alla Costituzione in una recentissima sentenza della Corte Costituzionale e viene applicata a beneficio di un ottimo giornalista di Repubblica. Un quotidiano che non ha perso occasione per criticare la legge ed in una sorta di contrappasso, invece, vede un suo autorevole rappresentante essere valorizzato grazie a queste norme. A Garimberti sinceri auguri di buon lavoro”.