Crisi, giornalisti in ferie forzate al Giornale

Il direttore del Giornale Vittorio Feltri

Il direttore del Giornale Vittorio Feltri

Tempo di vacanze per molti, non per la crisi. Anzi proprio le ferie sono diventate un’arma in mano agli editori per risparmiare qualche soldo. Al Giornale diretto da Vittorio Feltri, infatti, la società editrice ha deciso di mettere in ferie forzate per ben due mesi consecutivi i giornalisti della redazione romana e di altre pagine locali, interrompendone di fatto le pubblicazioni. Una decisione unilaterale che di fatto anticipa una parte del piano di ristrutturazione presentato alla Fnsi e alle Associazioni regionali.

Di certo l’avvio dello stato di crisi per il quotidiano milanese non parte sotto i migliori auspici, se la prima mossa è un provvedimento, come definisce la Fnsi “sbattuto in faccia al prima ancora che si apra una vera e propria trattativa”. Il ha definito la decisione delle ferie forzate “un atto di provocazione nei confronti della redazione e della sua rappresentanza sindacale e di grave irresponsabilità”. La Fnsi fa notare che “il piano di ristrutturazione dell’azienda è arrivato sul tavolo per la trattativa alla cognizione delle parti, assistite dalle organizzazioni nazionali e territoriali. Forzare la situazione e anticipare soluzioni non concordate non aiuta né ad accelerare né a favorire una intesa. Non è, inoltre, accettabile e anzi può compromettere gli esiti del confronto”.

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Editoria, anche la Germania soffre

Una rotativa in azione

Una rotativa in azione

Soffre anche l’editoria tedesca. Nel primo trimestre del 2010 la stampa tedesca ha infatti, visto calare del 2,7% il numero globale delle copie vendute. Così anche la Germania, considerata dagli esperti il Paese europeo che ha reagito meglio alla crisi economica, nell’editoria si trova ad affrontare le difficoltà già conosciute in gran parte del mondo.

Secondo l’Associazione nazionale degli editori tedeschi (Bdzv), che ha diffuso i dati, tra gennaio e marzo di quest’anno sono stati venduti un totale di 24,7 milioni di contro i 25,3 dell’anno precedente. Un calo che preoccupa, sia per la diminuzione evidente di lettori, sia per la flessione del pubblicitario, che quest’anno è calato del 15,9%. Stessa sorte per il fatturato dell’industria del settore, che già nel 2009 aveva perso il 7%, scendendo a 8,46 milioni di euro.

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Corriere di Livorno, il giornale di Lucarelli in edicola a 50 centesimi

corriere-di-livornoAumentano le pagine e la distribuzione sarà più peculiare. Il , il quotidiano fondato dal calciatore Cristiano Lucarelli e diretto da Cristiano Draghi, sperimenta nuove soluzioni contro la crisi. Il giornale, che si trova da tempo in difficoltà economiche e che ha rischiato di perdere la chiusura, cerca di uscire dalla situazione difficile.

La foliazione aumenterà da 32 a 40 pagine, e sarà distribuito in tutta la provincia di Livorno, completando così la copertura del territorio provinciale. Per far conoscere a tutti l’iniziativa e la nuova formula del quotidiano, intanto, da oggi alla fine del mese il sarà in edicola al prezzo speciale di 50 centesimi.

“Si completa così un processo di costruzione di un vero quotidiano provinciale – si legge in una nota – che il quotidiano, nato nel 2007 e gestito dalla cooperativa Adriano Sisto Editore, aveva avviato lo scorso settembre aprendo una propria redazione a Cecina”.

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Sindacato contro Ordine dei giornalisti. E’ guerra aperta sull’accesso alla professione

Sindacato contro Ordine dei giornalisti. È guerra aperta tra i due organi istituzionali sul problema dell’accesso alla professione. Nelle ultime ore il faccia a faccia si è fatto sempre più duro e i comunicati sempre più velenosi. La Fnsi accusa l’ordine di attuare una politica “incomprensibile”, l’Ordine risponde parlando di “delirio del sindacato”.

Ma la ha radici profonde. Le prime scaramuccie si erano avute il 16 gennaio scorso quando i vicesegretari della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, intervenendo in due assemblee di giornalisti free lance a Catania e Palermo, affermano: “No a nuove fabbriche di disoccupati, questa gestione dell’accesso da parte dell’ sta portando la professione al collasso”.

Alle accuse aveva replicato prontamente il presidente dell’ordine nazionale, Lorenzo del Boca: “Non bastano infondate accuse all’Odg per scaricarsi la coscienza”.

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Free lance, l’allarme arriva dalla Sicilia

FnsiI giornalisti free lance siciliani dicono basta. Denunciano una situazione insostenibile e chiedono con forza all’Ordine nazionale di rivedere le regole di accesso alla professione. Il grido di allarme dei giornalisti autonomi arriva dalla prima assemblea regionale di free-lance, co.co.co, collaboratori, precari e indipendenti della Sicilia orientale, organizzata dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Associazione siciliana della stampa.

All’assemblea, che si è tenuta a Palermo, hanno partecipato i vice-segretari nazionali della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, e il segretario regionale dell’Assostampa, Alberto Cicero. Secondo i dati forniti dalla gestione separata dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, in Sicilia i giornalisti che svolgono la professione in modo autonomo sono 1.256; di questi 474 hanno un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

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Fnsi, un anno di crisi dell’editoria

FNSIDuemilanove anno durissimo per l’editoria. Ad oggi una trentina di società editoriali hanno fatto ricorso alle leggi sugli ammortizzatori sociali per esodi strutturali, ossia definitivi. Almeno 600 i giornalisti in esubero che hanno rischiato il posto di lavoro tra prepensionamenti, contratti di solidarietà e cassa integrazione. Secondo il segretario della FNSI, Franco Siddi, entro il 2010 il numero di giornalisti che lascerà le aziende arriverà a sfiorare quota 700.

E’ quanto riportato dal sindacato dei giornalisti, in un riepilogo riassuntivo di tutte le crisi aziendali affrontate nel corso dell’anno. Tante le di difficoltà, che hanno richiesto trattative complesse tra aziende e sindacato.

La lunga lista si apre il 21 gennaio 2009, con il piano di riorganizzazione dell’Agenzia Italia che prevedeva 19 esodi gestiti con pensionamenti di vecchiaia, di anzianità e prepensionamenti. Non estranei alle difficoltà economiche, i grandi quotidiani nazionali. A settembre, nella redazione de “Il Messaggero” risultano 48 eccedenze che, in seguito alla trattativa dell’FNSI, si riducono a 38. Il 20 luglio è il Cdr de “La Stampa” a raggiungere l’accordo in Fieg sul piano di crisi: 34 giornalisti lasceranno il quotidiano torinese, ma una ventina se ne andranno attraverso esodi incentivati. Il 9 settembre arriva il più consistente tra i piani di riorganizzazione: si tratta de “La Repubblica”. L’accordo sottoscritto al del Lavoro prevede esodi per 84 giornalisti nell’arco di 12 mesi. Il piano prevedeva 102 eccedenze da gestire in 24 mesi.

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Crisi, nuovi media in controtenza: ricavi in aumento del 13%

newmediaI nuovi media vanno in controtendenza e, mentre i media tradizionali soffrono la crisi, fanno segnare una crescita di ricavi del 13%. A sancire il dei media digitali è l’Osservatorio su new tv & media della School of management del Politecnico di Milano. Lo studio, coordinato dal professor Andrea Rangone, si è basato sull’analisi di 550 canali relativi a tutte le principali piattaforme televisive digitali e su oltre 50 casi di studio realizzati mediante interviste dirette alle più significative imprese operanti nei diversi stadi di questa filiera, compresi i media fruiti tramite il telefono cellulare. I risultati, presentati nel capoluogo lombardo, ribadiscono la flessione generale del mercato dei media nel 2009, che fa registrare una contrazione compresa tra l’8 e il 10%, passando da 18,5 miliardi di euro nel 2008 a meno di 17 miliardi di euro nel 2009. Il dato però non è univoco, perché se da una parte calano fortemente gli introiti dei media tradizionali quelli generati dai new media fanno registrare un incremento di quasi 600 milioni di euro.

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Crisi, Giornale di Reggio rischia la chiusura

giornale di ReggioGiornale di Reggio a rischio chiusura. La crisi dell’editoria colpisce anche le realtà locali e arriva a Reggio Emilia, dove il quotidiano cittadino rischia addirittura di chiudere i battenti.

A denunciare la grave situazione di difficoltà la redazione stessa del giornale. In una nota comparsa in prima pagina sul numero di ieri si legge: “la redazione del Giornale di Reggio esprime forte preoccupazione sul futuro del quotidiano e la tutela del lavoro dei ”.

I dubbi derivano dall’incontro tenutosi il 26 ottobre scorso tra la proprietà e i che, ha detta degli stessi cronisti, non ha fatto altro che alimentare le preoccupazioni, visto che l’editore non ha saputo dare risposte certe sul futuro della testata. “Durante il primo incontro – si legge ancora nell’articolo – tra il segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Giovanni Rossi, il fiduciario di redazione, Alessandra Codeluppi, il funzionario della Provincia, Vanni Salatti, e la proprietà del Giornale di Reggio, Tiziano Motti e Stefania Bigliardi, avvenuto lunedì 26 ottobre, la proprietà ha prospettato la possibilità di nuovi assetti che potrebbero mettere in serio pericolo l’occupazione dei . La redazione teme che questa situazione possa portare a una cessazione di fatto delle uscite del quotidiano”.

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Fondi per l’editoria, a rischio i 70 milioni per i giornali di idee e di cooperative

giornali4Cattive notizie per i cosiddetti di idee o gestiti da cooperative. I settanta milioni di euro stanziati in loro favore dal Parlamento per gli anni 2009 e 2010 sono a rischio. Anzi per la verità pare che proprio non ci siano.

Gli stanziamenti in questione erano stati con la legge numero 99 dello scorso luglio, ma ora sembrano essere scomparsi. A riportare a galla il tema spinoso una interrogazione parlamentare bipartisan dello scorso 20 ottobre, presentata dai senatori Vincenzo Vita e Luigi Lusi del Pd insieme ad Alessio Butti del Pdl e Roberto Mura della Lega, oltre all’onorevole Giuseppe Giulietti del gruppo Misto alla Camera.

“La notizia – si legge in una nota della Fnsi – circola da qualche giorno ed è fonte di grande preoccupazione, non solo per le imprese interessate ma anche per i loro dipendenti e quindi anche per i giornalisti. È in gioco la solidità imprenditoriale e talvolta la stessa sopravvivenza di alcune testate come, ad esempio, Avvenire, Il Riformista, Il Manifesto, Europa, La Padania, il Secolo d’Italia, Liberazione, La Voce Repubblicana, alcune delle quali peraltro già vivono più pesantemente di altre le ripercussioni della crisi di settore”.

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Usa, una ricerca universitaria propone aiuti di Stato per i giornali

Torna a farsi strada negli Stati Uniti l’ipotesi di aiuti alle imprese editoriali per fronteggiare la crisi del settore. Già qualche tempo fa il presidente Obama si era detto possibilista in materia, nel caso venisse presentata una seria al Congresso. Ora a il concetto ci ha pensato un rapporto della University, dal titolo “The Reconstruction of American Journalism”.

Il rapporto di 36 pagine è stato stilato da Michael Shudson, docente della facoltà, e da Leonard Downie Jr., per 17 anni penna di punta e poi manager al . Secondo i due studiosi: “la società americana si deve assumere la responsabilità collettiva di sostenere il giornalismo indipendente in un ambiente economico che è profondamente cambiato”, per questo conclude la ricerca per salvare l’informazione su carta saranno necessari sussidi pubblici.

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