Al media-world summit, Murdoch e Ap contro aggregatori di notizie

L’editoria d’informazione si schiera contro gli internauti libertini, i giornalisti web e gli aggregatori di notizie online, nel Media-World Summit di Pechino. Gli strali più duri sono quelli di Associated Press e di Rupert Murdoch, che rilanciano la sfida ai nuovi media e ribadiscono la necessità di introdurre modelli a pagamento per l’accesso alle notizie.

Uno scontro frontale con i motori di ricerca e i siti che spesso riprendono (gratuitamente) stralci dei contenuti dei grandi marchi dell’informazione.

“Noi creatori di contenuti siano stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, YouTube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim’ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali – ha dichiarato Tom Curley, Ceo di AP, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger – Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l’attività”.

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James Murdoch contro la BBC: “E’ dominante”

James Murdoch, presidente del gigante dei media News Corporation e figlio del suo fondatore, il magnate australiano Rupert Murdoch, critica la Bbc definendola “dominante”, caratteristica che a suo avviso minaccia l’indipendenza del giornalismo nel Regno Unito.

“La crescita della giornalismo sponsorizzato dallo Stato è una minaccia per la pluralità e per l’indipendenza delle notizie”, ha detto James Murdoch intervenendo al Festival della Televisione di Edimburgo. Lo riferisce la Bbc sul suo sito Internet.

“La Bbc è dominante”, ha aggiunto il figlio di Rupert Murdoch, “gli altri media possono subire alti e bassi ma le entrate per la Bbc sono garantite e sono in crescita”. James Murdoch ha parlato inoltre dell’editoria online, sottolineando che la diffusione di notizie vie Internet in forma gratuita come nel caso della Bbc, rende “incredibilmente difficile” per i media privati far pagare l’accesso a notizie sul web.

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