Worlds of Journalism: i compiti del giornalismo secondo i giornalisti

wordls of journalismScoprire le funzioni e i compiti del giornalismo secondo i giornalisti. È lo scopo di una ricerca intitolata “Worlds of journalism”, promossa e finanziata dalla German research foundation (Dfg) e dalla Swiss national science foundation (Snsf). Le risposte dei 1800 giornalisti intervistati in 18 paesi di tutto il mondo hanno evidenziato che i valori più condivisi per essere un “buon giornalista” sono: il distacco, il non coinvolgimento, la diffusione ai cittadini delle informazioni necessarie per prendere decisioni politiche e il ruolo di controllo e di critica del governo.

Le interviste sono state effettuate a cronisti australiani, austriaci, brasiliani, bulgari, cileni, egiziani, tedeschi, indonesiani, israeliani, messicani, romani, russi, spagnoli, svizzeri, turchi, ugandesi e statunitensi: un vero e proprio spaccato di mondo. Subito dopo i primi, altri principali valori della cultura giornalistica emersi della ricerca sono risultati essere: l’imparzialità, l’affidabilità e l’aderenza ai fatti e l’adesione ai principi etici universali.

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Una vita da precario. In una ricerca dell’Odg i numeri da incubo del precariato giornalistico

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Novemila testate clandestine; 20mila giovani sfruttati che guadagnano una media di 8 euro a pezzo; 2 euro il compenso minimo per servizio. Questi dati sconcertanti sono il risultato di una indagine condotta dall’Ordine nazionale dei giornalisti, sulla situazione del precariato in ambito giornalistico.

“Una vita da (giornalista) precario”, questo il titolo dell’indagine, è un’analisi condotta a tutto campo e sviluppata su più fronti per avere un panorama più ampio possibile della situazione. La ricerca si è avvalsa della collaborazione degli Ordini e delle Associazioni sindacali locali che hanno permesso di ricavare dati e informazioni da tutte le regioni della penisola.

A completare l’indagine tante testimonianze di giornalisti che stanno vivendo sulla loro pelle i disagi del precariato. Le tante interviste video, allegate alla ricerca, hanno lo scopo di renderla più viva e reale, evitando il solito susseguirsi di fredde “cifre”. Scopo pienamente raggiunto, grazie alle esperienze, alcune veramente agghiaccianti, testimoniate dalle immagini.

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Crisi Usa, Obama pronto a misure salva giornali. Ma gli americani non si fidano più dei media

Barack Obama è pronto a correre in soccorso all’editoria americana in crisi. Proprio mentre una ricerca stabilisce che l’80 per cento degli statunitensi è scettico sulla credibilità dell’informazione, il presidente USA tende la mano ai media.

Intervistato nello studio ovale dalla “Pittsburgh Post-Gazette” e dal “Toledo Blade”, Obama si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali, a patto che questi accettino di ristrutturarsi come entità no profit. Finora la casa Bianca aveva sempre escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Ora la prima apertura, dettata dalla convinzione che il buon giornalismo sia “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”.

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Inpgi, salve le pensioni dei giornalisti. Proficuo l’incontro con Sacconi

Le pensioni dei giornalisti sono al sicuro. Almeno per il momento. È questa la certezza maturata dal presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, durante l’incontro con il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, sulle difficoltà degli enti previdenziali privatizzati. “Un incontro proficuo e chiarificatore – ha commentato Camporese – che sgombra il campo definitivamente da qualsiasi ipotesi di commissariamento per alcuni Enti previdenziali, ipotesi che non ha mai trovato conferma in sede istituzionale”.

Per il presidente la situazione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti non desta preoccupazioni: “L’Inpgi, in base alle proiezioni attuariali vagliate dal Ministero può contare su un patrimonio accantonato che non si esaurisce mai, garantendo una sostanziale continuità delle prestazioni previdenziali per i prossimi 50 anni”.

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Google Book, la rivolta degli editori. La UE prova a mettere pace

Botta e risposta tra l’Unione europea e Google sul progetto di biblioteca digitale avanzato dall’azienda di Mountain View che ha scatenato le proteste degli editori europei e statunitensi. L’iniziativa, chiamata “Google book search”, permetterebbe la digitalizzazione e la vendita potenziale di tutte le opere rimaste “orfane” del loro autore o ormai fuori stampa, creando problemi con i diritti d’autore.

Sulla vicenda si sono espressi i commissari europei per le comunicazioni e il mercato unico, rispettivamente Viviane Reding e Charie McCreevy. “L’Unione deve adattare la sua normativa sui diritti d’autore, ancora “troppo frammentata”, alle esigenze dell’era digitale”. Questo il pronunciamento dei commissari, che tra ieri e oggi hanno svolto diversi incontri con le parti interessate per discutere il problema.

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Di Pietro contro la Rai: “è una costola di Mediaset”

“La Rai cambi nome perché non è più una televisione di Stato ma una costola di Mediaset governata da portaborse alla corte dei partiti”. E’ tranchant il giudizio di Antonio Di Pietro che, sul suo blog, afferma: “Dopo le nomine dei controllori della Commissione di Vigilanza, dopo la spartizione del CdA, dopo l`occupazione delle dirigenze, rinnovate a prescindere dalla meritocrazia e dall`operato degli uscenti, stiamo assistendo all`ultimo scandaloso show sul ritardo nelle nomine di Tg3 e Raitre”.

“Il temporeggiamento – afferma il leader dell’Idv – è dovuto all`attesa del congresso del Pd perché, se vincesse uno piuttosto che l`altro, la scelta dei portaborse per ricoprire le due poltrone vacanti sarebbe differente. Il Pdl, che si indigna per questo contrattempo, ha piazzato già da tempo i propri chihuahua praticamente in tutte le altre posizioni!”.

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Iran, la censura mette il bavaglio all’informazione

E’ un silenzio assoluto o quasi quello che arriva dall’Iran sulle proteste che continuano a divampare nel Paese dopo le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahomud Ahmadinejad alla presidenza. Le notizie diffuse dai media sono sempre più rare e arrivano solo dai canali ufficiali di Teheran.

Niente più filmati su YouTube a testimoniare cosa sta accadendo in piazza, sospeso da giorni il servizio di messaggi sms, interrotto il normale servizio di chiamate con i cellulari e anche da Twitter i messaggi istantanei arrivano a rilento. Perfino i bloggers, che finora avevano continuato a riportare testimonianze su scontri e manifestazioni, sembrano essere finiti tra le maglie della censura. Alla fine, il regime di Ahmadinejad sembra essere riuscito nel suo scopo di ridurre tutti al silenzio.

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Iran, annullata la giornata di protesta dei giornalisti contro la censura

Doveva essere il giorno della grande protesta dei giornalisti iraniani contro la censura imposta dal regime di Mahomud Ahmadionejad. Invece la giornata di ieri è trascorsa con le ormai solite limitazioni alla libertà di stampa. Il giornale “Sedaie Edalat” (La Voce della Giustizia) così come “Etemad Melli” (Fiducia del Popolo) non sono potuti uscire. Secondo fonti della radio iraniana Radio Farda, anche il giornale “Hayate Nou” (Nuova Vita) non è andato in vendita.

La protesta è stata annullata dagli stessi giornalisti locali che, per bocca della presidentessa del sindacato di categoria, Badr Sadat Mofidi, hanno detto di non scendere in piazza in segno di solidarietà con i colleghi incarcerati dal regime e per denunciare la presenza costante della polizia nelle redazioni e nelle tipografie.

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Regione Molise contro Tgr locale, a colpi di querela

Informazione e politica. Due poteri che dovrebbero controbilanciarsi in nome del controllo reciproco e dell’equilibrio. Due poteri che, invece, sono sempre più ai ferri corri. L’ultima puntata di questa battaglia arriva dal Molise. Alcuni giornalisti del telegiornale regionale della Rai, tra cui il caporedattore Filippo Massari (reo di aver inserito nella rassegna stampa il quotidiano Nuovo Molise) e la collega Enrica Cefaratti (per l’enfasi profusa nella lettura di un titolo) sono stati “minacciati” di una querela per risarcimenti milionari, dalla regione Molise per aver leso l’onore dell’ente. L’annuncio dell’azione giudiziaria è arrivato anch’esso a mezzo stampa. Una vicenda surreale e per certi versi inquietante.

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Processi in Tv, un nuovo codice per evitare la giustizia spettacolo

Vita breve per i processi spettacolo in radio e televisione. Il nuovo “Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive” stabilisce le nuove regole da rispettare per la trasmissione di questi importanti avvenimenti della vipa publica di un Paese. L’accordo, che mira ad evitare “trasferimenti” illeciti dei processi dalle aule di tribunale negli studi televisivi (ma allo stesso tempo vuole sancire l’inderogabile diritto di cronaca dei giornalisti) è stato firmato a Roma nella sede dell’AGCOM.

A siglare il documento sono state le principali emittenti nazionali (Rai, Mediaset e Telecom Italia Media), insieme alla Federazione Radio Televisioni, l’Associazione Aeranti-Corallo, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa e la stessa AGCOM.

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