Ddl intercettazioni. Anche gli editori alzano la voce

Un momdnto di un intercettazione

Un momdnto di un intercettazione

Anche gli editori si schierano contro il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni telefoniche. L’appello accorato a “ripensarci” arriva dallo scenario del Salone internazionale del libro di Torino. Una richiesta letta un po’ a sorpresa di fronte al pubblico della Sala gialla della manifestazione dove stava andando in scena una tavola rotonda con Rosy Bindi e Gustavo Zagrebelsky sulla laicità e la chiesa. A presentarlo, al tavolo, prima del dibattito, sono stati Stefano Mauri del Gruppo GSM e Giuseppe Laterza.

Per i firmatari il disegno di legge 1425 non colpisce solo i giornalisti e i quotidiani, ma tutta l’editoria. “Così com’è – si legge nell’appello -, la legge rischia di compromettere un diritto dei cittadini, tutelato dalla nostra Costituzione, quello di informazione e di critica. Inoltre la legge in discussione in Parlamento aggancia il divieto di pubblicazione ad una altra legge esistente (la n.231 del 2001) relativa alla disponibilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale. Con il risultato – continua l’appello – di inasprire le sanzioni previste sia per i giornalisti, fino a 20.000 euro, sia per gli editori, fino a 465.000 euro, e di spingere gli stessi ad un controllo preventivo sull’operato di giornalisti e autori”.

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UE, bocciate le risoluzioni sulla libertà di stampa

L’Unione Europea sceglie di non scegliere. Il parlamento europeo ha bocciato entrambe le risoluzioni sulla libertà di stampa in Italia e nei paesi dell’Unione. Le due mozioni erano opposte, ma comunque nessuna delle due è stata approvata.

Prima è stata bocciata quella presentata dal centro destra che sosteneva l’assenza di una situazione di minaccia della libertà di informazione in Italia. Successivamente è mancata l’approvazione anche per la risoluzione proposta dai gruppi di centro sinistra, in cui si denunciavano anomalie nel bel paese e pressioni governative su media nazionali e stranieri.

La prima ha raccolto 297 voti favorevoli e 322 contrari, con 25 astensioni; la seconda, invece, 335 pro e 338 contro, con 13 astenuti. La risoluzione del centro sinistra, quindi, ha perso per soli 3 voti e infuria la polemica. Tre irlandesi avrebbero evitato di esprimersi a causa di pressioni “ad alto livello”, come riporta Repubblica online. L’eurodeputato Vincenzo Iovine, dell’Italia dei Valori, invece, sostiene di avere erroneamente premuto il pulsante sbagliato e dichiara di avere già fatto domanda di rettifica del proprio voto.