Obama in Cina. Censurato il suo discorso sulla libertà di stampa

obama discorsoLa Cina censura Obama. Il presidente americano, per la prima volta in visita nel Paese di Mao, è stato oscurato in tutta la nazione per le sue affermazioni sulla libertà di stampa e contro la censura. Il suo discorso, tenuto davanti a 520 selezionatissimi studenti, al museo delle scienze e della tecnologia di Shangai, non è stato mandato in onda né dalla televisione ufficiale di Pechino né dai siti web cinesi.

L’unico ad essere riuscito a diffondere le parole di Obama è stato un blogger locale che, quasi in tempo reale, era riuscito a pubblicare il discorso sul suo sito. Ma in meno di mezz’ora, ventisette minuti per l’esattezza, le efficientissime autorità cinesi preposte al controllo della rete, hanno cancellato il post.

“Io sono un grande sostenitore della non censura” sono state le parole di Obama che hanno fatto scattare la censura – per noi negli Stati Uniti il fatto di avere un Internet libero, senza limiti di accesso, è un punto di forza. Per questo penso che la fruizione libera di Internet sia una cosa da incoraggiare”. E ancora: “Esistono diverse tradizioni, ma l’uso senza restrizioni di internet rafforza il sistema: maggiore è il flusso di informazioni, più forte diventa la società”.

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Iran, scarcerato dopo 131 giorni Mohammad Quciani

Etemad e MelliEra stato arrestato il 18 giugno scorso, pochi giorni dopo le elezioni presidenziali in Iran. Ora dopo 131 giorni di , e senza che gli siano mai stati comunicati i capi d’accusa, Mohammad Quciani è tornato in libertà. Quciani nella vita fa il direttore di un quotidiano riformista, che si chiama “Etemade Melli”.

In Iran, la sua patria nativa, è un giornalista molto conosciuto che, nonostante la giovane età ha già diretto importanti quotidiani, come “Sharq”, “Hammihan” e, appunto, “Etemad Melli”.

Il suo arresto era avvenuto insieme a quello di altri 80 giornalisti e personalità del fronte riformista, accusati di aver pianificato una “rivoluzione di velluto”. Adesso finalmente la notizia della liberazione dopo 113 giorni di reclusione.

A riferire la lieta notizia è stata l’agenzia del lavoratori iraniani, la Ilna, che ha ricordato come Quciani era stato era tra gli imputati dei processi in diretta tv organizzati dall’autorità giudiziaria iraniana seguiti alle elezioni.

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D’Alema querela “Il Giornale” dopo aver partecipato alla manifestazione sulla libertà di stampa

Sconcerto e solidarietà ai giornalisti del Giornale. Sono questi i concetti espressi dal sindacato unitario dei giornalisti e dall’Ordine nazionale in relazione alla querela sporta dall’onorevole Massimo D’Alema contro il diretto da Vittorio Feltri.

Il contrasto alle “querele intimidatorie” non conosce colore politico e così, dopo aver censurato quelle del premier contro “La Repubblica”, le due associazioni più importanti della categoria esprimono tutto il loro dissenso contro l’ultima presentata dal dirigente del Partito democratico contro “Il Giornale”. La denuncia per a mezzo stampa è stata presentata per un articolo apparso sul della famiglia Berlusconi lo scorso giugno, intitolato “Tutte le escort del clan D’Alema”. Il pezzo in questione riguardava la vicenda della malasanità in Puglia e il presunto giro di prostitute di alto borgo che gravitava intorno al gruppo dirigente del Pd pugliese, su cui sta indagando la procura di Bari.

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Caos Rai: Annozero, Report e Parla con me ancora nella bufera. La Vigilanza convoca Romani

La Rai nel caos. Non si placano le polemiche che da tempo circondano alcune trasmissioni della televisione pubblica. E l’immobilismo dei vertici di viale Mazzini non aiuta di certo a sgonfiarle. Tre le patate bollenti che si rimpallano tra organo ed organo, da dirigente a dirigente.

La prima, ormai di lunga data, è la vicenda Annozero legata al contratto di Marco Travaglio e alla paventata istruttoria, minacciata dal ministro Scajola dopo la prima puntata della trasmissione. Il secondo caso scottante è la querelle su Report, legata al sostegno dell’ nelle eventuali cause in cui la Gabanelli e i giornalisti della sua squadra, potrebbero imbattersi. Infine, l’ultima polemica in ordine di tempo riguarda la trasmissione di Serena Dandini, “Parla con me”.

Su Annozero, la situazione è in stallo. Il contratto di Travaglio ancora non c’è e la vicenda, parola del allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, “è tutt’altro che conclusa”. Intanto Romani è stato convocato per oggi dalla di Vigilanza della televisione pubblica, per discutere in merito alla decisione del governo di aprire un’istruttoria su Michele Santoro e la prima puntata della sua trasmissione. La convocazione di Romani, decisa all’unanimità, avrà all’ordine del giorno, oltre alla questione Annozero, il rinnovo del contratto di servizio. Già ieri il aveva avuto un colloquio privato con Zavoli, al termine del quale ha ricordato diritti e doveri dell’esecutivo in ambito Rai: “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo” ha detto al termine dell’incontro. Di diverso avviso il presidente della di Vigilanza , Zavoli, che si era detto perplesso a sull’istruttoria e aveva definito vergognosa la campagna stampa contro il canone Rai.

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“O Travaglio niente”. Santoro show alla presentazione di Annozero. E da del bugiardo a Liofredi

Fuochi d’artificio alla conferenza stampa di presentazione della nuova stagione di Annozero. È un Michele Santoro agguerrito e senza freni quello che si presenta davanti a colleghi e vertici Rai. Il giornalista è un fiume in piena, ne ha per tutti e non usa mezze parole.

Annozero partirà dopodomani, giovedì 24 settembre, con o senza Marco Travaglio, ancora non è dato sapere con certezza. A oggi, nonostante la richiesta di Santoro avanzata a luglio, il giornalista non è ancora stato contrattualizzato. Le troupe sono state completate solo pochi giorni fa. I contributi video sono in forse. Tutto questo succede in un programma che “l’anno scorso ha fatto il 18 per cento di ascolti e che è costato pochissimo, si è ripagato interamente con le entrate pubblicitarie”.

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Masi risponde a Santoro: “Nessuna censura su spot di Annozero”. E video spopolano su Youtube

Nessuna censura sugli spot di Annozero. Solo normali approfondimenti in vista del dibattito che, nel prossimo Cda della Rai del 16 settembre, toccherà tutte le questioni relative alla trasmissione di Michele Santoro: gli spot e anche la questione dei contratti.

Questa la risposta del direttore generale alle polemiche scatenate dalla mancata trasmissione delle promozioni a pochi giorni dalla prima puntata delle trasmissione. Michele Santoro, conduttore e ideatore del programma, dopo aver lanciato un ai telespettatori per diffondere loro stessi le pubblicità, ha scritto una nuova lettera ai vertici di viale Mazzini, chiedendo spiegazioni sul perché gli spot “giacciano” da più di una settimana presso “gli uffici competenti” con la conseguenza che Raidue non ha ancora dato notizia della ripresa del programma.

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Annozero, appello di Santoro agli spettatori: “diffondete gli spot”

La Rai non fa pubblicità ad Annozero? Santoro ha deciso di farsela da solo. L’ultima idea del popolare conduttore di Raidue è quella di promuovere la sua trasmissione attraverso la rete e il passaparola degli spettatori.

In polemica con i vertici aziendali, che secondo lui starebbero evitando deliberatamente di promuovere il suo programma a pochi giorni dalla prima puntata, sul sito di Annozero spunta un appello: “Cari amici, sono Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d’inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi”. E gli spot, diffusi su facebook e youtube, si sono diffusi subito a macchia d’olio. Insomma il braccio di ferro tra Santoro e mamma Rai continua.

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Venezuela, Chavez prepara la legge contro i “delitti mediatici”

Ugo Chavez vuole introdurre in Venezuela la categoria dei “delitti mediatici”, con un progetto di legge che prevede dure condanne penali contro giornalisti ed editori liberi. La Italiana sostiene con forza e con tutti gli strumenti possibili l’opposizione della Federazione dei Giornalisti dell’America Latina e dei Caraibi (Fepalc) a questa dura forma di censura.

Questo progetto, cui si aggiunge la di chiudere 34 emittenze radiofoniche è una deriva da oscuro regime, quella del presidente venezuelano, che deve essere sconfitta da una incisiva azione di internazionale, cui la Fnsi partecipa attivamente con la Fepalc, che sostiene da un decennio nelle sue lotte per l’indipendenza dell’informazione, e con la IFJ, la Federazione Internazionale dei Giornalisti di cui entrambe fanno parte.

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Venezuela, Chavez applica la censura contro radio e tv non governative

Hugo Chavez come Mahmud Ahmadinejad. Il Venezuela come l’Iran. Ad unire i regimi dei due presidenti così lontani geograficamente, l’utilizzo di una dura censura mediatica. La denuncia arriva dall’associazione Reporter sans Frontières, l’organizzazione per la libertà di stampa nel mondo.

Secondo Rsf il governo di Chávez sta adottando drastiche misure per limitare l’attività di canali non statali. In particolare è finita nel mirino della censura Globvisiòn, canale televisivo privato di informazione, che rischia il ritiro della concessione a trasmettere via etere. Ma una “valutazione di legalità” sta già riguardando ben 240 stazioni radio.

Secondo Reporter senza frontiere le modifiche legislative e regolamentari annunciate in queste ultime settimane dal governo venezuelano, al solo scopo di punire i mass media per una linea editoriale giudicata contraria agli scopi governativi, sarebbero molto pericolose. “Queste manovre legislative regolamentari e giudiziarie – denuncia l’organizzazione – recano l’obiettivo di “proteggere la ” della popolazione. Le norme e le leggi, che un governo cambia o interpreta nuovamente per imporre ciò che giudica essere la sola verità mediatica possibile, sono soltanto gli strumenti di una crociata ideologica iniziata già da tempo. Chiamiamo il governo a sospendere le misure contrarie ai principi costituzionali fondamentali ed alla interamericana in materia di libertà d’espressione”.

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Iran, la censura mette il bavaglio all’informazione

E’ un silenzio assoluto o quasi quello che arriva dall’Iran sulle proteste che continuano a divampare nel Paese dopo le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahomud Ahmadinejad alla presidenza. Le notizie diffuse dai media sono sempre più rare e arrivano solo dai canali ufficiali di Teheran.

Niente più filmati su YouTube a testimoniare cosa sta accadendo in piazza, sospeso da giorni il servizio di messaggi sms, interrotto il normale servizio di chiamate con i cellulari e anche da Twitter i messaggi istantanei arrivano a rilento. Perfino i bloggers, che finora avevano continuato a riportare su scontri e manifestazioni, sembrano essere finiti tra le maglie della censura. Alla fine, il regime di Ahmadinejad sembra essere riuscito nel suo scopo di ridurre tutti al silenzio.

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