Dopo il clamoroso annuncio del New York Times di far pagare le notizie online, ecco l’ultima trovata in tema di contenuti in rete. Il Financial Times ha intenzione di introdurre un abbonamento giornaliero per la lettura degli articoli del suo sito intenet.
La trovata dell’“abbonamento 24 ore” è una novità assoluta in questo ambito, cui nessuno aveva ancora pensato. La testata finanziaria anglosassone, in relazione a questa formula, sta studiando un metodo di micro-pagamenti che dovrebbe agevolare l’utenza nella fruizione dei contenuti non-free.
La dirigenza del quotidiano crede fermamente nel nuovo progetto: “È ragionevole pensare che ci siano molte persone felici di pagare per un singolo giorno, ma che non sono disposte a firmare una sottoscrizione per un anno” ha detto Robert Grimshaw, managing director di Ft.com, presentando la novità.
Scritto Mercoledì 2 Dicembre 2009 da Andrea Tirone
Per ora la Fininvest non dovrà pagare. La seconda corte d’appello civile di Milano ha confermato la sospensione dell’esecutività della sentenza che obbliga la società a un maxi risarcimento di 750 milioni di euro nei confronti della Cir di Carlo De Benedetti, per la vicenda del Lodo Mondadori.
La sentenza emessa lo scorso 3 ottobre dall’ormai famoso giudice Raimondo Mesiano, aveva condannato la holding della famiglia Berlusconi al risarcimento della Cir per danno patrimoniale, nella “vicenda corruttiva” che aveva portato la Fininvest all’acquisizione della Mondadori.
“Spargere sangue in questa fase non è utile, sia a noi sia a Cir interessa una decisione a breve nel merito”, è stato il commento dell’avvocato Romano Vaccarella, uno dei legali Fininvest, all’armistizio sancito dalla corte d’appello.“Abbiamo la necessità di giocare a bocce ferme” – ha precisato Vaccarella aggiungendo che lo scontro per lo scontro in questo momento avrebbe finito per danneggiare tutti. La Fininvest, nel frattempo, ha sottoscritto una fidejussione per lo stesso importo a garanzia dell’eventuale risarcimento.
Avrebbe dovuto iniziare le sue trasmissioni oggi, primo dicembre 2009. “Cielo”, canale free di Sky sul digitale terrestre ha invece dovuto rimandare la sua inaugurazione. A causare lo slittamento la mancanza dell’autorizzazione a trasmettere sul digitale terrestre da parte del ministero delle Comunicazioni.
L’inatteso stop ha destato la sorpresa del direttore di Cielo, Gary Devey convinto di che l’autorizzazione sarebbe arrivata “in breve tempo, anche considerando il fatto che l’Agcom ci ha inviato l’autorizzazione a trasmettere: questo perché siamo in regola dal punto di vista legale”.
Il ministero delle Comunicazioni, in una nota del vice ministro Paolo Romani, rispedisce al mittente le accuse di voler impedire il lancio di della tv generalista di Sky. Secondo Romani, il comunicato andato in onda sui canali satellitari di Sky, in cui si dice che “Cielo non può trasmettere perché privo dall’autorizzazione da parte del ministero”, è “un’affermazione palesemente non veritiera”, in quanto l’autorizzazione per il satellitare sarebbe già in mano all’emittente. Romani ha confermato invece che Cielo, per poter atterrare anche sul digitale terrestre, dovrà aspettare l’autorizzazione che il ministero dichiara sarà rilasciata nei previsti 60 giorni conteggiati a partire dal 2 novembre giorno di presentazione della richiesta.
Un servizio di “Mattino 5” su Raimondo Mesiano, il giudice del processo Fininvest-Cir, e si scatena il caso. Lo scoop andato in onda su Canale 5 è un video di pochi minuti sulla vita privata del magistrato che, non più tardi di due settimane fa, ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per l’annullamento del lodo Mondadori risolto nel 1990 a favore del biscione in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.
Le immagini, che riprendono di nascosto il giudice nella sua vita privata durante una passeggiata domenicale, e il testo del servizio, che dipinge Mesiano come un tipo strano e stravagante per il fatto di indossare indumenti con combinazioni di colori inconsuete, hanno dato il via alla bufera. Durissime le critiche dell’Associazione nazionale magistrati che ha definito “una vergogna” far seguire il magistrato dalle telecamere mentre si fa radere dal barbiere o fuma una sigaretta seduto su una panchina di un giardino pubblico. Per il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini si tratta di “un’intollerabile intromissione nella privacy di una persona”.
Se c’è qualcosa di sbagliato nella politica italiana, la colpa è anche della stampa del Belpaese: influenzata da industriali e politici, molto attenta ai potenti e poco ai lettori. L’atto di accusa arriva dal settimanale Usa Time, che lancia l’affondo: “Giornali italiani, fonti inaffidabili”.
In un Paese dove il primo ministro controlla le tv, solo una persona su dieci compra un quotidiano, contro una su cinque negli Stati Uniti e tre su cinque in Giappone, osserva Stephan Faris, citando i dati della World Association of Newspapers. “Agli italiani, a quanto pare, non interessa leggere le notizie”. E se il problema non stesse nell’appetito degli italiani per le notizie, ma in “quello che c’è sul menu?”.
Massimo D’Alema è sicuro che il futuro della stampa sarà on-line, e che probabilmente si arriverà presto al pagamento dell’informazione sul web.
L’ex presidente del Consiglio, esponente di spicco del Partito Democratico, nonché iscritto all’albo dei giornalisti professionisti ha espresso il suo pensiero sul futuro dell’editoria a Perugia, durante un incontro elettorale.
“I giornali online sono il futuro - ha detto D’alema – anche perchè il cartaceo progressivamente scomparirà. Per mantenerli e continuare a pagare i giornalisti ritengo che bisognerà pagare anche l’online”.
Lo spunto da cui sono nate le dichiarazioni dell’ex segretario del Pds, è venuto dalla lettera di Carlo De Benedetti pubblicata dal “Sole 24 ore”, nella quale esprimeva dubbi sui giornali on-line a pagamento.
La crisi non guarda in faccia nessuno. Ad essere assillato da piani di riorganizzazione e tagli al personale, ora si è aggiunto anche “Il Mattino”, quotidiano napoletano edito da Caltagirone. La settimana scorsa il direttore del giornale, Mario Orfeo è stato sfiduciato dal cdr di redazione che aveva bocciato il piano di riorganizzazione del quotidiano.
Il piano prevederebbe l’uscita di 37 giornalisti, la chiusura della redazione romana e il ridimensionamento dello storico quotidiano. “E’ inaccettabile che una testata storica come il Mattino diventi la copia napoletana del Messaggero” è stato il commento del comitato di redazione della testata napoletana al voto di sfiducia ad Orfeo.