Nuovi venti di censura da Venezuela e Estonia

Una pagina del blog satirico venezuelano

Una pagina del blog satirico venezuelano

Tutto il mondo è paese. Dall’Europa dell’est al Sudamerica sono in tanti a dover fare i conti con governi autoritari che impongo la censura. Succede così che in Venezuela il presidente Chavez si è dovuto affrettare a smentire le voci di imminenti provvedimenti per limitare internet, dopo che un blog satirico, curato da tre giovani venezuelani, aveva suscitato le ire del presidente colonnello e le conseguenti minacce di restrizioni.

Nel frattempo dall’altra parte del mondo, in Estonia, i sei principali quotidiani nazionali uscivano nelle edicole con una pagina completamente bianca per protesta contro un progetto di legge che vorrebbe imporre ai giornalisti di rivelare le loro fonti di informazione quando richiesto dall’autorità giudiziaria.

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Crisi, nuovi media in controtenza: ricavi in aumento del 13%

newmediaI nuovi media vanno in controtendenza e, mentre i media tradizionali soffrono la crisi, fanno segnare una crescita di ricavi del 13%. A sancire il successo dei media digitali è l’Osservatorio su new tv & media della School of management del Politecnico di Milano. Lo studio, coordinato dal professor Andrea Rangone, si è basato sull’analisi di 550 canali relativi a tutte le principali piattaforme televisive digitali e su oltre 50 casi di studio realizzati mediante interviste dirette alle più significative imprese operanti nei diversi stadi di questa filiera, compresi i media fruiti tramite il telefono cellulare. I risultati, presentati nel capoluogo lombardo, ribadiscono la flessione generale del mercato dei media nel 2009, che fa registrare una contrazione compresa tra l’8 e il 10%, passando da 18,5 miliardi di euro nel 2008 a meno di 17 miliardi di euro nel 2009. Il dato però non è univoco, perché se da una parte calano fortemente gli introiti dei media tradizionali quelli generati dai new media fanno registrare un incremento di quasi 600 milioni di euro.

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Al media-world summit, Murdoch e Ap contro aggregatori di notizie

L’editoria d’informazione si schiera contro gli internauti libertini, i giornalisti web e gli aggregatori di notizie online, nel Media-World Summit di Pechino. Gli strali più duri sono quelli di Associated Press e di Rupert Murdoch, che rilanciano la sfida ai nuovi media e ribadiscono la necessità di introdurre modelli a pagamento per l’accesso alle notizie.

Uno scontro frontale con i motori di ricerca e i siti che spesso riprendono (gratuitamente) stralci dei contenuti dei grandi marchi dell’informazione.

“Noi creatori di contenuti siano stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, YouTube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim’ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali – ha dichiarato Tom Curley, Ceo di AP, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger – Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l’attività”.

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Minacciato e costretto alla clandestinità un giornalista russo collega della Politkovskaia

Minacciato ripetutamente e costretto a vivere in clandestinità. A subire tutto ciò è il giornalista russo
Alexadr Podrabinek (nella foto), collaboratore da Mosca di “Radio France Internationale” nonché reporter della “Novaia Gazeta”, il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaia.

Le prime minacce sono arrivate in seguito alla pubblicazione, lo scorso 21 settembre, di un servizio sui crimini del regime sovietico, sul sito di informazione www.ej.ru. L’articolo ha provocato ha provocato la durissima reazione da parte dei movimenti patriottici russi e una campagna di odio contro il giornalista. Il suo numero di telefono è stato pubblicato su molti siti che incoraggiavano i “patrioti” a minacciare Podrabinek. Diverse persone si sono presentate al giornale, altri si sono fatti passare per postini o corrieri con l’intento di penetrare nella sua abitazione. Temendo per la vita sua e della sua famiglia il giornalista è stato costretto a trovare rifugio in un luogo segreto.

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Crisi Usa, Obama pronto a misure salva giornali. Ma gli americani non si fidano più dei media

Barack Obama è pronto a correre in soccorso all’editoria americana in crisi. Proprio mentre una ricerca stabilisce che l’80 per cento degli statunitensi è scettico sulla credibilità dell’informazione, il presidente USA tende la mano ai media.

Intervistato nello studio ovale dalla “Pittsburgh Post-Gazette” e dal “Toledo Blade”, Obama si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali, a patto che questi accettino di ristrutturarsi come entità no profit. Finora la casa Bianca aveva sempre escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Ora la prima apertura, dettata dalla convinzione che il buon giornalismo sia “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”.

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Premio Tomassetti e Premio Manzi, due riconoscimenti per il giornalismo scientifico e la comunicazione educativa

Un premio per l’informazione scientifica e uno per la comunicazione educativa. Sono il premio Riccardo Tomassetti e il premio Alberto Manzi, dedicati due materie troppo spesso ai margini del giornalismo, ma che rivestono un ruolo molto importante nell’informazione.

Il premio Tomassetti, giunto alla seconda edizione, è riservato ai giornalisti under 35 che invieranno entro il 31 ottobre i propri articoli sul tema dell’Aids e dell’H.i.v. Lo scopo fondamentale del riconoscimento è tenere alta l’attenzione sulla gravità di questa malattia e sui comportamenti maggiormente a rischio di contagio soprattutto tra i giovani. L’H.i.v. è una malattia che ogni anno in Italia colpisce 4mila persone: sempre più spesso sono colpiti donne, eterosessuali, adolescenti e immigrati, poco consapevoli dei rischi del contagio.

La mancanza d’informazione e la percezione inadeguata del rischio ritardano il momento della diagnosi, compromettendo la piena riuscita della terapia antiretrovirale. Oggi dal 30 al 50% dei pazienti con nuove infezioni arriva al test in condizioni avanzate di malattia, rendendo più difficile rallentarne la progressione. Il premio è promosso dalle principali associazioni italiane attive nella lotta contro questa grave malattia ed è sostenuto dall’azienda farmaceutica Pfizer Italia.

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Manifestazione per la libertà di stampa. Appuntamento il 19 settembre a piazza del Popolo

“L’iniziativa per la libertà d’informazione, promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa, si svolgerà sabato 19 settembre a Roma in Piazza del Popolo a partire dalle ore 16″. Con queste poche parole pubblicate sul sito internet della Federazione nazionale della stampa, è stata sancita data e luogo della grande mobilitazione annunciata da diversi giorni dalla fnsi.

Dalla federazione fanno sapere che le adesioni sono moltissime e si prevede una partecipazione “fiume” alla mobilitazione.

In attesa della manifestazione è stato aperto ance un Blog che la riguarda: documenti, interviste, dichiarazioni, tutto il dibattito prima dell’appuntamento saranno consultabili sul sito: http://fnsi-libera-informazione.blogspot.com.

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Il Time bacchetta la stampa italiana: “Inaffidabile”

Se c’è qualcosa di sbagliato nella politica italiana, la colpa è anche della stampa del Belpaese: influenzata da industriali e politici, molto attenta ai potenti e poco ai lettori. L’atto di accusa arriva dal settimanale Usa Time, che lancia l’affondo: “Giornali italiani, fonti inaffidabili”.

In un Paese dove il primo ministro controlla le tv, solo una persona su dieci compra un quotidiano, contro una su cinque negli Stati Uniti e tre su cinque in Giappone, osserva Stephan Faris, citando i dati della World Association of Newspapers. “Agli italiani, a quanto pare, non interessa leggere le notizie”. E se il problema non stesse nell’appetito degli italiani per le notizie, ma in “quello che c’è sul menu?”.

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Iran, la censura mette il bavaglio all’informazione

E’ un silenzio assoluto o quasi quello che arriva dall’Iran sulle proteste che continuano a divampare nel Paese dopo le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahomud Ahmadinejad alla presidenza. Le notizie diffuse dai media sono sempre più rare e arrivano solo dai canali ufficiali di Teheran.

Niente più filmati su YouTube a testimoniare cosa sta accadendo in piazza, sospeso da giorni il servizio di messaggi sms, interrotto il normale servizio di chiamate con i cellulari e anche da Twitter i messaggi istantanei arrivano a rilento. Perfino i bloggers, che finora avevano continuato a riportare testimonianze su scontri e manifestazioni, sembrano essere finiti tra le maglie della censura. Alla fine, il regime di Ahmadinejad sembra essere riuscito nel suo scopo di ridurre tutti al silenzio.

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Il garante privacy: “No a sanzioni per giornalisti che pubblicano intercettazioni”

No alle sanzioni penali per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche. La presa di posizione in difesa dei cronisti è di Francesco Pizzetti, garante per la protezione dei dati personali, che ha espresso le sue perplessità sui nuovi limiti imposti dal decreto Alfano alla pubblicabilità di notizie acquisite dai giudici, nella annuale relazione al Parlamento sull’attività 2008 dell’autority.

Pizzetti sottolinea che “una nuova disciplina è opportuna” ma ribadisce “perplessità sul ricorso a sanzioni penali a carico degli operatori dell’informazione”. Il garante ha anche aggiunto che “non tocca all’Autorità fissare le regole che presiedono al rispetto della libertà di informazione garantita dalla Costituzione, se non quando siano concretamente in discussione eventuali e puntuali violazioni della riservatezza dei cittadini”.

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