Google Cina, attaccate caselle Email di giornalisti stranieri

google-chinaAncora problemi tra Google e la Cina. Dopo la denuncia da parte della società di Mountain View di attacchi informatici contro alcune caselle di posta appartenenti ad attivisti cinesi per i diritti umani e le successive minacce di abbandonare il Paese asiatico, arrivano nuove accuse e schermaglie diplomatiche.

Secondo il Foreign Correspondent’ Club of China (Fccc), l’associazione professionale dei giornalisti stranieri con base a Pechino, alcune caselle di posta elettronica di Google, appartenenti a diversi corrispondenti, avrebbero subito attacchi informatici.

La denuncia degli minacce alle caselle Gmail dei giornalisti, comparsa sul sito internet dell’associazione, non rasserena un clima già molto teso tra le due parti. A riprova di ciò la decisione della compagnia americana di rinviare il lancio di due suoi nuovi modelli di telefoni cellulari nel paese della grande muraglia. Un rinvio, ha fatto sapere Marsha Wang, portavoce di Google Cina, “a data da destinarsi”.

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Giornalisti inutili: ricerca università americana sviluppa programma che genera tg e reportage sportivi senza la mano dell’uomo

north western universityI giornalisti? Sono sempre meno indispensabili per fare informazione. Un gruppo di studenti e di docenti della NorthWestern University, infatti, ha messo a punto un telegiornale totalmente automatico, senza necessità del lavoro umano.

Il progetto sperimentale, chiamato “News @ seven”, prevede un sistema che cerca automaticamente le informazioni online, associandole a immagini o video trovati in rete, e realizza un servizio televisivo che viene presentato da avatar. E come se non bastasse gli internauti potranno scegliere il presentatore del telegiornale fra vari i avatar proposti, o ritagliarsi un notiziario personalizzato segnalando solo i temi che li interessano.

Seguendo lo stesso principio usato per il notiziario, alla NorthWestern hanno messo appunto anche un sistema che è in grado di fare la cronaca di una partita di baseball (per ora): il programma riesce a raccogliere i risultati, le descrizioni delle principali azioni dell’incontro, i vari dati statistici, inventa un titolo e allega una foto.

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Google apre alle news a pagamento… ma solo in America

google-newsGli editori italiani bocciano l’iniziativa di Google di far pagare, almeno in parte, le notizie dei giornali lette attraverso il motore di ricerca di Mountain View. O meglio li lascia indifferenti.

La novità, infatti, non li riguarda, avendo valore solo negli USA e non trovando, dunque, applicazione oltreoceano dove gli internauti potranno continuare a leggere gratuitamente le notizie tramite Google.

A confermarlo in un’intervista rilasciata a “MF -Milano” finanza, è il presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Carlo Malinconico. “Da un lato l’annuncio americano è una cosa positiva – ha spiegato Malinconico – perché in un certo modo viene riconosciuto il fatto che il contenuto editoriale costa, ha un lavoro e investimenti alle spalle; dall’altra parte siamo ancora lontani da quello che gli editori desiderano che è esattamente la compartecipazione agli utili pubblicitari”.

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Obama in Cina. Censurato il suo discorso sulla libertà di stampa

obama discorsoLa Cina censura Obama. Il presidente americano, per la prima volta in visita nel Paese di Mao, è stato oscurato in tutta la nazione per le sue affermazioni sulla libertà di stampa e contro la censura. Il suo discorso, tenuto davanti a 520 selezionatissimi studenti, al museo delle scienze e della tecnologia di Shangai, non è stato mandato in onda né dalla televisione ufficiale di Pechino né dai siti web cinesi.

L’unico ad essere riuscito a diffondere le parole di Obama è stato un blogger locale che, quasi in tempo reale, era riuscito a pubblicare il discorso sul suo sito. Ma in meno di mezz’ora, ventisette minuti per l’esattezza, le efficientissime autorità cinesi preposte al controllo della rete, hanno cancellato il post.

“Io sono un grande sostenitore della non censura” sono state le parole di Obama che hanno fatto scattare la censura – per noi negli Stati Uniti il fatto di avere un Internet libero, senza limiti di accesso, è un punto di forza. Per questo penso che la fruizione libera di Internet sia una cosa da incoraggiare”. E ancora: “Esistono diverse tradizioni, ma l’uso senza restrizioni di internet rafforza il sistema: maggiore è il flusso di informazioni, più forte diventa la società”.

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La Cnn perde il primato delle all news americane

cnnLa Cnn non è più la regina delle televisioni all-news americane. La storica emittente che, ormai vent’anni fa, ha lanciato il modello delle tv dedicate 24 ore su 24 all’informazione, è in caduta libera ed è ormai quarta in classifica, e di fatto ultima, tra i network statunitensi via cavo del settore.

Come anticipato dal New York Times, diffondendo le cifre ufficiali che verranno pubblicate questa settimana, nel prime time la Cnn viene superata, non solo dalla FoxNews e dalla Msnbc, ma anche dalla sua consorella del gruppo TimeWarner Hln, l’ex Headline News, più stringata e colorita come un tabloid. Tra le 19:00 e le 23:00, tre dei quattro show della Cnn sono finiti quarti ed ultimi in classifica.

Tra i maggiori flop spicca quello di Anderson Cooper, un cronista d’assalto sul quale la Cnn puntava decisamente e che si era particolarmente distinto durante l’uragano Katrina che distrusse New Orleans nell’agosto del 2005. L’unico a salvarsi, ma senza fare miracoli, è l’anziano Larry King, che finisce terzo nella sua fascia oraria, quella notturna dei talk show.

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Usa, una ricerca universitaria propone aiuti di Stato per i giornali

Torna a farsi strada negli Stati Uniti l’ipotesi di aiuti governativi alle imprese editoriali per fronteggiare la crisi del settore. Già qualche tempo fa il presidente Obama si era detto possibilista in materia, nel caso venisse presentata una proposta seria al Congresso. Ora a ribadire il concetto ci ha pensato un rapporto della Columbia University, dal titolo “The Reconstruction of American Journalism”.

Il rapporto di 36 pagine è stato stilato da Michael Shudson, docente della facoltà, e da Leonard Downie Jr., per 17 anni penna di punta e poi manager al Washington Post. Secondo i due studiosi: “la società americana si deve assumere la responsabilità collettiva di sostenere il giornalismo indipendente in un ambiente economico che è profondamente cambiato”, per questo conclude la ricerca per salvare l’informazione su carta saranno necessari sussidi pubblici.

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Internet, i grandi della rete uniti per l’uguaglianza degli utenti

I grandi nomi del web uniti per la neutralità della rete. L’insolita alleanza è dovuta alla prossima riunione della Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, che avrà all’ordine del giorno la riscrittura delle regole di Internet. Così Google, Skype, Twitter, YouTube, Facebook, Mozilla, Linkedin (per citare solo i più conosciuti) hanno deciso di firmare una lettera, inviata al presidente della Commissione, Julius Genachowski, per ribadire la propria posizione. La richiesta è che non venga messo in pericolo il principio che fino a oggi ha garantito eguaglianza a tutti gli utenti del web, ovvero l’impossibilità, per i provider, di stabilire chi deve navigare più veloce e chi più lento, magari in base a quanto è costosa la sua connessione.

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Crisi Usa, Obama pronto a misure salva giornali. Ma gli americani non si fidano più dei media

Barack Obama è pronto a correre in soccorso all’editoria americana in crisi. Proprio mentre una ricerca stabilisce che l’80 per cento degli statunitensi è scettico sulla credibilità dell’informazione, il presidente USA tende la mano ai media.

Intervistato nello studio ovale dalla “Pittsburgh Post-Gazette” e dal “Toledo Blade”, Obama si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali, a patto che questi accettino di ristrutturarsi come entità no profit. Finora la casa Bianca aveva sempre escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Ora la prima apertura, dettata dalla convinzione che il buon giornalismo sia “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”.

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Iraq, libero il giornalista che tirò una scarpa a Bush

Muntazer al-Zaidi, il giornalista iracheno che il14 dicembre scorso aveva lanciato una scarpa contro George W. Bush nel corso di una conferenza stampa, è libero. Il reporter è stato scarcerato dopo aver scontato nove dei dodici mesi cui era stato condannato “per aggressione a un capo di stato in visita”.

La sua liberazione è stata accolta tra i festeggiamenti del popolo iracheno per il quale al-Zaidi è un vero e proprio eroe. Le immagini di quel lancio, ormai famosissime, hanno fatto il giro del mondo grazie soprattutto a YouTube, e su Facebook ci sono centinaia di gruppi dedicati a Zaidi. A Tikrit, città natale del defunto ex presidente Saddam Hussein, gli era stata anche anche dedicata una grande statua, a forma di scarpa, che però è stata rimossa tre giorni dopo la sua inaugurazione. Per quel gesto il giornalista era stato condannato inizialmente a tre anni di reclusione, poi ridotti ad uno in appello.

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Google Book, la rivolta degli editori. La UE prova a mettere pace

Botta e risposta tra l’Unione europea e Google sul progetto di biblioteca digitale avanzato dall’azienda di Mountain View che ha scatenato le proteste degli editori europei e statunitensi. L’iniziativa, chiamata “Google book search”, permetterebbe la digitalizzazione e la vendita potenziale di tutte le opere rimaste “orfane” del loro autore o ormai fuori stampa, creando problemi con i diritti d’autore.

Sulla vicenda si sono espressi i commissari europei per le comunicazioni e il mercato unico, rispettivamente Viviane Reding e Charie McCreevy. “L’Unione deve adattare la sua normativa sui diritti d’autore, ancora “troppo frammentata”, alle esigenze dell’era digitale”. Questo il pronunciamento dei commissari, che tra ieri e oggi hanno svolto diversi incontri con le parti interessate per discutere il problema.

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