Iran, continuano le intimidazioni ai cronisti. Chiusa la sede dell’Associazione giornalisti iraniani. Salgono a 42 gli arresti

Le autorità iraniane pongano fine all’intimidazione dei giornalisti nella Repubblica islamica. È l’appello lanciato dalla Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), dopo la chiusura, la scorsa notte, dell’Associazione dei giornalisti iraniani di Teheran, i cui uffici, lamenta un comunicato di Ifj, “sono stati perquisiti e sigillati da uomini armati”, su ordine del procuratore generale del governo, Saeid Mortazavi.

Secondo la Federazione internazionale, alcuni dei leader dell’Associazione, che stava preparando l’assemblea generale, devono adesso restere nascosti per salvaguardare la propria sicurezza. Questa mattina il segretario generale della Federazione, Aidan White, ha incontrato l’ambasciatore iraniano presso l’Ue e il Belgio. Nell’incontro, riferisce la nota, White “ha affermato che i giornalisti arrestati, almeno 42, devono essere liberati e che deve esser consentito di funzionare all’Associazione dei giornalisti iraniani, affiliata all’Ifj”.

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Venezuela, Chavez applica la censura contro radio e tv non governative

Hugo Chavez come Mahmud Ahmadinejad. Il Venezuela come l’Iran. Ad unire i regimi dei due presidenti così lontani geograficamente, l’utilizzo di una dura censura mediatica. La denuncia arriva dall’associazione Reporter sans Frontières, l’organizzazione per la libertà di stampa nel mondo.

Secondo Rsf il governo di Chávez sta adottando drastiche misure per limitare l’attività di canali non statali. In particolare è finita nel mirino della censura Globvisiòn, canale televisivo privato di informazione, che rischia il ritiro della concessione a trasmettere via etere. Ma una “valutazione di legalità” sta già riguardando ben 240 stazioni radio.

Secondo Reporter senza frontiere le modifiche legislative e regolamentari annunciate in queste ultime settimane dal governo venezuelano, al solo scopo di punire i mass media per una linea editoriale giudicata contraria agli scopi governativi, sarebbero molto pericolose. “Queste manovre legislative regolamentari e giudiziarie – denuncia l’organizzazione – recano l’obiettivo di “proteggere la salute mentale” della popolazione. Le norme e le leggi, che un governo cambia o interpreta nuovamente per imporre ciò che giudica essere la sola verità mediatica possibile, sono soltanto gli strumenti di una crociata ideologica iniziata già da tempo. Chiamiamo il governo a sospendere le misure contrarie ai principi costituzionali fondamentali ed alla giurisprudenza interamericana in materia di libertà d’espressione”.

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Iran, la censura mette il bavaglio all’informazione

E’ un silenzio assoluto o quasi quello che arriva dall’Iran sulle proteste che continuano a divampare nel Paese dopo le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahomud Ahmadinejad alla presidenza. Le notizie diffuse dai media sono sempre più rare e arrivano solo dai canali ufficiali di Teheran.

Niente più filmati su YouTube a testimoniare cosa sta accadendo in piazza, sospeso da giorni il servizio di messaggi sms, interrotto il normale servizio di chiamate con i cellulari e anche da Twitter i messaggi istantanei arrivano a rilento. Perfino i bloggers, che finora avevano continuato a riportare testimonianze su scontri e manifestazioni, sembrano essere finiti tra le maglie della censura. Alla fine, il regime di Ahmadinejad sembra essere riuscito nel suo scopo di ridurre tutti al silenzio.

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