Polemica sull’accesso alla professione. Del Boca risponde all’Fnsi

lorenzo_del_bocaSovrabbondanza di giornalisti e accesso “universitario” alla professione. Infiamma la polemica tra sindacato e ordine. Qualche giorno fa l’Fnsi aveva lanciato l’accusa dalla Sicilia, durante il primo convegno dei free lance dell’isola. Troppi giornalisti ad intasare un settore già saturo che portano allo sfruttamento dei lavoratori presi per il collo da una concorrenza sfrenata.

A finire nell’occhio del ciclone, ancora una volta, erano stati i meccanismi di accesso alla profesione, in particolare la via universitaria e quelle delle scuole di giornalismo gestite dall’Ordine nazionale.

La risposta dell’Odg è arrivata puntuale, attraverso le parole del suo presidente, Lorenzo Del Boca. “Non bastano infondate
accuse all’Odg per scaricarsi la coscienza – ha scritto Del Boca in un comunicato apparso sul sito dell’Ordine – “Eliminare il percorso universitario significa, invece, contraddire il dibattito che la categoria ha sviluppato negli ultimi venti anni. Una scuola che preceda l’ingresso nella professione e una solida preparazione scientifica sono stati considerati la condizione indispensabile per poter praticare il mondo dell’informazione, in costante e, qualche volta, caotica evoluzione, dominato da questioni anche lessicalmente complicate”.

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Par condicio, il Pdl propone modifica alla legge sull’informazione in campagna elettorale

Ignazio AbrignaniPar condicio addio. La norma che regola l’informazione politica durante i periodi elettorali sembra destinata a finire in soffitta. Il Pdl ha presentato una proposta di legge firmata da Ignazio Abrignani (nella foto), che prevede una riforma radicale della attuale par condicio.

Spazi in radio e in tv divisi in base al “peso” del partito e quindi alla rappresentanza parlamentare ottenuta alle ultime elezioni, salvo un diritto di tribuna per le minoranze pari al 10% (soglia considerata ‘trattabile fino al 20%); spot a pagamento sulle tv nazionali per tutte le forze politiche; possibilità per i singoli politici di partecipare alle trasmissioni di intrattenimento. Queste le novità fondamentali della proposta di legge 2805 depositata il 14 ottobre scorso a Montecitorio e formalizzata ieri in un fascicolo.

Il nuovo testo di legge prevede un solo articolo e riprende una proposta già studiata dai tecnici di Forza Italia e An nel 2005. Ora la proposta passerà all’esame delle commissioni e se approvata, potrebbe essere applicata già alle regionali di marzo. I tempi tuttavia restano strettissimi, tanto che la possibilità di farcela prima delle elezioni amministrative è in forte in dubbio.

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Internet, i grandi della rete uniti per l’uguaglianza degli utenti

I grandi nomi del web uniti per la neutralità della rete. L’insolita alleanza è dovuta alla prossima riunione della Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, che avrà all’ordine del giorno la riscrittura delle regole di Internet. Così Google, Skype, Twitter, YouTube, Facebook, Mozilla, Linkedin (per citare solo i più conosciuti) hanno deciso di firmare una lettera, inviata al presidente della Commissione, Julius Genachowski, per ribadire la propria posizione. La richiesta è che non venga messo in pericolo il principio che fino a oggi ha garantito eguaglianza a tutti gli utenti del web, ovvero l’impossibilità, per i provider, di stabilire chi deve navigare più veloce e chi più lento, magari in base a quanto è costosa la sua connessione.

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Al media-world summit, Murdoch e Ap contro aggregatori di notizie

L’editoria d’informazione si schiera contro gli internauti libertini, i giornalisti web e gli aggregatori di notizie online, nel Media-World Summit di Pechino. Gli strali più duri sono quelli di Associated Press e di Rupert Murdoch, che rilanciano la sfida ai nuovi media e ribadiscono la necessità di introdurre modelli a pagamento per l’accesso alle notizie.

Uno scontro frontale con i motori di ricerca e i siti che spesso riprendono (gratuitamente) stralci dei contenuti dei grandi marchi dell’informazione.

“Noi creatori di contenuti siano stati troppo lenti a reagire allo sfruttamento gratuito delle notizie di terze parti senza permesso: servizi web come Wikipedia, YouTube o Facebook sono diventati destinazioni favorite dai clienti per le notizie di ultim’ora, lasciando da parte i siti di notizie tradizionali – ha dichiarato Tom Curley, Ceo di AP, che ha puntato il dito anche contro motori di ricerca e blogger – Non tollereremo più la disconnessione fra coloro che si dedicano a raccogliere notizie di pubblico interesse e coloro che ne traggono profitto senza sostenere l’attività”.

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Inaugurato nuovo sito internet e web tv della Camera. Per delle istituzioni più vicine ai cittadini

La Camera dei deputati si apre ai cittadini, con una comunicazione più semplice, più diretta, più interattiva, in una parola più trasparente. Il tutto sarà reso possibile dalla nuova web tv e al restyling del sito internet, che proveranno a rendere la popolazione più partecipe alle decisioni dei nostri politici. A presentare le novità alla stampa i vicepresidenti della Camera, Rosy Bindi e Maurizio Lupi, in una conferenza a Montecitorio.

“È fondamentale – ha detto Lupi – che le nuove tecnologie possano permettere un accesso migliore alla vita parlamentare e quindi alla vita democratica del Paese. Il nuovo sito internet punta, in particolare, alla facilità di accesso e alla semplicità nell’uso perché si possa vedere quello che accade e accedere alle numerose informazioni presenti”.

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Bari, giornalisti fuori dal tribunale. L’Assostampa protesta

Il Sabato il Palazzo di giustizia di Bari è off limits per i giornalisti. Così l’altro ieri i cronisti baresi si sono visti sbattere in faccia le porte del tribunale. Un gesto motivato, secondo il personale di vigilanza del palazzo, da decisioni di organi superiori, per i quali “l’accesso della stampa in Procura non sarebbe possibile di sabato in quanto giornata non feriale e nella quale non si celebrano udienze”.

Un atto definito subito “gravissimo” da parte dell’Assostampa pugliese perché, si legge in una nota, “impedisce ai giornalisti di esercitare il diritto di cronaca, garantito dalla Costituzione sempre e comunque”. In questo modo, prosegue il sindacato, “si pretende di dettare d’autorità tempi e modi di svolgimento dell’attività giornalistica. Tutto ciò è inaccettabile e si inserisce in un clima sempre più ostile, e spesso anche intimidatorio, nei confronti della stampa”.

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Google studia come far pagare le news online

Rupert Murdoch ha un nuovo alleato nella sua battaglia per le news online a pagamento: Google. Il motore di ricerca americano, che proprio in questi giorni sta avendo non pochi problemi con gli editori di tutto il mondo, ha ideato un metodo di pagamento con cui far pagare l’informazione sulla rete.

A diffondere la notizia il Nieman Journalism Lab, il centro di ricerca sui media dell’Università di Harvard. Secondo il centro, il colosso di Mountain View avrebbe già sottoposto il progetto all’Associazione dei giornali americani (Naa). La proposta di Google si baserebbe sul modello dei “micropagamenti” pensato appositamente per l’industria dell’informazione. Il punto di riferimento in questo senso è il sistema analogo usato da Apple per la musica (iTunes) e le applicazioni dei cellulari (AppStore).

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New York Times, a breve sito internet a pagamento

Dopo tante chiacchiere il New York Times sembra intenzionato a passare ai fatti: far pagare ai lettori l’accesso al suo sito web. L’idea, che ha fatto discutere molto anche in Italia, scatenando tavole rotonde e dibattiti pubblici tra favorevoli e contrari, già circolava da tempo ma ora sembra sul punto di concretizzarsi.

Il prestigioso quotidiano della Grande Mela, di proprietà di Rupert Murdoch, si trova in grosse difficoltà economiche e le sta provando tutte per risanare i suoi conti. Dopo aver aumentato di 50 centesimi il prezzo di vendita, ridotto il personale e venduto alcuni asset, mettere le news online a pagamento è l’ultima strategia per arginare la crisi.

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Visita Hu Jintao a Venezia. Aggrediti fotoreporter

I metodi repressivi delle forze dell’ordine cinesi sono arrivati anche in Italia. A saggiare le maniere forti del servizio d’ordine cinese sono stati alcuni fotoreporter italiani che seguivano la visita di Hu Jintao a Venezia. Insultati, spintonati e presi a calci per impedire di fotografare e riprendere il presidente della repubblica popolare a Piazza San Marco e tra i canali veneziani.

Il fattaccio è accaduto durante la passeggiata di Hu Jintao e moglie lungo la riva degli schiavoni. Mentre il corteo presidenziale sostava sul ponte della Paglia, con prospettiva sul ponte dei Sospiri, i fotogiornalisti italiani sono stati tenuti a distanza con le cattive dal personale di sicurezza cinese, mentre i fotografi dagli occhi a mandorla, hanno avuto libero accesso agli scatti della coppia presidenziale.

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Iran, continua la censura: 33 giornalisti arrestati e chiusa sede di Al Arabiya

Si fa sempre più dura la censura iraniana contro gli organi di informazione di tutto il mondo, volta ad impedire la diffusione di notizie sui duri scontri che continuano dal 12 giugno, giorno delle elezioni presidenziali che hanno riconfermato Mahmud Ahmadinejad alla guida del Paese mediorientale.

Secondo “Reporter senza frontiere” sarebbero almeno 33 i giornalisti e i blogger arrestati dalle autorità iraniane dall’inizio delle proteste. “La repressione – si legge in una nota dell’agenzia – si è accentuata ancora di più venerdì dopo la conferma da parte della guida spirituale iraniana Ali Khamenei, del risultato delle elezioni”.

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