I leoni d'oro, simbolo della mostra del cinema di Venezia
Alla mostra del cinema di Venezia l’accredito stampa costa caro. Per lavorare è necessario pagare un obolo di 60 euro. La novità di quest’anno è stata notata da Pierluigi Roesler Franz, consigliere nazionale dell’Ordine, che l’ha resa pubblica. Una novità non certo gradita per la categoria giornalistica che oltre a dover pagare per svolgere il proprio lavoro, deve pure sottostare ad una serie di complicate e burocratiche procedure.
Questa la “lezione” che la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia impartisce ai giornalisti. La mostra cinematografica, organizzata dalla “Fondazione La Biennale” che tra le altre cose, sottolinea l’ordine nazionale dei giornalisti sul suo sito, è un organismo non profit che si avvale di rilevanti contributi pubblici.
“Non abbassare la guardia”. Con questo monito la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno accolto la notizia dello slittamento a settembre del voto sul ddl intercettazioni. A sancire lo spostamento a dopo la pausa estiva è stata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che ha deciso che l’aula della Camera, nell’ultimo giorno prima della pausa estiva dei lavori parlamentari, avviasse solo la discussione generale sul ddl intercettazioni ma non votasse il testo.
Un successo per gli oppositori di questa legge definita “bavaglio”, una mezza sconfitta per il governo che fino all’ultimo sperava di poter votare il testo prima dell’estate. Ma questo successo parziale non tranquillizza né l’Ordine dei giornalisti né la Fnsi, che annunciano di non volersi fermare. Il sindacato dei giornalisti ha ribadito che la mobilitazione contro il ddl “non va mai in vacanza”.
<a href='‘ >Il video degli insulti tra D\'Alema e Sallusti
Aveva insultato il giornalista Alessandro Sallustinella puntata del 4 maggio scorso di Ballarò, dandogli del bugiardo e del mascalzone e mandandolo senza troppi complimenti “a farsi fottere”. Per queste “frasi ingiuriose” Massimo D’Alema, iscritto all’albo dei giornalisti professionisti del 1991,è stato sanzionato con l’avvertimento dall’Ordine dei giornalisti del Lazio. La sanzione, la più lieve di quelle che potevano essere inflitte all’ex presidente del Consiglio, è stata comminata nella riunione dell’8 luglio scorso.
Anche i giornalisti sportivi che vorranno seguire le partite allo stadio dovranno munirsi della tessera del tifoso. La notizia ha dell’incredibile, dal momento che si presuppone che i cronisti sportivi si rechino allo stadio per lavorare e non per tifare. La decisione del ministero dell’Interno di rendere obbligatoria la tessera anche per loro, equipara giornalisti regolarmente accreditati all’ingresso allo stadio ai supporters.
Verrebbe da dire che il pugno duro dello Stato contro la violenza negli stadi non guarda in faccia a nessuno. Ma stavolta forse si è un po’ esagerato. Sulla vicenda si è espresso il vicepresidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Enrico Paissan. “L’Ordine nazionale – scrive Paissan – dei giornalisti esprime il proprio sconcerto rispetto all’orientamento di includere anche i cronisti sportivi regolarmente accreditati nelle procedure previste dalla normativa della cosiddetta tessera del tifoso”.
Denunciare a gran voce “tagli e bavagli”.È questo lo scopo della nuova grande manifestazione di piazza indetta dalla Federazione nazionale della stampa, insieme ad altre organizzazioni, per il primo luglio a piazza Navona, a Roma. Dopo la giornata del silenzio della stampa, indetta per il 9 luglio si moltiplicano di giorno in giorno le iniziative contro il ddl Alfano sulle intercettazioni.
L’adunata di piazza Navona, che avverrà in contemporanea anche in altre località d’Italia, sarà “una grande mobilitazione”, dicono dal sindacato, e sarà “un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese”. Al centro delle manifestazioni del primo luglio, oltre al provvedimento sulle intercettazioni anche gli interventi del governo “per punire la cultura italiana con la restrizione dei fondi per musica, cinema, teatro, danza; il rischio di sparizione di giornali ed emittenti colpiti dalla drastica e indiscriminata riduzione del finanziamento pubblico; il concreto pericolo che drammatiche vicende come quelle di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi possano in futuro rimanere a lungo ignote all’opinione pubblica e la perdurante difficoltà del mondo del lavoro ad ottenere l’attenzione dei media e a veder rappresentati gli effetti della crisi”.
Parte oggi la manifestazione dedicata alla sedicesima edizione del premio giornalistico televisivo in memoria di Ilaria Alpi. La kermesse si svolgerà a Riccione e proseguirà fino a sabato prossimo quando culminerà con la premiazione dei video vincitori nelle otto categorie in cui è suddiviso il premio.
Nell’arco della settimana, oltre a essere presentati i video finalisti, sono previste molte iniziative. Ci saranno tavole rotonde in cui si parlerà della cosiddetta “legge bavaglio” e del rapporto tra giustizia, informazione e politica. Si analizzeranno i misteri e le verità sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio nel ‘94 mentre documentavano la guerra civile Somala. Si ribadirà l’appello a magistratura e politica ad andare fino in fondo e svelare mandanti ed esecutori. E poi le guerre, le catastrofi ambientali, le storie di criminalità e malaffare, di migranti e sfruttamento raccontate dai migliori giornalisti italiani e internazionali.
Sarà il 9 luglio la “giornata del silenzio” della stampa italiana. Lo sciopero generale è stato indetto dalla Federazione nazionale della stampa dopo che ieri il Senato ha approvato il ddl intercettazioni, ricorrendo al voto di fiducia. La data è comunque indicativa e non definitiva. Il black out della stampa “dovrà coincidere con la giornata finale di discussione del ddl Alfano – ha confermato il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi - quindi se sarà altrimenti cambieremo la data”. Ma la protesta non si esaurisce con lo sciopero.
Come annunciato dallo stesso Siddi, tra oggi e domani i principali giornali italiani usciranno in edicola listati a lutto, con una pagina “in bianco e un avviso che segnali l’allarme che si è creato”. “A nostre spese – ha aggiunto il segretario della Fnsi – lo faremo anche su alcuni giornali stranieri, perché questa è una vicenda che incide sulla Convenzione dei diritti dell’uomo”. E poi ancora una serie di manifestazioni davanti alle sedi istituzionali. La prima delle quali è andata in scena ieri sera. Il Popolo Viola insieme a “Libertà è partecipazione” ha celebrato in piazza Montecitorio “la veglia per la morte della democrazia e della costituzione italiana”.
Ancora un giornalista minacciato di morte per le sue denunce e per aver svolto onestamente il suo lavoro di cronista. Solo che questa volta l’intimidazione non arriva dalla Calabria né dalla Sicilia, come ci si potrebbe aspettare, ma dalla “irreprensibile” Repubblica di San Marino. La vittima della minaccia è David Oddone, cronista de “L’informazione di San Marino”, che da tempo si sta occupando del caso spinoso che ha preso il nome di “licenzopoli”.
Si tratta di licenze industriali per i locali di aziende, necessarie agli imprenditori per insediarsi con la propria attività nella repubblica sanmarinese, concesse illegalmente in “multiproprietà” a più imprenditori contemporaneamente. Per la legge di San Marino, infatti, le imprese necessitano di una sede reale e non fittizia, onde evitare che aziende non in territorio di sanmarinese ne ottengano i vantaggi fiscali.
L’Ordine dei giornalisti non si ferma all’indagine sui compensi ai giornalisti freelance. I “dati della vergogna”, contenuti nel dossier “Smascheriamo gli editori”, sono stati trasmessi a tutte le Procure generali della Repubblica perché valutino se nelle situazioni emerse siano configurabili ipotesi di reato.
La decisione è stata presa dal comitato esecutivo dell’Ordine, dopo che il 18 maggio aveva presentato l’inchiesta in un incontro a cui aveva partecipato il ministro Giorgia Meloni e diversi parlamentari. Gli onorevoli, già durante il convegno avevano annunciato unaproposta di legge finalizzata a condizionare l’erogazione delle provvidenze concesse dallo Stato agli editori al rispetto del lavoro dei giornalisti. Da parte sua il ministro Meloni aveva confermato il pieno appoggio del governo a questa azione di moralizzazione avviata dall’Ordine dei giornalisti.
La realtà dei collaboratori freelance di giornali e periodici raccontata dai diretti interessati. È la ricerca condotta dall’Ordine nazionale dei giornalistiintitolata “Smascheriamo gli editori”. Il lavoro sarà presentato martedì 18 maggio nella sede romana dell’Odg, di via Parigi. La realtà che emerge è preoccupante: c’è chi paga 21 centesimi di euro per ogni due righe da 58 battute l’una. E chi corrisponde 2,58 euro per un articolo quale che sia la lunghezza. Senza contare chi, superato un certo tetto, gli articoli non li paga affatto. E chi decreta una riduzione dei compensi con effetto retroattivo. Compensi tutti comprensivi di tasse e pagati in qualche caso anche con 360 giorni di ritardo.